Tra cielo e terra: le Meteore greche

La Grecia ha vissuto la sua vetta nel mondo antico ma nel Medioevo sotto Bisanzio non è stata da meno: si era solo ritirata in una grande ascesi lontana dal mondo, sulle sue montagne.

La tensione al cielo stavolta non è soltanto spirituale ma anche fisica: gli eremiti di quella terra scelgono come casa rupi d’arenaria che svettano come fossero mani dirette verso Dio. Le Meteore, queste colonne dello Spirito, si trovano nel Nord-Ovest montuoso della Grecia e seguono una tradizione di distacco che il monaco Barnaba aveva inaugurato nel 985.

Costui però aveva avuto una caverna per casa, cosa che ricorda molto Sant’Antonio Abate, anacoreta d’Egitto. I monasteri che ora svettano su queste rocce sono molto più tardi: ben 24 in totale, i complessi monastici avevano come fulcro direzionale quello di Megàlo Metèoro ovvero quello della Trasfigurazione che impartiva i dettami a tutte le altre strutture, creato nel 1382 dal monaco Athanasios proveniente dal monte Athos.

La struttura suddetta non solo era prima per fondazione ma anche per altezza: arriva infatti a 623 metri d’altezza e ospita la tomba del fondatore come pure la grotta dove lui si ritirò prima della costruzione della struttura.


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I restanti 23 monasteri seguirono nel tempo anche per scappare dalla presenza turca sempre più pressante e da evitare ma solo 6 di questi sono arrivati a noi abitati ed intatti. Eccetto uno ormai vuoto, i restanti monasteri sono andati perduti.

Un po’ scalatori un po’ asceti, i primi monaci sarebbero arrivati in cima conficcando picchetti nella roccia per trasportare poi i materiali necessari alla costruzione e servendosi per quest’ultimo scopo pure di aquiloni. Per accedere alla struttura completa bisognava lasciarsi trasportare su un montacarichi usato anche per cibi e provviste.

L’arte non poteva però mancare in questi luoghi di fede: in fondo, si parla di tempi in cui il Bello corteggiava pure gli eremiti.

Di particolare pregio su questo punto possono risultare gli affreschi del monte Rousanou la cui chiesa della Metamorfosi (1545) ospita bellissimi affreschi del 1560 della scuola pittorica cretese.

Il monastero di Varlaàm (1518), che prende il nome dall’eremita che abitò il luogo nel 1350, presenta nella sala del katholikòn, dedicata ad Ognissanti, opere dell’iconografo tebano Fràgkos Katelànos con i fondatori del monastero Teofane e Nektario.

Capolavori assoluti, i monasteri delle Meteore dimostrano un fatto da ricordare: che grandezza della Natura e grandezza dell’Uomo, se in armonia, fanno scintille.

Antonio Canzoniere

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