Josefa

04.00 di notte

L’immagine è questa: una donna immobile su una barella, mani incrociate sull’addome, sguardo ancora fisso in alto. Io percepisco il fiato trattenuto, la confusione e la paura, riesco a vedere solo questo e con me molti altri. Il popolo di Facebook, il popolino, probabilmente zoomando la foto così da non dover fare i conti con quel viso, vede un paio di mani smaltate. Quello che accade dopo ormai lo abbiamo letto tutti e in ordine mi ha provocato preoccupazione, rabbia, disgusto e tristezza, ho avuto un brivido, poi per un momento ho pensato di dover vomitare. Solo pochi giorni fa mi ero attentamente dedicata alla lettura di un articolo illeggibile che assolutamente non spiegava perché il ritrovamento di una donna in mare da ore accanto ad altri due corpi morti sarebbe stata un falso, ma aveva la presunzione di dirlo. Da stamattina giornali e telegiornali sono tappezzati di titoli, articoli ed interviste per spiegare il motivo di quelle unghie rosse. Prima si mostrano le foto della donna in acqua per sottolineare come non avesse lo smalto al momento del salvataggio, poi si smentiscono le bufale che ormai continuano a girare da ore, infine alcuni spiegano che lo smalto le è stato messo dopo dai volontari per darle uno spiraglio di leggerezza.

Mi fa piacere, ma mi sento ancora inorridita.
Poi qualcuno lo dice: perché mai dovremmo giustificare lo smalto sulle mani di una donna? Qualcuno avrebbe omesso o avrebbe dovuto omettere di salvarla perché aveva le unghie dipinte? Quindi ora è questo ciò che ci importa, ci importa di vedere una vita infima, che se non tocca il fondo da ogni punto di vista, a nostro parere, allora non ha bisogno di aiuto. Se un uomo non è spogliato interamente della sua dignità, allora può ancora cavarsela da solo. Se proprio vogliono essere salvati, questi fortunelli che potrebbero addirittura permettersi di avere lo smalto alle unghie, allora li vogliamo vedere senza vestiti, senza ricordi, senza oggetti, ce lo devono dimostrare che non hanno più nulla da perdere.
Loro Josefa non l’avrebbero salvata, se ha lo smalto rosso alle mani può perfettamente nuotare fino alla costa più vicina e salvarsi da sola e se non lo ha poco importa, rimane una donna in carne con una maglietta blu, è chiaro che non ha bisogno di nulla e sta solo fingendo. Ma non avrebbero salvato neanche quelli che indossano ancora qualche vestito o che portano con sé una bustina di plastica col cellulare dentro. Non avrebbero salvato quelli che viaggiano per mare con la foto degli affetti che stanno lasciando, né quelli che al momento del salvataggio hanno ancora la forza di aiutare i volontari a tirare sui gommoni quelli che sono diventati ormai compagni della speranza.
Loro non salverebbero nessuno, non salvano neppure loro stessi da questa atroce disumanizzazione. 

Martina Moscogiuri

 

 

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