Potere, grazia e bellezza: Hagia Sophia e il ricordo di Bisanzio

L’Urbe nel Medioevo comincia a svuotarsi come un corpo in preda ad una emorragia. Palazzi e vie sono ormai casa di gufi e topi, la popolazione lascia interi quartieri. Il foro diventa Campo Vaccino in seguito alla desolazione causata dal mancato mantenimento della Cloaca Maxima. I resti della romanità sono usati dai principi e gli abitanti per costruire interi quartieri e case più a nord.

Noi percepiamo l’Era di Mezzo come un periodo buio e oscuro perché tendiamo a pensarla con le parole degli storici latini che hanno visto le turbolenze dell’Ovest europeo ed il susseguirsi di domini discontinui e inquieti. Loro avevano la testa rivolta al passato, così come i settecenteschi che hanno contribuito a storpiare la nostra visione di quel tempo interessati com’erano alla classicità strictu sensu.

Il Sole del Medioevo non è Roma ma Costantinopoli; non si deve parlare dell’Urbe ma della Polis come luce degli uomini. Il gioiello della romanità cristiana parla greco più che latino.

L’Impero Romano si frammenta con Teodosio in due parti nel 395. Da allora l’importanza della metà orientale sarà indiscutibile nel bene e nel male. Le sue maestranze artistiche per esempio faranno scuola in modo così pressante che l’impostazione ieratica, gerarchica e rarefatta della rappresentazione del divino e dell’umano sarà spezzata solo da Giotto.

Il virtuosismo architettonico bizantino, fatto di grandi volumi e dilatazioni, esedre e creazioni di grande respiro ha un esempio unico nella sua capitale: Hagia Sophia, creata sotto Giustiniano.

Il 3 è veramente un numero magico perché questo miracolo dell’architettura è la terza versione di un edificio più volte distrutto. La costruzione inizia nel 532. Il materiale è tratto dai più bei templi dell’Impero tra cui quello di Artemide Efesina e gli architetti sono due archistar del tempo: Isidoro di Mileto e Antemio di Tralles, geniali nella pratica come nella teoria.

Le misure sono 71×77 metri rispettivamente per larghezza e lunghezza. Una navata centrale ellittica compone il corpo principale della chiesa. Cave egiziane, siriane, tessale contribuiscono a fornire il cantiere di pietre necessarie insieme al granito di cui sono fatte le colonne che dividono la navata centrale dalle laterali scandite a tre vani.

Turkey, Istanbul, Haghia Sophia Mosque interior
Il matroneo al piano superiore per ospitare la corte dell’imperatrice si ritrova al di sotto degli arconi dalle strette finestre arcuate. Pennacchi a tromba sorreggono la cupola da 31 metri di diametro, abbassata in seguito al crollo del 558 con costoloni evidenti e quaranta finestre a cingerla lungo la circonferenza.

L’interno sontuoso che vive di uno stacco forte tra parte superiore ed inferiore si amplia con quattro esedre (due per ogni estremo dell’ellisse, accanto all’ingresso ad Ovest e l’abside ad Est).

La policromia trionfa nella parte inferiore come rivestimento mentre i mosaici tuttora presenti, raffigurano il Cristo come soggetto frequente in veste di Pantocratore. Conclusa nel 537, la chiesa simbolo di Costantinopoli divenne la moschea della novella Istanbul quando Mehmet II il Conquistatore rese la perla dell’Oriente cristiano ed ortodosso il fulcro del novello Impero Ottomano. Era il 29 maggio del 1453.

Comprensibile era lo stupore di Giustiniano pronto ad esclamare, una volta visto il lavoro completo, di aver superato Salomone. A distanza di anni, è ancora il simbolo di un’epoca spesso avvolta nelle ombre ma che risulta invece risplendente di luce.

Antonio Canzoniere

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