Cuore di vetro o di marmo? All’origine di un’altra estetica

Scindere una branca dello Spirito all’altra non è solo inutile ma impossibile. Sembra, quando si parla con persone dalla mente a compartimenti stagni, di sentir parlare di scissione tra Anima e Corpo quando non v’è alcuna differenza tra le due sostanze se non nel termine: la differenza è solo un problema di energia, frequenza e vibrazione.

Si tratta di livelli e di organicità più o meno ben graduate, non di essenze diverse. Un comune sentire organico e compatto si esprime a tutti livelli della cultura, della coesistenza, della coscienza di sé. Nessuna comunità, nessun popolo che voglia sentirsi forte e felice permette sciatteria, cali nella qualità di vita, nella demografia, nella cultura, nel proprio dominio dello spazio.

Il gusto moderno si esprime con un approccio all’architettura e all’arte in toto elogiando ciò che è neutro. Più esplicitamente, ciò che è sterile.

I grandi spazi della modernità esaltano il vetro e la trasparenza, la linea curva, le forme quadrangolari delle pareti-finestre. Il punto è essere funzionali, pratici, esporre l’interno che a sua volta è dominato dal bianco o da altre pareti vetrate.

Si parla quindi di progetti che esprimono dei concetti da poter estrarre e cristallizzare in una filosofia ben definita: la vita è una scia nell’acqua, non un solco nella terra. Viva ciò che non discerne o distingue: quest’arte abbraccia tutto e non è niente.

Formerly_Piero_della_Francesca_-_Ideal_City_-_Galleria_Nazionale_delle_Marche_Urbino

Voler esprimere tutto significa rinunciare a forme definite che respirino, siano nette e realmente esprimenti un’identità. Il vetro vive in virtù della luce che lo trapassa e di ciò che sta dietro o davanti mentre la pietra comporta l’assemblaggio, il gioco, un’opposizione che può esprimere molto di più nella sua singolarità.

Forme essenziali, grattacieli a triangolo o rettangolari che creano disarmonia nella visione della città: tutto questo alimenta un senso di passaggio, una discrasia della percezione.

L’organico, il molteplice nel coerente: questo è ciò che andrebbe ricercato negli esterni urbani. La percettività s’esprime con tutto il corpo e si distribuisce in tutti i sensi. Un’architettura di successo è quella che parla a tutto ciò che ruota attorno al familiare. Bisogna sentire fiducia nella solidità e nell’aspetto degli edifici stessi, potersi approcciare ai luoghi come salotti, corridoi e ambienti di una casa espansa.

La conoscenza del luogo, l’abitudine non possono passare attraverso materiali “freddi”, che vanno bene se contenuti ed inglobati in un più grande contesto. La condizione primaria per un duraturo aggancio emotivo ai luoghi è l’espressione di un sentire definito che si scontri con la nostra sensibilità e che non sia pronto a scivolare o rimbalzarci contro a suon di continue trasparenze o geometrie serrate che richiamano più prigioni che case o edifici pubblici.

Antonio Canzoniere

 

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