Il diritto di prendere a fucilate il ragazzino che ruba ciliegie

Chiunque abbia dovuto affrontare un esame di diritto conosce quanto severo possa essere il lessico giuridico. Sarà per questo che quando, preparando l’esame di diritto privato sul manuale di Andrea Torrente e Piero Schlesinger, ho letto l’espressione “non sarebbe scriminato chi dovesse prendere a fucilate il ragazzino che ruba ciliegie dalla pianta, ovvero chi dovesse accoltellare colui che minaccia di schiaffeggiarlo” la mia mandibola è caduta sul pavimento.

Fortunatamente questo slancio d’inconsueta ironia mi ha permesso di tenere particolarmente a mente il paragrafo § 457 Le cause di giustificazione, che mi è tornato utile in questi giorni in cui si parla molto della proposta leghista di modificare la legge sulla legittima difesa. Riporto fedelmente:

Perché operi la scriminante della legittima difesa debbono concorrere (v. Cass., 28 agosto 2009, n. 18799) i presupposti:
 a) dell’illeggittima aggressione alla persona (vita, integrità fisica, ecc.) od anche solo al patrimonio di un consociato (si pensi ad es. alla rapina, al borseggio, ecc.);
 b) dell’attualità del pericolo che ne deriva (non sarebbe sufficiente né un pericolo già esaurito, né un pericolo futuro, relativamente ai quali si potrebbe chiedere l’intervento dell’Autorità);
 c) dell’inevitabilità del pericolo (non sarebbe sufficiente un pericolo che si potrebbe sventare con un minimo sacrificio, senza arrecare danno all’aggressore: ad es. attraverso il c.d. commodus discessus);
d) della strumentalità dell’offesa, che deve essere volta a neutralizzare l’aggressione (così, ad es., non sarebbe scriminato chi dovesse sparare al ladro ormai in fuga, dopo aver abbandonato la refurtiva);
e) della proporzionalità tra difesa e offesa (così ad es., non sarebbe scriminato chi dovesse prendere a fucilate il ragazzino che ruba ciliegie dalla pianta, ovvero chi dovesse accoltellare colui che minaccia di schiaffeggiarlo).

Il punto e fa riferimento all’articolo 52 del codice penale, quello che regola per l’appunto la legittima difesa, il quale nel secondo comma afferma:

Nei casi previsti dall’articolo 614, primo e secondo comma, sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un’arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere:
a) la propria o la altrui incolumità;
b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d’aggressione.

Il che per completezza ci rimanda all’articolo 614:

Chiunque s’introduce nell’abitazione altrui, o in un altro luogo di privata dimora, o nelle appartenenze di essi, contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi s’introduce clandestinamente o con inganno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.

Alla stessa pena soggiace chi si trattiene nei detti luoghi contro l’espressa volontà di chi ha il diritto di escluderlo, ovvero vi si trattiene clandestinamente o con inganno.

Cos’è che vuole cambiare la Lega dell’articolo 52? Vuole introdurre la “presunzione di legittima difesa”, il che fa crollare la necessità di dimostrare la proporzionalità tra difesa e offesa e inverte l’onere della prova. Così dovrà essere il morto, e non l’assassino, a provare di essere stato ucciso senza un giustificato motivo.

Entri nella mia dimora? Verrai giustiziato. Minacci di darmi uno schiaffo? Verrai accoltellato. Rubi le mie ciliegie? Verrai preso a fucilate. Con buona pace di Andrea Torrente e di chiunque creda che la legge del taglione sia il massimo esempio di barbarie e inciviltà: noi l’abbiamo superata a destra.

Paolo Palladino

 

BIBLIOGRAFIA:

Torrente A., Schlesinger P., Manuale di diritto privato, Anelli F., Granelli C. (a cura di), Milano, Giuffrè Editore, ventunesima edizione

SITOGRAFIA:

2 risposte a "Il diritto di prendere a fucilate il ragazzino che ruba ciliegie"

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