Guatemala: sterminator Volcan de Fuego

Nel Sud del Guatemala gli abitanti dei villaggi ai piedi del Volcano de Fuego, uno dei vulcani ancora attivi del paese, festeggiano tranquillamente la prima domenica del mese di giugno, senza ancora aspettarsi ciò che sarebbe successo poche ore dopo. Il vulcano comincia a brontolare, arrivano i primi avvertimenti del centro CONRED (agenzia nazionale prevenzione disastri), i primi avvertimenti di una imminente catastrofe che trasformerà il verde paesaggio in una grigia landa desolata, coperta di cenere e lava: una visione lunare della terra. 

APTOPIX Guatemala Volcano

Dalla bocca del vulcano si innalza una colonna di fumo formata da detriti, lava e cenere alta all’incirca 4700 metri. La forza di gravità trascina questa nuvola di morte verso i villaggi, alla velocità di 90 km/h e con una temperatura di 109 gradi. Accorgendosi del pericolo gli abitanti si mettono al riparo, cercano di correre più lontano possibile da quel grigiore che sta ricoprendo le loro case. In tanti non hanno molto tempo di scappare prima che vengano raggiunti dalla nuvola, altri rimangono intrappolati nelle proprie stesse case.

A 9 giorni dalla tragedia sono stati contati 109 morti, 200 scomparsi, molti feriti e all’incirca 12.000 persone sono state evacuate dalla zona di pericolo. Quest’ultimi hanno trovato rifugio in strutture messe a disposizione dalle comunità religiose e dallo Stato. In questi rifugi la sconsolatezza e la disperazione sovrastano l’atmosfera: i disegni dei bambini spesso raffigurano morti nelle strade o l’eruzione del vulcano. In molti sono alla ricerca dei propri cari. Chavez, un sopravvissuto all’accaduto, racconta con le lacrime agli occhi di aver cercato i propri cari in tutti i rifugi, gli ospedali, ovunque, ma senza avere successo.

Il presidente del Guatemala, conscio della situazione, ha emesso lo stato d’emergenza in tutte le regioni colpite dall’eruzione, esattamente tre: Chimaltenago, Sacatepequez e la regione più colpita Escuintla. Poco dopo lo stesso aeroporto della capitale, Guatemala City, distante circa 40 km dal vulcano, è stato chiuso per pericolo di piogge di cenere.


Mercoledì 6 giugno, il Ministro della pubblica amministrazione ha comunicato che si sta indagando per capire se sono stati attivati i protocolli necessari per permettere prudenti e veloci decisioni. Difatti molti cittadini hanno contestato il fatto di non essere stati avvertiti in tempo dell’imminente eruzione. Ovalle, coordinatore dell’agenzia nazionale del Guatemala per la prevenzione di disastri, ha affermato che la maggior parte ha ignorato i segnali di avvertimento, che consigliavano di evacuare le zone sottostanti il vulcano. Ha poi aggiunto: “Tutte le comunità hanno ricevuto gli avvertimenti, ma ovviamente non abbiamo l’autorità di ordinare un’evacuazione”.

Durante la settimana sono continuate le esplosioni con fuoriuscite di lava e gas. Solo un 30% dei corpi ritrovati sono riconoscibili. Le procedure per il riconoscimento per i familiari si fanno sempre più dolorose: molti corpi sono irriconoscibili, ricoperti di cenere, bruciati vivi.

Come nella seconda parte del pensiero leopardiano, la natura matrigna infligge dolore alle proprie creature. Una natura distruttrice, capace di cancellare tutto quello che l’uomo nel corso della storia ha costruito. Una natura dalla forza implacabile. Ne “La ginestra” il tema affrontato dallo stesso Leopardi è proprio la contemplazione di un paesaggio vulcanico, specchio del rapporto di sottomissione tra l’uomo e la natura. Nella terza strofa della poesia egli scrive che l’unico modo per fronteggiare questa discrepanza tra le parti è la possibilità degli uomini di far fronte comune, appoggiandosi l’un l’altro in modo tale da stringere una catena sociale (social catena).

Il mondo internazionale dopo l’eruzione si è mostrato vicino allo stato del Guatemala e in molti stanno prestando soccorso. Gli Stati Uniti si sono mossi in prima linea trasportando 6 bambini con gravi ustioni in un ospedale del Texas affinché ricevano le migliori cure. Inoltre hanno inviato risorse finanziarie e aiuti sanitari. Il Messico ha inviato un team di specialisti di sismologia per aiutare a prevenire in anticipo un’altra pericolosa eruzione e anche il Cile ha fatto arrivare equipaggiamento per monitorare al meglio il vulcano.

A rescue worker carries a child covered with ash after Fuego volcano erupted violently in El Rodeo

La Croce Rossa internazionale ha promesso di versare 230,000 $ al paese, soldi provenienti dal fondo d’emergenza. Rocca, a capo della Croce Rossa, si è detto molto preoccupato del fatto che tutti i campi coltivati siano stati ricoperti di cenere. I villaggi basano la loro vita lavorativa sull’agricoltura. “Spero solo che questo non significherà un altro disastro” ha dichiarato Rocca.

In conclusione gli uomini del Guatemala sapranno rialzarsi dopo questa ennesima eruzione da aggiungere a quelle del passato, sapranno superare il dolore della perdita e costruire nuovamente un futuro più sicuro. E proprio come Leopardi elogia la resistenza eroica della ginestra di fronte alla lava del fuoco, così elogeremo gli abitanti delle varie comunità sottostanti il Volcan de Fuego capaci anche loro della stessa resistenza eroica e di una solidarietà comune che gli permetterà di reagire alle ingiustizie della natura.

Oscar Raimondi


Bibliografia:

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