In nave

Come goccia di correttore sulla carta carbone
sospesa tra il petrolio del cielo
e l’inchiostro del mare
avanza insolente lo yang nello yin
condotto da impavidi uomini
noncuranti dei mostri ascendenti dagli abissi
dell’oceano e dell’anima,
mentre noi
marinai d’acqua stagnante
chiudiamo gli occhi nel buio della stanza
aspettando l’attracco a un pensiero sereno
dal quale gridare
“Terra!”

Ma non c’è rena nella pena:
nessuna immersione nella mente
laverà via la visione
apparsami sul ponte.
Nessuna scialuppa mi salverà:
non ti rivedrò mai più,
mia compagna di viaggio,
ma ancora il riflesso della luce
che ha digradato
le ombre di una notte
d’insonnia e incubi a occhi aperti.

Paolo Palladino

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