Cosa aspettarsi dalla 75° Mostra del Cinema di Venezia

Dal 29 agosto all’8 settembre il Lido di Venezia sarà teatro della 75esima edizione del festival cinematografico più antico al mondo. E dalle intenzioni sembra volersi prendere la scena del cinema mondiale, come da tendenza degli ultimi anni. Barbera, il direttore del festival, in conferenza stampa ha dichiarato: “L’edizione di quest’anno è ricca e curiosa, con molti film di genere ma d’autore. Hanno capito che era necessario passare attraverso dei codici condivisi con il pubblico come i film in costume, western e storici. Questo è il segno caratteristico dell’edizione di quest’anno con grandi autori che in passato hanno frequentato altri festival come Cannes. Ci sono due opere prime in competizione principale, ci sono 11 registi per la prima volta ne concorso Venezia 75. Tante prime volte anche da paesi come la Siria”.

 

Le tre regine 

Esiste una quantità innumerevole di festival cinematografici grandi, medi, piccoli, minuscoli, eppure – sia per storia che per prestigio – alla fine bisogna sempre fare i conti con Berlino, Cannes e Venezia, i maggiori festival europei. Le tre regine ogni anno sfoggiano quanto di meglio il cinema abbia da offrire, ma mentre Cannes si è impantanata nel glamour e in un conseguente calo della qualità media, Berlino continua a brillare ma senza fare il salto definitivo, pur rimanendo il festival più popolare in termini di partecipazione e organizzazione. Venezia dal canto suo da qualche anno ha spinto sull’acceleratore e si può definire, a tutti gli effetti, il festival cinematografico più importante al mondo in questo momento.

Basti pensare che nel programma di quest’anno figurano degli habitué di Cannes, come Audiard, Assayas, Lanthimos, Leigh, ma anche lo stesso Nemes che esordì con “Il Figlio di Saul” proprio a Cannes. In generale, però, il festival di Venezia sta riuscendo da qualche anno nell’impresa di coadiuvare vari aspetti fondamentali del cinema: la sua doppia natura industriale e popolare, infatti la ripresa del cinema sociale ma soprattutto di genere di qualità testimonia l’attenzione degli organizzatori verso il pubblico. Non a caso l’anno scorso il Leone d’Oro è andato a “The Shape of Water” di Del Toro (quest’anno presidente della Giuria), una fiaba nera atipica per un premio di questa importanza.


 

Il programma

Dando un’occhiata al programma si capisce perfettamente quanto detto in precedenza. Si fa sul serio. Il concorso ufficiale, formato da 21 film, propone una varietà di titoli interessantissimi. Tre gli italiani: Capri Revolution di Mario Martone, Suspiria di Luca Guadagnino e What You Gonna Do When The Worlds’s On Fire?, nuovo documentario di Roberto Minervini.

Tanti Stati Uniti, come da tradizione recente, che dominano la kermesse. The First Man di Chazelle apre il festival con Ryan Gosling nei panni di Neil Armstrong, il primo uomo sulla luna. Suscitano particolare interesse anche il western dei Coen e il primo film di Bradley Cooper nelle vesti di regista, con protagonista Lady Gaga.

In concorso ci sono anche Cuaron, che 5 anni dopo Gravity torna con Roma, film autobiografico in bianco e nero che potrebbe promettere bene, Laszlo Nemes con Sunset e un altro grande ritorno, Mike Leigh con il film storico Peterloo. Da tenere a mente anche Werk Ohne Autor dal regista de “Le vite degli altri”.

C’è spazio anche per le sorprese, con film dall’Argentina, Giappone, Belgio, oltre a 22 July di Greengrass e At Eternity’s Gate, con Willem Dafoe che interpreta Van Gogh, che potrebbero regalarci grandi soddisfazioni.

Unica nota dolente la presenza di un solo film diretto da una donna, ma la donna in questione è Jennifer Kent, che dopo il capolavoro “Babadook” si presenta con The Ninghtingale.

Sulla mia Pelle, con Borghi che interpreta Stefano Cucchi, apre Orizzonti, l’interessantissima sezione dedicata “a film rappresentativi di nuove tendenze estetiche ed espressive del cinema mondiale, con particolare riguardo per gli esordi, gli autori emergenti e non ancora pienamente affermati, le cinematografie minori e meno conosciute, ma anche opere che si misurano con i generi e la produzione corrente con intenti d’innovazione e di originalità creativa.” In questa sezione si potrà vedere in anteprima anche il film basato su “La profezia dell’armadillo” di Zerocalcare.

Ma attenzione a non sottovalutare le altre sezioni, dai classici restaurati – quest’anno verrà presentato l’ultimo progetto di Orson Welles, The Other Side of the Wind – alla Virtual Reality, per la quale Venezia è all’avanguardia, essendo il primo festival a proporre una sezione competitiva per film realizzati in VR. Inoltre, la ex sezione Cinema nel Giardino diventa Sconfini, con al suo interno – tra gli altri – il film del fumettista Gipi Il ragazzo più felice del mondo

A meno di tre settimane dalla cerimonia di apertura si può dire che ad attenderci c’è un’edizione scintillante, ricchissima di titoli interessanti e piena di nomi importanti del cinema. Non resta che armarsi di pazienza per districarsi nell’imponente programmazione e gettarsi nel delirio cinefilo della Mostra.

Claudio Antonio De Angelis

 

Programma completo: http://www.labiennale.org/it/cinema/2018/selezione-ufficiale

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