Enjoy & more: cosa resterà di una vacanza

Il rientro dalle vacanze in Salento non è stato certamente dei migliori: tra il traffico che ha più che raddoppiato il tempo stimato del viaggio e un simpatico allagamento dell’appartamento, mi sono ritrovato poco oltre lo scoccare della mezzanotte a cedere esausto sulla sedia girevole della mia scrivania. Lì ho in ordine: acceso il pc, ricordato che tra una dozzina d’ore avrei dovuto pubblicare il mio articolo che ovviamente non esisteva ancora, realizzato che pure la carta dadaista dello scrivere riguardo il non sapere cosa scrivere me la sono già giocata tempo fa.
“Adesso concentrati, ci serve un’idea”, dico al mio cervello.
“É tropical samba do Brasil, sensacional samba do Brasil, é mundial samba do Brasil, fenomenal samba do Brasil”, risponde lui. È ancora sintonizzato sul fuso orario di Torre Lapillo, evidentemente. Attendo.
“Adesso però è ora, troviamo un argomento di cui parlare”, insisto dopo un’oretta.
“Princesita, mi corazon no palpita si no logro una visita donde quiera que tu estes”, risponde lui passando dalla samba alla bachata.
Mi arrendo. Risulta evidente che per qualche tempo non riuscirò a pensare ad altro che alla settimana appena conclusa.

E come potrei altrimenti?
Mi abbandono ancor più pesantemente sulla sedia, che scricchiola in segno di protesta risuonando nel silenzio della casa addormentata, e mi lascio immergere nel flusso dei volti conosciuti da pochi giorni ma già tanto cari.
Il Clark Kent di San Severo.
Daniele e Claudia con loro figlio Simone, che per me sono stati letteralmente una seconda famiglia.
I miei due ruspanti concittadini, tassista uno e camionista l’altro, così veraci da sembrare caricature.
Le sorelle Gloria e Cristina, presenza costante di tutte le mie giornate e instancabili compagne di tante serate di balli di gruppo, accompagnate dalle due generazioni immediatamente precedenti e successive a loro; decisamente il saluto più difficile da pronunciare.
Questo solo per citare qualcuno, i sodali più importanti di questo viaggio, ma avrei potuto continuare per pagine e pagine a elencare tutti i personaggi incontrati.

Così facendo toglierei però spazio all’anima di questa vacanza: gli animatori di Fun Project.
Tendenzialmente è raro che io riesca ad andare d’accordo con gli animatori, ma questa volta a ripensare a queste giornate non mi riesce facile deglutire il groppo in gola. Grazie di cuore, ragazzi.
Grazie a Carlos, che mi ha fatto ritrovare mattina, pomeriggio e sera a ballare samba, bachata e kizomba, nonostante la mia profonda idiosincrasia nei confronti della musica latinoamericana e una recente frattura al menisco destro. Grazie anche per le due sedute quotidiane di acquagym, che mi hanno fatto dolere muscoli che non sapevo neanche di avere. Grazie anche da parte del mio fisiatra, dal quale però tornerò ben volentieri se sarà il prezzo da pagare per questa settimana.
Grazie a Irene, ballerina impareggiabile, che con le sue coreografie nei balli di gruppo mi ha fatto buttare ben più di una camicia.
Grazie a Lorena e Asya, che sacrificandosi per tenere tutti i bambini in un’area circoscritta hanno permesso a tutti i villeggianti di non auspicare un immediato ritorno di Erode.
Grazie a Francesco, instancabile factotum e amabile amico, che un giorno mi spiegherà come si fa a stare in una sola serata in console a gestire musica e luci, poi sul palco a recitare, poi appeso ai supporti del suddetto vestito da Spiderman, poi giù a ballare, il tutto inframezzato da momenti di alta conversazione che io al suo posto non avrei non solo la lucidità ma neanche soltanto il fiato per fare.
Grazie all’uragano Giorgia, con la quale purtroppo o per fortuna ho potuto condividere il villaggio soltanto per 24 ore circa, ma che son sembrate da subito 24 anni. I motivi del purtroppo sono ovvi, quelli del per fortuna vanno ricercati nel probabile daspo a vita dalla zona che avrei ricevuto continuando così.
Grazie a Giuseppe, degno capo di questa masnada di eroi che non indossano il mantello ma sgargianti magliette color evidenziatore, per avermi fatto ridere ed emozionare. Per colpa tua ho affrontato una seria crisi d’identità, e tutt’ora non so per certo se il cognome della mia famiglia sia Palladino o Griffin, ma va bene così. Anche se ormai mi giro più rapidamente se sento chiamare Brian che Paolo. Tranquillo, non appena riprenderò bene coscienza lascerò anche la tanto agognata recensione su TripAdvisor, intanto però dovevo dare per forza sfogo a questa mandria inferocita di pensieri ed emozioni che mi stanno frullando in testa da quando ho chiuso lo sportello della macchina all’inizio del viaggio di ritorno.
Facendo altrimenti non credo che, nonostante ormai mentre mi accingo a concludere il pezzo la notte sia molto più vicina alla prossima alba che all’ultimo tramonto, sarei mai riuscito a prendere sonno. Perché parafrasando un noto proverbio: quando vai all’Eurovillage piangi due volte, una quando vai via e una quando realizzi che il giorno dopo non rincontrerai i tuoi compagni d’avventura.

Ma non è un addio. Non potrà mai esserlo. Già mi mancate, ragazzi.

Paolo Palladino

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