Una vita da Conte

“Fare gioco di squadra” è una terminologia che è largamente utilizzata e applicabile a una moltitudine di contesti diversi.

È importante per una formazione di giocatori di calcio fare gioco di squadra. Questo apparirebbe da un lato quasi lapalissiano invero, essendo tutti e undici parte della stessa squadra, per l’appunto. Come è possibile che un team non faccia gioco di squadra? Tutti e undici hanno lo stesso obiettivo, dal portiere alla punta, cioè quello di vincere la partita segnando più reti di quante se ne subiscano.

Tuttavia, questa finalità può essere raggiunta in diversi modi. L’allenatore potrebbe predisporre una tattica piuttosto che un’altra: magari il cosiddetto catenaccio (alla cui base c’è una forte strategia difensiva e azioni in contropiede), potrebbe essere ciò che permetterebbe alla squadra di raggiungere la vittoria. Forse, per altre persone, sarebbe ottimale invece una tattica per cui la migliore difesa è l’attacco. Non c’è una regola prefissata, bisogna sapersi adattare alle situazioni, questo è ovvio. L’importante è che tutti gli undici giocatori però, adottino la stessa tattica. Se ognuno comincia a fare di testa propria, è difficile che si possa raggiungere un qualsivoglia risultato utile.

Sembra stupido da dire, tanto questa frase è scontata e ridondante.


Fa quasi ridere quando, nonostante la banalità del concetto, essa non venga applicato.

Ciò che appare assurdo è che l’incipit di questo articolo non si riferisca al Partito Democratico.

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato al centro dell’attenzione, cosa nient’affatto scontata per questo premier, durante un importante vertice a Bruxelles lo scorso 28 giugno per la tematica dei migranti nell’Unione Europea. Dopo momenti di tensione con il presidente francese Emmanuel Macron, le trattazioni sono riuscite a raggiungere un punto di incontro sereno, anche con qualche occasione per battute che hanno stemperato la tensione. Al momento, l’obiettivo di Conte è assicurare un rapporto disteso con l’Unione e soprattutto con il governo francese, con il cui premier ha tentato più volte di intrattenere delle relazioni di buon vicinato.

In base a quanto detto fino ad adesso, non pare che il vicepresidente Matteo Salvini stia giocando nella stessa squadra del Premier. Non sembra lo stesso campo da gioco, non sembra lo stesso torneo, e non sembra neanche lo stesso sport.

Questa settimana il Ministro dell’Interno, tralasciando i dubbi su i compiti che spetterebbero al suo Ministero, ha incontrato il Presidente ungherese Viktor Orban, portando sul palcoscenico del teatro europeo una visione diametralmente opposta a quanto perpetrato dal resto dell’Unione. Ma diamo prima uno sguardo al nostro caro amico dell’est Europa.

Viktor Orban si è negli anni letteralmente impossessato delle testate giornalistiche del Paese e dei canali televisivi che potessero garantirgli il controllo dell’opinione pubblica ungherese attraverso leggi ad hoc e il potenziamento del ruolo dell’Autorità Nazionale delle Telecomunicazioni. […] Sul versante istituzionale Orban è riuscito a imporre il suo dominio incontrastato sul paese esautorando di fatto, attraverso un pesante intervento sulla Costituzione, la Corte Costituzionale; ha quindi vietato i dibattiti elettorali, ha emanato una legge che costringe i neolaureati a rimanere in Ungheria per un periodo dai tre ai dieci anni, ha negato i diritti e la possibilità di definirsi famiglia alle coppie non sposate, senza figli o omosessuali

Matteo non sarebbe Matteo se non ci mettesse dentro anche l’immigrazione.

“Anche su immigrazione, come è evidente, le posizioni di Salvini e di Orban collimano. Sarà interessante a questo punto capire se il ministro leghista abbia intenzione di circondare le coste italiane con un filo spinato sull’esempio del famigerato muro ungherese.”

Il The Post Internazionale la tocca pianissimo.

In tutto ciò, negli stessi giorni, il Premier Conte ha incontrato il primo ministro ceco, Andrej Babiš, ponendo invece una visione più europeista e aperta a considerare i risultati del vertice di Bruxelles, insistendo “sulla necessità di dar seguito alle conclusioni dell’ultimo Consiglio europeo che rappresentano un buon compromesso per tutti i 28 paesi che le hanno sottoscritte e che pongono le basi per un approccio strutturale al fenomeno migratorio”. Anzi, ha sottolineato come sia importante una ricollocazione dei migranti all’interno dell’Unione Europea per una politica comune dell’Unione.

In tutta risposta, Babiš ha imposto una linea che è molto più simile al suo collega ungherese e ha categoricamente rifiutato di accettare qualunque migrante sbarcato sulle coste europee.

Macron nel mentre si dichiara l’oppositore numero uno di Orban e Salvini.

Non si può biasimare Conte se nelle ultime ore ha dichiarato che questo sarà il suo unico mandato.

Possiamo immaginare Giuseppe nel mezzo del campo, nel suo ruolo da mediano. Si muove, si libera e spera che il suo compagno di squadra Matteo gli passi la palla. Matteo però continua da solo sulla fascia destra, sicuro di trovare da quel lato l’occasione giusta per arrivare in area di rigore. Emmanuel, i migranti, e l’Europa lo aspettano in difesa, pronti per un tackle alla prima occasione. Intanto il vicepremier leghista si muove imperterrito, senza alzare gli occhi dal pallone, verso il fondo. Luigi rimane spaesato dietro il centrocampo, non troppo sicuro sul da farsi e chiedendo cosa fare agli spettatori che, del resto, hanno pagato il biglietto e meritano di vedere giocare la squadra come meglio credono.

La Sinistra, in tutto ciò, guarda comodamente la partita da casa, conversando con fervore sulle tattiche, sugli schemi, sul calciomercato, e su ciò che avrebbe potuto fare per evitare di perdere anche questa partita.

Matteo Caruso


Bibliografia:

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