I veri pazzi sono all’Interno

Quando i problemi non vanno da Salvini – e dubito che ci siano mai andati – Salvini va dai problemi che non lo riguardano, li prende, li rigira e ne spara una.

Nelle ultime settimane, oltre ad aver parlato ancora di sbarchi, manette, pacchia e ad aver deriso una sentenza della Cassazione, il Ministro dell’Interno ha messo bocca anche sulla psichiatria e i malati mentali.

In diverse occasioni, infatti, Matteo Salvini avrebbe più volte ripetuto che in Italia sarebbe in atto un’esplosione di “aggressioni dovute a pazienti psichiatrici” e che negli ultimi quarant’anni a causa di una riforma si sarebbe verificato l’abbandono della psichiatria, lasciata gravare sulle spalle delle famiglie a causa della chiusura delle strutture di cura che esistevano per i malati psichiatrici: “c’è quest’anno un’esplosione di aggressioni per colpa di malati psichiatrici e qua non è competenza del mio ministero, però evidentemente c’è da rivedere il fatto che sia stato abbandonato il tema della psichiatria e lasciato solo sulle spalle delle famiglie italiane chiudendo tutte le strutture di cura per i malati psichiatrici”.

Subito la Società Italiana di Psichiatria e Psichiatria Democratica si sono premurate di rispondere al Ministro attraverso comunicati sui social, facendosi portavoce sia dei malati mentali, sia dei lavoratori del settore, sia ancora di molti italiani.


La strategia salviniana è quella di confondere le persone confondendo le informazioni – ammesso e non concesso che sappia davvero di cosa stia parlando – diffondendo in questo modo non solo imprecisioni, ma grandi falsità.

Ma partiamo dall’inizio.

La riforma a cui si riferisce Salvini è molto probabilmente quella attuata da Franco Basaglia, il cui apice fu la Legge 180 nel 1978 in tema di “Accertamenti sanitari volontari e obbligatori”, che sanciva la chiusura dei manicomi provinciali, lasciando intoccati il TSO e gli OPG (gli ospedali psichiatrici giudiziari). La Legge 180 come legge a sé durò soltanto pochi mesi, poi venne implementata in un’altra legge per il sistema sanitario nazionale, la 883 sulla riforma sanitaria. Innanzitutto è bene precisare per il Ministro che la legge Basaglia non chiuse i luoghi di cura per i malati psichiatrici: i manicomi non curavano i malati mentali, erano solo un luogo di ghettizzazione per chi veniva considerato un rifiuto della società; forse Salvini non sa che pochissimi di coloro che si trovavano rinchiusi avevano realmente una patologia grave, mentre la maggior parte erano orfani, senzatetto o affetti da malattie meno gravi, come depressioni, depressioni post-partum o esaurimento nervoso – come la poetessa Alda Merini. Nessuno veniva realmente curato quindi, se non imbottito di farmaci, sottoposto ad elettroshock e degradato a condizione di bestia e forse anche peggio. Ciò che manca non sono i luoghi di cura, né un sistema sanitario adeguato, ciò che manca davvero è la giusta assistenza a chi lavora nel settore e soprattutto i fondi: l’Italia ha infatti una delle percentuali minori di finanziamento, solo il 3,5% del totale della spesa sanitaria nazionale, una somma ridicola in confronto al resto d’Europa e soprattutto ridicola a fronte di questa presunta esplosione di aggressioni e di pazzi. A proposito, eccone un’altra sparata grossa: il 95% delle aggressioni violente avviene da parte di persone “sane” e non si è rilevato alcun cambiamento nei dati degli ultimi mesi. Come ha tenuto a specificare la Società Italiana di Psichiatria, è più probabile che chi soffre di un disturbo mentale sia vittima di violenze e non carnefice.

Per sua sfortuna, ma per fortuna di tutti gli altri e della libertà, i manicomi non esistono più e non vogliono tornare ad esistere. Salvini difende solo gli italiani che preferisce, si dimentica dei deboli e anzi rema loro contro fin quando si tratta di propaganda politica. Il mondo non ha mai imparato a relazionarsi col matto – che chiamo così solo con affetto – e ancora meno il nostro paese, pieno di pregiudizi, stereotipi ed ignoranza alimentate da personaggi come il nostro caro Ministro.

Martina Moscogiuri

Da “La Terra Santa” – Alda Merini, 1984

La Terra Santa
Ho conosciuto Gerico,
ho avuto anch’io la mia Palestina,
le mura del manicomio
erano le mura di Gerico
e una pozza di acqua infettata
ci ha battezzati tutti.
Lì dentro eravamo ebrei
e i Farisei erano in alto
e c’era anche il Messia
confuso dentro la folla:
un pazzo che urlava al Cielo
tutto il suo amore in Dio.

Noi tutti, branco di asceti
eravamo come gli uccelli
e ogni tanto una rete
oscura ci imprigionava
ma andavamo verso le messe,
le messe di nostro Signore
e Cristo il Salvatore.

Fummo lavati e sepolti,
odoravamo di incenso.
E, dopo, quando amavamo,
ci facevano gli elettrochoc
perché, dicevano, un pazzo
non può amare nessuno.
Ma un giorno da dentro l’avello
anch’io mi sono ridestata
e anch’io come Gesù
ho avuto la mia resurrezione,
ma non sono salita ai cieli
sono discesa all’inferno
da dove riguardo stupita
le mura di Gerico antica.

Bibliografia:

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