Conte quanto Kunta Kinte, e in quanto Kunta Kinte canta

La scena è quella di un cartone animato: ci sono tanti uomini seduti intorno a un tavolo e uno di loro sbatte forte il pugno per farsi ascoltare, ma stranamente quel colpo non fa alcun suono; guarda allora i volti degli altri presenti e nota che stanno trattenendo a stento le risate; abbassa gli occhi e si accorge di essersi violentemente colpito sul ginocchio, e come nella più classica tradizione dei cartoon, solo in quel momento inizia a urlare di dolore. Quell’uomo è Giuseppe Conte.

Come l’inizio di una barzelletta: ci sono un Francese, un Bulgaro, uno Svedese e un Italiano, soltanto che a far ridere è solo lui. L’Italiano si impunta, vuole prendere in mano la situazione, si sente abbastanza forte da poter dirigere l’andamento di un Consiglio europeo.

«Non sai come funziona un Consiglio europeo! Ci sono delle regole, non ci si comporta in questo modo», gli fa notare il Francese, Emmanuel Macron.

Ma Conte non ci sta! Lui è l’Avvocato degli Italiani (ipse dixit), nonché un professore di successo che ha studiato nelle migliori università del mondo (ipse dixit), e inoltre un uomo al comando nient’affatto manovrato. #Conteconta quanto Kunta Kinte, e in quanto Kunta Kinte Conte canta: «Io sono professore di legge e so che se un documento ha un numero di protocollo quel documento si discute e si approva tutto, non a pezzi.»


Insomma, il più classico dei “lei non sa chi sono io”, con il rischio di sentirsi rispondere come da Totò “ma mi faccia il piacere!”.
Il problema non conosciuto al professor Conte è che il documento in discussione è un documento politico e non ha valore di legge, come del resto al Consiglio Europeo si stava conducendo una trattativa politica e non una battaglia legale. Questo è il rischio di gettare nella mischia uomini di per sé pur davvero molto competenti nei rispettivi campi, ma che poco hanno a che fare con la politica: non basta saper fare il proprio lavoro per essere nominati Presidente, e questo sembra chiaro a tutto il mondo tranne che in quello immaginario e immaginifico dei 5 Stelle, in cui a parole uno vale uno e tutti possono fare tutto, ma credo  che nessuno si farebbe operare al cuore da un ingegnere o farebbe progettare la propria abitazione da un musicista.

Dopo la presa di posizione di Conte è il delirio. Il Bulgaro, che poi sarebbe il primo ministro Boyko Borissov, prende la parola e ricorda le sue pregresse esperienze lavorative: «Bene, io ero un vigile del fuoco e non è così che si fa un negoziato», dopodiché tocca allo Svedese, Stefan Löfven: «Lei è un professore di diritto, e io ero un saldatore in una cittadina del Nord della Svezia, ma so che lei non si sta comportando in modo appropriato».

Insomma, non una grande vittoria per l’Italia, che esce dal vertice derisa e più sola. Nonostante i grandi proclami pentastellati, infatti, non ci sarà alcun cambiamento sostanziale, e a voltare le spalle sono anche gli “amici”: a Viktor Orbán, uno dei migliori amici del ministro dell’Interno Salvini in Europa, la bozza di accordo presentata da Conte e dal presidente francese Macron non piaceva per niente, preferendo continuare a parlare di “invasione” e di chiusura delle frontiere, termini che seppure fanno andare in brodo di giuggiole il vicepremier factotum leghista mettono ancora più nei guai l’Italia, che di fatto frontiere fisiche da chiudere non ne ha.

Paolo Palladino

 

SITOGRAFIA:

https://www.theguardian.com/world/2018/jun/29/eu-leaders-summit-migration-doubts

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