L’equilibrio precario della Spagna

La vita, spesso e volentieri, è fatta di dualismi. La maggior parte li impariamo da piccoli: sinistra e destra, buono o cattivo, sopra o sotto, ecc…

Uno dei più ostici che mi trovai costretto ad assimilare fu quello di verticale e orizzontale. Non che non mi fossero chiari i concetti, semplicemente li confondevo. Stesso problema nel quale sembra essere incappata anche la Spagna di Fernando Hierro.

Il trucchetto, se così lo si può definire, che imparai per riuscire definitivamente a distinguerli fu piuttosto banale: semplicemente capii che quando stavo in piedi ero in verticale e quando ero sdraiato ero in orizzontale. Da quel momento in poi il concetto di Verticalità si instaurò nella mia testa come sinonimo di stabilità.

Concetto che possiamo, e dobbiamo, applicare anche al calcio e nel nostro caso alla Nazionale Spagnola.

Perché una squadra che fa del palleggio, o Tiki Taka che dir si voglia, la sua arma migliore per aprire la scatola difensiva avversaria, non può privarsi di un’arma come quella della verticalizzazione. Altrimenti non sta in piedi.

Del resto dopo l’esonero di Lopetegui a due giorni dall’inizio del torneo quasi nessuno si sarebbe aspettato di vedere La Roja alzare la Coppa, ma sembrava altrettanto improbabile vedere una squadra così in confusione.

 

spagnascontro
Il riassunto della partita degli spagnoli

 

Prima di analizzare i motivi tattici che hanno portato all’eliminazione degli iberici consideriamo qualche dato statistico, come ad esempio che la difesa abbia incassato ben 6 reti in 4 partite che hanno portato a ottenere una sola vittoria (1 a 0 contro l’Iran). Oltre a questo osserviamo anche che come al solito la Spagna risulta essere la Nazionale che ha effettuato più passaggi di tutte le altre (3120 passaggi). Purtroppo quasi tutti in orizzontale a 40 metri dalla porta.

 

aspas rigore
Il rigore che ha condannato la Spagna

 

Il 4-2-3-1 adottato dagli spagnoli era il modulo migliore per esaltare la qualità dei piccoli trequartisti spagnoli al servizio di un “Delantero” di razza come Diego Costa che nelle partite del girone era parso in gran forma. Purtroppo però alcuni fattori hanno portato alla rottura del giocattolo che ai tempi di Del Bosque aveva fatto divertire tutto il mondo: sicuramente la scarsa condizione di forma di Asensio e David Silva non ha aiutato, come del resto l’impiego forzato di Nacho Fernandez sull’out difensivo di destra al posto del più offensivo, ma acciaccato, Carvajal.

La Spagna però si è ritrovata in una situazione così complessa a causa della posizione di Isco che, a causa di marcature strettissime e raddoppi costanti, si è ritrovato a giocare la maggior parte delle sue partite a più di 30 metri dalla porta senza riuscire a servire assist ai suoi compagni. Qui nasce la sterilità offensiva della Spagna che senza mai attaccare l’avversario in profondità è andata ripetutamente a sbattere contro la granitica difesa a 5 russa (età media 31 anni, che a definirla statica sembrerebbe un eufemismo) .

E così come un uomo che in assenza di punti di riferimento perde l’equilibrio e crolla a terra allo stesso modo le Furie Rosse hanno perso la stabilità, e quindi la verticalità, su cui si basavano il loro gioco e sono finite per cadere rovinosamente per il secondo mondiale di fila dopo la debacle brasiliana del 2014.

Enrico Izzo

Dati statistici presi da : https://www.fifa.com/worldcup/statistics/

 

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