Danza macabra

Appurata l’impossibilità
di prevederne la partenza
il problema principale
ora è provare a continuare a danzare.
Io non so com’è, ma so come la percepisco:
è il loto sfiorito nell’istante in cui sboccia,
è perdersi varcando la soglia di casa,
è gelarsi stesi sotto al sole,
è lo stridio che scaturisce dal silenzio,
è la persistente presenza di un’assenza.
Una danza macabra
nel cimitero del mio cuore
con un blues suonato
su uno spartito di cicatrici
in sottofondo per ogni ricordo.

Se penso al tempo che ho trascorso
sento solo profumo d’ossa
scaturire dai sepolcri lasciati aperti
come armadi scuri.
E di case e città e mondi
di cui sono stato ospite o re
soltanto per qualche ora.
E di tè e di giglio e di pelle e di tabacco.
Passando la mano di lume in lume
tra le candele tremanti
mi colpisce il livore del mio palmo,
troppo screpolato per i suoi pochi inverni.

Paolo Palladino

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