A proposito del commercio equosolidale

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Oggi quasi tutti, almeno una volta nella nostra vita, abbiamo sentito parlare di commercio equosolidale, ma in cosa consiste esattamente? Di seguito proponiamo la definizione del sito Artisandumonde.org: “Il commercio equosolidale è una collaborazione commerciale basata sul dialogo, la trasparenza e il rispetto: il suo obiettivo è di raggiungere una maggiore equità nel commercio mondiale”. A differenza del commercio classico, quello equosolidale si impegna a rispettare tanto il produttore quanto il consumatore, tenendo in conto i bisogni del primo e riconoscendogli la giusta retribuzione per i suoi sforzi e garantendo al secondo la qualità dei prodotti. Di fatti, questo fenomeno si è diffuso quasi dappertutto a partire dai primi anni del 2000, non solo in Francia ma anche nel resto del mondo: ciò perché i consumatori cercano prodotti di miglior qualità e allo stesso tempo vogliono impegnarsi per un atto di solidarietà verso popoli che vivono dall’altra parte del mondo.

Tuttavia non bisogna confondere la solidarietà con l’elemosina, come accade con una delle visioni predominanti del commercio equosolidale in Francia che tende a ridurre questo fenomeno a una nuova forma d’aiuto al terzo mondo; al contrario, questo tipo di commercio insiste proprio sull’equità lungo tutta la filiera, sia per gli attori economici del Nord che per quelli del Sud. Ciò che si evince è comunque il desiderio, da parte dei consumatori occidentali, di aiutare i produttori del Sud, che vivono in condizioni precarie, comprando i loro prodotti attraverso degli organismi autorizzati oppure dei grossisti che garantiscano il rispetto delle conoscenze tradizionali e della natura.

Eppure esistono imprese che approfittano della popolarità del commercio equosolidale per vendere di più, sfruttando lo stereotipo dei “piccoli produttori sfavoriti del Sud” per ridurre la questione dell’equità negli scambi economici a una problematica di “marketing etico”. Lungi dall’essere uno strumento di politica sociale del liberalismo, il commercio equosolidale costituisce piuttosto una vera scommessa sociale, ed il grande pubblico ne è al corrente: il 97% dei Francesi conoscono questo tipo di commercio (secondo i dati IPSOS del luglio 2011) quando la percentuale era appena del 9% nel 2000. Il sito Artisandumonde.org ci informa che “Il commercio equosolidale non manca più tanto di notorietà, quanto di visibilità. In altri paesi europei (Gran Bretagna, Svizzera, Paesi Bassi ecc.), il consumo equosolidale supera quello francese di 3 o addirittura 4 volte, sancendo così un ampio margine di progresso”.

Arrivati a questo punto, quali sono le soluzioni per migliorare ulteriormente i nostri scambi equosolidali? Sviluppare la richiesta equosolidale pubblica, rafforzare la trasparenza e la visibilità delle promesse, dei risultati dell’iniziativa e dei diversi prodotti attraverso l’organizzazione di eventi e di campagne di sensibilizzazione, questo è ciò che ci suggerisce Artisandumonde.org. Chiunque può contribuire all’ascesa di questo settore: ricordiamoci che anche piccoli gesti quotidiani come l’acquisto di un caffè equosolidale permettono agli artigiani del Sud di vivere dignitosamente del loro lavoro.


Eleonora Valente

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