Lo scrigno che è già tesoro: l’Ermitage di San Pietroburgo

Dostoevskij sapeva che la Russia era meno comprensibile della stella di Sirio per chi venisse dal di fuori.

Questo stato immenso condensa in sé una tradizione dove i valori della modernità arrivano diluiti o trasformati totalmente, senza che i pilastri della sua esistenza siano distrutti.

La Russia non è sporcata ma solo ferita dai suoi dolori. È un corpo che è capace di assorbire tutto, come un’entità ctonia pronta al parto e che trasfigura il seme di chi prova a violarla.

Sotto gli zar il paese ha fatto proprie le innovazioni occidentali per trovare una nuova estetica adatta a manifestare la sua mistica di grandezza.

Pietro il Grande fu il canale per aprire la nazione sul piano europeo. Ma per scrollare la pesantezza bizantina dell’arte nazionale dovette circondarsi di alleati preziosi. Quello più importante su il ticinese Domenico Trezzini che contribuì alla costruzione del palazzo imperiale, successore della Domik in tronchi da cui l’imperatore sovrintendeva tutta la costruzione della nuova capitale San Pietroburgo.

Il primo Palazzo d’Inverno fu costruito negli anni 10 del 1700: un nucleo piccolissimo di ciò che il futuro palazzo sarebbe stato sempre con lo zampino di grandi italiani. Georg Mattarnoy e Trezzini si alternarono nei nuovi cantieri ma la risoluzione definitiva si ebbe con Bartolomeo Rastrelli.

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Beniamino della zarina Anna e di Elisabetta, il nostro arrivò ad ampliare il palazzo su scala monumentale. 2.500.000 di rubli furono spesi per il nuovo palazzo, con tasse sulle taverne cittadine ed il lavoro degli schiavi.

La collezione del Palazzo, poi futuro museo dell’Ermitage, fu iniziata dalla zarina Caterina che nel 1764 comprò a Berlino 225 opere d’arte a due anni dal completamento della struttura.

Ampliamenti e rimaneggiamenti furono ad opera di Giacomo Quarenghi, Starov e Jean-Baptiste Vallin de la Mothe e verso la metà del 1800 Leo von Klenze ampliò la struttura con altri palazzi dal severo neoclassicismo.

Più di tre milioni di opere sono ospitate nel Palazzo d’Inverno, opera di ambizioni universali che vide il suo tempo d’oro finire nel 1917. Lì non solo vi è testimonianza di un’apertura all’Europa, distante sorella, ma anche una forte voglia di ribadire che la Russia può inglobare tutta la bellezza del mondo e saperla far propria. Uno e molteplice come solo sa essere San Pietroburgo, l’ attuale Ermitage conserva tuttora la storia di un legame, una fecondazione e di un parto artistico meravigliosi tra lo spirito universale d’Oriente e l’arte dell’Occidente.

Antonio Canzoniere

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