Ilva- L’incapacità della politica di dare risposte

Taranto, famosa per essere la ‘’Città dei due Mari’’, negli ultimi decenni è stata al centro non solo dell’attenzione mediatica, ma anche di molte promesse politiche. Tutto parte dal quartiere Tamburi, dove a dominare il paesaggio è il Polo siderurgico dell’Ilva, aperto dagli anni ‘60.

Il problema dell’inquinamento ambientale nell’area iniziava ad essere una preoccupazione già dagli anni ‘80, quando iniziarono le prime azioni legali contro alcuni stabilimenti. Nel  2005 a seguito di una sentenza della Cassazione, la Famiglia Riva, proprietaria del Polo, sottoscrisse un protocollo di intesa con le autorità locali, nel quale si impegnava a realizzare investimenti per combattere l’inquinamento. Questi impegni non vennero mantenuti.

Nel 2002 vennero chiuse prima le cokerie e nel 2005 anche l’altoforno numero 2 del polo siderurgico di Genova per motivi ambientali. L’ilva di Taranto divenne così il centro della produzione siderurgica italiana con oltre 14 milioni di tonnellate di metalli nel 2006 e con un utile nel 2007 di 900 milioni di euro.

-Il caso

Nel 2008 un ex operaio dell’Ilva, Motolese, e un professore di italiano, Marescotti, facendo analizzare una forma di formaggio portarono all’attenzione pubblica il problema della diossina. Di fronte a questa elevata percentuale, l’autorità fece abbattere 2000 pecore e l’anno successivo vietò il pascolo degli animali per un raggio di 20 km dagli stabilimenti. Iniziò così una inchiesta che vide indagati la famiglia Riva e i quadri dirigenti del Polo con l’accusa di disastro colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, getto e sversamento di sostanze pericolose, inquinamento atmosferico e danneggiamento aggravato di beni pubblici.

Per anni  la sconsideratezza nella gestione dell’Ilva ha portato lentamente alla morte di un quartiere.  Oltre alle varie ordinanze che vietavano di giocare tra le aiuole, alle madri veniva consigliato di lavare subito i bambini e i loro vestiti. L’incidenza di malattie tumorali nei bambini in questo quartiere registra un 70% in più rispetto alla media cittadina.

Nel 2014, dopo diverse morti per mesotelioma pleurico, verranno condannati 27 ex dirigenti dell’Ilva per omicidio colposo e disastro ambientale, accusati di non esser stati capaci di tutelare l’integrità fisica dei lavoratori attraverso impianti di aspirazione e sistemi di abbattimento delle polveri.

Secondo i periti nominati dalla Procura di Taranto sono 11 550 le persone morte in 7 anni a causa delle emissioni di diossina  e nel 2010 sono state immesse nell’ambiente circostante 4159 tonnellate di polveri.


-Sequestro e vendita

Lo Stato italiano, consapevole dell’importanza dell’Ilva nell’economia italiana e della presenza di oltre 14mila dipendenti, provò a temporeggiare creando “leggi ad hoc per aggirare i livelli di inquinamento consentiti  e rimandando i termini della messa a norma dal punto di vista degli standard ambientali.”

Nel 2012 la magistratura sequestrò l’area e con un Decreto Ministeriale del 2015 venne avviata l’apertura della Procedura di Amministrazione Straordinaria. Con l’istituzione del Collegio Commissariale di Ilva Spa, l’intenzione dello Stato era di risanare sia a livello ambientale che economico l’area e successivamente venderla.

Il bando di gara, che aveva come oggetto il controllo parziale dell’acciaieria, fu vinto nel 2017 dalla multinazionale indiana Arcelor Mittal. L’allora Ministro Calenda e la multinazionale sottoscrissero un accordo che prevedeva un affitto in prima fase e un impegno all’acquisizione.

-Il nuovo Governo

Con l’insediamento del nuovo Governo nel Giugno 2018 l’acquisizione del Polo venne rallentata.

L’Autorità Nazionale Anticorruzione, a seguito di una richiesta di controllo sulla regolarità della procedura di Gara da parte del nuovo Presidente del Consiglio Conte, ha rilevato dubbi e criticità.

Il 23 agosto 2018, Di Maio ha commentato il parere dell’Avvocatura di Stato (non reso pubblico), evidenziando nella procedura un mancato rispetto del principio di concorrenza dato che i termini relativi alle scadenze ambientali sono stati posticipati successivamente a gara già inoltrata.

L’ex Ministro Calenda ricorda però che i termini furono prorogati tramite il Decreto Milleproroghe e che, consapevole della situazione, era stata richiesta una riapertura del bando all’Avvocatura di Stato, da cui aveva ricevuto un diniego.

La situazione dell’Ilva rimane ancora oggi confusa. Da una parte il nuovo Ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro  Di Maio afferma l’impossibilità di annullare la gara, dall’altra l’ex ministro Calenda lo accusa di temporeggiare eccessivamente senza dare risposte ai cittadini e a migliaia di lavoratori.

Intanto a Taranto, nel quartiere Tamburi un enorme manifesto funebre, creato da 10 associazioni tarantine, chiede la chiusura dell’Ilva, bonifiche e riconversione economica.

 

Jovana Kuzman

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Fonti:

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