Uomini e no. Italia 2018, tu da che parte stai?

Una serata arieggiata, un dibattito sulla giustizia sociale, i diritti civili e i temi che più stanno caratterizzando la scena politica italiana. Tre protagonisti di un evento organizzato dall’associazione “Doppio Ristretto” nella cornice romana dell’isola Tiberina. Marco Damilano, intellettuale di spessore, direttore dell’Espresso e autore della copertina tanto discussa “Uomini e no”. Aboubakar Soumahoro, il sindacalista dei braccianti, dei lavoratori e degli oppressi. Diego Bianchi, portatore sano di giornalismo informato e reale, il tutto condito dalla sua genialità e sferzante ironia romana.

Due ore di dibattito amichevole, privo di toni accattivanti, violenti o inzuppati d’odio ai quali siamo stati abituati nell’ultimo anno durante la campagna elettorale e non solo. I temi sono stati affrontati con enorme chiarezza e realismo. Damilano moderatore, mai scomposto, del dibattito. Aboubakar testimone delle sue esperienze dirette così come lo stesso Diego Bianchi.

Tutto è iniziato con il ritorno alla morte del bracciante e sindacalista Soumaila Sacko, da molti giornali definito come ladro. Sacko era tutt’altro che un ladro, insieme ad Aboubakar era tra quelle persone che cercavano di cambiare la drammatica situazione lavorativa in molte parti del sud d’Italia, specificatamente lottavano contro la precarietà esistenziale, l’abbrutimento fisico e lo sfruttamento da parte di associazioni mafiose e dello stesso Stato, che inerme resta guardare macchiandosi della stessa colpa degli sfruttatori. Il loro obiettivo è quello di organizzare i lavoratori, attraverso assemblee e incontri accessibili a tutti, in diverse lingue e con una comunicazione chiara e diretta. Damilano, successivamente ricordando la nascita del partito socialista, inizi del ‘900, e della voglia di far sentire la propria voce, chiede ad Aboubakar che tipo di riscontro trova nella politica locale e nazionale, se è un rapporto diretto oppure devono fare forti pressioni per essere ascoltati. Aboubakar, mostrando una forza di volontà fuori dal comune, propone di ribaltare la situazione e dichiara di avere le idee chiare infuse di una cultura storica e politica, cita i diversi abusi nelle regioni della Puglia e della Basilicata e di come cercando di unire tutti i lavoratori in una protesta con un fine comune siano riusciti ad arrivare ai palazzi istituzionali. Ricorda poi le parole di Sacko: “Siamo entrati in questa dimensione lavorativa individualmente, ma possiamo uscirne solo collettivamente”. Una collettività che rappresenta i braccianti, i lavoratori (come i presenti dipendenti dell’ILVA di Taranto) e  5 milioni di giovani laureati.

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Il discorso vira poi sugli avvenimenti di Macerata, Zoro riporta la sua testimonianza ed evidenzia quanto sia difficile talvolta manifestare con solidarietà collettiva contro l’esternazione e lo sdoganamento della violenza e dell’odio. Il continuo allontanamento da questo senso di comunità è proprio del periodo contemporaneo del capitalismo, o meglio ancora dell’individualismo. Coloro che agiscono unicamente per il proprio interesse, finiscono con l’allontanarsi o, peggio, dimenticarsi della loro umanità, diventando bestie. Per altro questo è uno dei temi centrali del romanzo di Vittorini “Uomini e no”. Essenzialmente il percorso che stiamo intraprendendo a livello nazionale ed europeo è costellato da messaggi di disumanizzazione, violenza legislativa sempre più oppressiva e disinteresse per la libertà e i diritti imprescindibili, fondamento di una democrazia sana e sostenibile. Un percorso rafforzato dalla, se mi passate il termine, propaganda sregolata nei social network e nella tv di tutti i giorni.

Aboubakar citando Primo Levi afferma: “la negazione della realtà e fuga dalla realtà medesima”, ci ricorda quanto ci stiamo allontanando dalla nostra umanità, dall’idea di comunità che ha caratterizzato il dopoguerra e pensavamo si potesse solo sviluppare. Il web, i giornali, la tv, pian piano ci allontaniamo dalla realtà, dimenticando il nostro cammino verso la parità dei diritti e l’uguaglianza. E quando si parla di diritti, non si intendono solo quelli sociali, ma anche civili. Il loro percorso deve essere parallelo, altrimenti verrebbero a mancare irrimediabilmente i presupposti per una società libera, aperta e sicura.

Lo stesso scandalo che ha fatto la copertina tra social network e trasmissioni televisive si limitava a vedere la critica mossa dall’Espresso semplicemente sulla questione riguardante i migranti. Contrariamente, i due faccioni dei rappresentanti, Salvini da una parte e Soumahoro dall’altra, rappresentano due modi opposti di concepire la politica su tutti i temi e non solo quello riguardante l’immigrazione. Il numero dell’Espresso preso in considerazione non si limita poi ad una semplice propaganda di copertina, all’interno vi è una raccolta di articoli che analizzano la politica migratoria nazionale ed internazionale, il vento di cambiamento e i pericoli che accompagnano questo desiderio di chiusura a riccio. Articoli che mostrano linearmente e in quadro realistico la gravità della situazione attuale e una società che si sta spaccando in due, come le facce in copertina.

In conclusione, è stato evidenziato il fatto che l’obiettivo comune non è quello di fare solo opposizione mediatica e politica, ma creare una vera e propria alternativa. Attraverso il fare, l’agire, la presenza diretta nel campo, l’informazione, la cultura, portare un vento di cambiamento alla politica quotidiana. Portare avanti idee ricche di contenuti, non solo di facciata.

Oscar Raimondi

 

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