Il tesoro perduto di Soriano Calabro

La Calabria tende ad essere una terra alquanto misteriosa per i suoi abitanti così come per i suoi visitatori.

Edward Lear, celebre disegnatore e poeta inglese, così come Norman Douglas, ne parlarono come fosse una Scozia mediterranea cogliendone il succo nel fascino sprezzante, chiuso e distante delle sue alture e del suo aspetto.

Meraviglie quelle calabresi che nascono anche dalla malìa selvaggia e da quella parvenza atemporale che nessuno è riuscito a strappare nonostante la modernità.

Territorio montuoso e ricoperto di verde, quello calabrese presenta proprio dopo l’istmo di Marcellinara un corpo di alture chiamate Serre. Questo complesso nasconde, nella provincia di Vibo Valentia, proprio il gioiello di cui si andrà a parlare oggi.

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Il convento domenicano di Soriano Calabro, paese del vibonese, era una struttura dalla severità e dall’imponenza degna dell’Escorial.

Fondato nel 1510 da fra’ Vincenzo di Catanzaro, la struttura conosce una prima grande fase nel 1530 in seguito al dono miracoloso del quadro di San Domenico che sarebbe stato dato dalla Madonna, dalla Maddalena e Caterina d’Alessandria.

Le forze celesti fomentano l’importanza del luogo ma quelle telluriche non sono così disposte a stare in silenzio: il terremoto del 1659 distrugge il convento, richiamando l’attenzione di Filippo IV di Spagna. Il re chiama per la ricostruzione il padre bolognese Bonaventura Presti già noto in ambiente napoletano e l’architetto ricrea la struttura con un capolavoro di sfarzo e compattezza tali da renderla un capolavoro del barocco.

Questa roccaforte della fede ha una superficie di oltre 20000 metri quadrati, 4 edifici claustrali, un’imponenza dovuta alla severità dell’esterno e lo sfruttamento intelligente dell’altezza del terreno. La chiesa è a croce latina, con cupola ottagonale la cui altezza è di oltre 100 metri, 8 cappelle interne (4 per lato) fra loro comunicanti, un abside profondo che trovava dietro di sé la cappella di san Gusmano contenente il quadro di San Domenico.

Il museo dei marmi di Soriano preserva tuttora i frammenti delle statue che decoravano il fastoso interno della chiesa, molte delle quali erano opera di maestranze napoletane come le decorazioni marmoree e non solo.

Purtroppo lo splendore della nuova struttura non sfuggì all’inclemenza della Natura: il 7 febbraio 1783 un nuovo terremoto devastò l’area facendo crollare le parti alte dell’edificio. Di questo gioiello del barocco non rimangono che i ruderi, tra cui la parte inferiore della facciata. I suoi resti fanno lo stesso effetto di quelli di un castello del passato, dove però è passata la fede di due comunità, una cittadina e una religiosa che fu scacciata per legge nel 1866 e che tornò a casa nel 1942. Tuttora i segni di quel passato glorioso marcano gli spazi di Soriano e l’abbelliscono pur portando addosso la violenza subita.

Antonio Canzoniere

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