Lettera a Senait

Seduto su uno scoglio aspetto di partire.

Sono passati seicentoventisei giorni dall’ultima volta che ho salutato te e la mia amata terra. Ho attraversato villaggi e deserti sotto il sole cocente con la paura di essere scoperto.

Mi avevano promesso che giunti in Libia sarebbe stato più facile raggiungere l’Europa, ma quella che sembrava essere la porta per accedere al Paradiso, si è rivelata in realtà una cella sporca di sangue sulle pareti ed inferriate alle finestre.

Non so se riceverai mai questa mia lettera o se dopo stanotte avrai più notizie di me. Stasera il mare è calmo e tutti si stanno preparando alla partenza, dicono che i controlli siano aumentati  e riuscire ad arrivare in Italia stia diventando sempre più difficile.


Ti ricordi quanto piangesti il giorno della mia partenza? Mi pregavi di rimanere e io quante volte in questo viaggio avrei preferito averti dato ascolto. Vorrei dirti che non ho paura, ma durante le mie giornate passate ad aspettare, molti sono stati i corpi senza vita che ho visto arrivare sulla spiaggia.

Mi ricordo quando giocavamo da piccoli e ti promettevo che da grande ti avrei portato a vedere il mare, amore mio spero che tu questo mare non lo veda mai.

Jovana Kuzman

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