Eri l’ombra del roseo ciliegio in estate

Eri l’ombra del roseo ciliegio in estate
E la brezza che ne muove i fiori,
Eri l’affannato sospiro di sollievo
Che risolve l’incubo di una notte,
Eri l’atterraggio dell’aereo di linea
Che giunge alla meta agognata,
Eri il raggio d’oro proveniente da Ovest
Che irrompe tra le macchie di un fitto bosco,
Eri l’estasi del viaggio
La nostalgia della partenza
Eri il museo con gallerie infinite
Dal quale non sarei voluto andare via,
Eri la prima parola del primo verso
Della mia poesia preferita,
Eri una prima volta ogni giorno
Eri l’aspirato tramonto sui un colli toscani
A parlar di tutto purché dell’amore,
Poiché fatto col consenso dalle mani
E gli occhi in un tacito accordo interiore.

Eri l’abbraccio più forte, il bacio più colmo
Lo sguardo più diretto, l’amore più sincero,
Il mondo, ma più bello.

Eri il sole di mezzogiorno e la luna piena
Che si ergono titani dei cieli,
Eri il primo volo del pulcino con le ali disabituate
Che plana per la prima volta nell’infinito,
Eri la sensazione più libera e vitale
Quando varcavo la soglia di casa e vederti,
Eri l’immagine dall’argilla del sogno
Che la vita ha realizzato col suo tornio,
Eri tutto l’amore che avrei voluto dare
E tutto quello che avrei voluto ricevere.
Eri la vertigine da un’incredibile altezza
E l’instabile e salvifico incavo della montagna
Per lo scalatore che s’aggrappa con l’ultima speranza alla parete.
Eri il nervo poetico e disanatomico
Che lega la mano destra al cuore,
Eri il primo pensiero se una canzone
Parlava del tempo e dell’amore.
Eri tutti gli assoli che t’avrei dedicato
Se avessi avuto mano da chitarrista,
In un mondo di cazzotti, il tocco delicato
Dal primo giorno che t’ho vista.

Vorrei poter dire di aver sbagliato tempo
Ed usare il presente e non l’imperfetto,
Ma ignoro ogni grammatica del sentimento
Ti ho impregnata negli occhi e nel petto.


Manuel Torre

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