Un pensiero per Kaos

La notizia è di qualche giorno fa ed è rimbalzata, corredata dall’agghiacciante foto e da un toccante video dell’addestratore Fabiano Ettorre, su internet e in tutti i telegiornali: sto parlando del ritrovamento del corpo senza vita di Kaos, cane addestrato a salvare le vite ed eroe durante il terribile terremoto di Amatrice nell’agosto del 2016. Il corpo del pastore tedesco, di poco più di tre anni, è stato ritrovato a Sant’Eusanio Forconese, nei pressi di L’Aquila. Secondo quando riferito dal proprietario, date le condizioni del corpo, Kaos sarebbe morto per avvelenamento.

Ovviamente la reazione immediata a una notizia del genere è un po’ per tutti la stessa: indignazione, disgusto e voglia di giustizia; e ci si chiede erroneamente: «Chi mai potrebbe avvelenare mai un animale se non una persona orribile, priva di qualsivoglia senso etico e rispetto per la vita?», cercando di circoscrivere questo orribile reato a un genere di uomini spregevoli, che sapremmo riconoscere ad un’occhiata, senza alcuna esitazione.

Ma la realtà dei fatti non è questa. Chiunque abbia avuto esperienze di vita vissuta in un contesto rurale o suburbano, probabilmente si è ritrovato purtroppo a dover fronteggiare questo genere di persone, veri e propri assassini invisibili, adepti della “banalità del male”, e a dover piangere la perdita di un innocente amico a quattro zampe.

Perché la verità è che l’avvelenamento di Kaos non è un caso isolato, ma soltanto l’ultimo di una lunghissima serie. A perpetrare questi delitti purtroppo non sono esseri deformi e facilmente riconoscibili, dai quali potremmo facilmente proteggere i nostri amici a quattro zampe, ma immondi uomini e donne che si confondono nella massa: magari il nostro vicino, perché il cane abbaiava troppo, oppure il dirimpettaio, perché il gatto scavava nel suo giardino.

E non serve a nulla augurare lanciare maledizioni, degne delle migliori fattucchiere, a queste persone: a punire questi delitti deve intervenire la legge. Sì, perché chi blatera che bisognerebbe introdurre leggi per chi maltratta, avvelena o uccide animali, dovrebbe sapere che in base all’art. 544-bis del nostro codice penale “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi”, mentre nel caso di maltrattamenti di animali, l’art. 544-ter del codice penale sancisce che “chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche ecologiche è punito con la reclusione da tre mesi a un anno o con la multa da 3.000 a 15.000 euro. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi.” 

La legge c’è, il problema è che non viene applicata. Perché? Spesso e volentieri per la difficoltà nel rintracciare i colpevoli di questi gesti. Ciò, in fine dei conti, avviene soprattutto a causa dell’omertà della connivenza di parte della popolazione con questi assassini. Magari c’è chi vede, o sente l’accaduto, o ancora ne è testimone indiretto, ma non lo denuncia: perché «si può rovinare il rapporto di buon vicinato per un animale ammazzato?». Il problema di fondo, dunque, è la mancanza di sensibilità e di rispetto per la vita degli animali, non la mancanza di una legge che tuteli quest’ultima.

Allora, piuttosto che richiedere e sperare in pene medievali per questi assassini, bisognerebbe iniziare ad educare le persone, sia al senso civico che all’amore e al rispetto della vita in ogni sua forma, perché solo in questo modo, e non attraverso ingiurie e auguri di morte, si migliora il mondo in cui viviamo. Ciò a partire dai bambini – perché saranno gli adulti del futuro – ma anche e soprattutto con gli adulti – più difficili da educare, ma non meno bisognosi di un bel ripasso di educazione civica.

L’eroico Kaos, purtroppo, non sarà l’ultima vittima della barbarie e dell’ignoranza dell’uomo: speriamo che la sua sofferenza serva a smuovere le coscienze, a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo tema, a far riflettere su quanto profondo possa essere il legame tra uomo e animali – limitatamente al caso, basti pensare alle toccanti parole del suo proprietario – e a far comprendere a più persone possibili quanto preziosa e degna di rispetto sia la vita, in tutte le sue forme, umane, animali o vegetali che siano.

+++ AGGIORNAMENTO +++
Il risultato degli esami autoptici diffusi dopo la pubblicazione dell’articolo sembrano indicare che la morte sia sopraggiunta per cause naturali. Ciò nonostante il decesso per infarto non esclude l’avvelenamento, e il solo dubbio che possa essere il veleno la causa dell’arresto cardiaco significa che ancora oggi è la barbarie esiste.
La redazione de La disillusione ringrazia sentitamente tutti i lettori per le tempestive segnalazioni.

Danilo Iannelli


Sitografia:

https://www.brocardi.it/codice-penale/libro-secondo/titolo-ix-bis/art544bis.html

https://www.dirittianimali.eu/avvelenare-animali-reato/

https://www.wired.it/attualita/ambiente/2018/07/30/kaos-cane-amatrice-ucciso/?refresh_ce=

http://www.repubblica.it/cronaca/2018/07/29/news/ucciso_kaos_il_cane_eroe_di_amatrice-202910718/

 

 

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