Memoria d’un amore mancato

Siamo nel 1938, anno della promulgazione delle leggi razziali: gli ebrei vengono allontanati da circoli sportivi, ricreativi, scuole e biblioteche; a Ferrara però, su corso Ercole I d’Este, si aprono le porte della misteriosa e lussuosa dimora dei facoltosi Finzi-Contini e qui, nel suo sconfinato giardino, si continua a giocare a tennis come se nulla fosse accaduto.

Giorgio Bassani ambienta in questo perfetto locus amoenus il suo eclettico romanzo: qui nasce – e finisce – l’amore dell’anonimo narratore per la vivace Micol Finzi-Contini; qui – e nella stanza di Alberto, fratello di Micol – avvengono le dispute con Gianpiero Malnate, un ingegnere borghese e socialista; qui, in questo luogo narrativo dalla prepotente forza centripeta, si annodano tutte le vicende del romanzo di Bassani.”

“Nella vita, se uno vuol capire, capire sul serio come stanno le cose di questo mondo, deve morire almeno una volta. E allora, dato che la legge è questa, meglio morire da giovani, quando uno ha ancora tanto tempo davanti a sé per tirarsi su e risuscitare…”

Il taglio che Bassani dà al suo romanzo è prettamente storicistico: la situazione storica dell’Italia degli ultimi anni Trenta è ben definita e viene spesso richiamata e commentata dai personaggi del romanzo. Come è noto, il racconto è ispirato alla storia vera di Silvio Magrini, presidente della comunità ebraica di Ferrara dal 1930, e della sua famiglia.

 “Un giorno però era accaduto qualcosa. Essendomi capitato di leggere in uno dei taccuini stendhaliani queste parole isolate: All lost, nothing lost, di colpo, come per miracolo mi ero sentito libero, guarito. Avevo preso una cartolina, ci avevo scritto sopra la riga di Stendhal, quindi l’avevo spedita a lei, Micòl, tale e quale, senza metterci niente nemmeno la firma, ne pensasse pure quello che volesse. Tutto perduto, niente perduto. Come era vero! mi dicevo. E respiravo” 

All’interno di questa cornice storica però Bassani innesta le vicende e le tematiche sia del romanzo d’amore – il sentimento e la storia d’amore impossibile del narratore per Micol – che del bildungsroman – la maturazione del protagonista e la sua piena presa di coscienza nei confronti del realtà storica e di se stesso.


L’amore non corrisposto del narratore per Micol è anche metafora sociale: quella del borghese che vorrebbe ascendere a una classe sociale più elevata, ma anche quella dell’intellettuale e del suo inserimento pragmatico nella società, il quale diventa proibitivo nella situazione economica e sociale dell’Italia delle leggi razziali.

“[…] più del presente contava il passato, più del possesso il ricordarsene. Di fronte alla memoria, ogni possesso non può apparire che delusivo, banale, insufficiente.” 

Il giardino dei Finzi-Contini è un romanzo della memoria e del ricordo: tutta la storia narrata è infatti rievocata dal narratore interno, il quale ripercorre i propri ricordi di fanciullezza in una Ferrara incantata, scenario unico e pervasivo delle vicende raccontate, un hortus conclusus nella quale la Storia penetra attraverso le crepe delle proprie decadenti mura.

Ferrara, con le sue architetture rinascimentali e classicheggianti, è l’ambientazione perfetta per la scrittura di Bassani: misurata e piana, quasi saggistica, alla ricerca della chiarezza e della linearità più che dell’espressività e del lirismo.

I giardini dei Finzi-Contini risulta dunque un romanzo composito, nel quale le diverse anime si fondono con estrema leggerezza, senza che nessuna prevalga sull’altra. Pur non essendo un romanzo storico strictu sensu, Bassani riesce nel suo intento di consegnarci un testo storicamente valido, nel quale le analisi storiografica e sociale non intaccano la godibilità del romanzo e delle vicende personali dei personaggi.

Danilo Iannelli

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