Libano – La sfida della stabilità tra influenze esterne e contraddizioni interne

Il Libano, un piccolo Stato che si affaccia sul Mar Mediterraneo, ha nonostante la sua grandezza un ruolo importante negli equilibri della Regione. Per capire meglio i motivi di tale importanza bisogna prima di tutto ripercorrere la sua storia e le relazioni con gli Stati vicini.

Con la dissoluzione dell’Impero Ottomano dopo la Prima Guerra Mondiale, venne creato lo Stato del Grande Libano, il quale era sotto il mandato francese. Durante la Seconda Guerra Mondiale e l’occupazione da parte della Germania della Francia, il Libano riuscì ad ottenere ufficialmente l’indipendenza nel Gennaio del 1944. Gli anni successivi l’indipendenza videro inizialmente la partecipazione del Libano nella questione Palestinese dando supporto logistico all’Esercito Arabo di Liberazione. Dopo la firma dell’armistizio con Israele nel marzo del 1949, non partecipò più alle operazioni successive della Lega Araba, ma nel corso degli scontri accolse nel suo territorio centinaia di migliaia di profughi palestinesi.

Fu proprio questa loro presenza che portò ad una destabilizzazione del fragile equilibrio dello Stato. Nel 1943 con il Patto Nazionale, patto d’onore non scritto, venne istituzionalizzato il confessionalismo libanese con la divisione delle cariche fra le principali religioni, utilizzando un censimento del 1932, il quale registrava una maggioranza cristiana del 51%. I componenti dell’Assemblea Nazionale vennero ripartiti secondo una proporzione 6:5 a favore dei cristiani e ad essi vennero affidati la Presidenza e il controllo delle forze armate. La popolazione musulmana sunnita, sia per motivi socio-culturali che per l’esodo palestinese, aumentò nel corso degli anni arrivando a superare la popolazione cristiana maronita e creando una chiara sproporzione del potere. Nel 1975 i miliziani palestinesi dell’ OLP vennero cacciati dalla Giordania e dopo essersi stabiliti in Libano fecero aumentare le tensioni nel paese.

La popolazione musulmana fin da subito nutrì simpatie verso l’OLP creando poi successivamente il Movimento Nazionale Libanese per modificare l’allora attuale sistema statale, mentre i cristiani, da sempre filo-occidentali, sentendosi minacciati, cercarono di ottenere sostegno da Israele. Nel 1978 lo Stato subì una doppia invasione, la prima da parte dell’esercito siriano con lo scopo di fondare una Grande Siria, la seconda nel sud del paese da Israele che mirava a creare una zona di sicurezza. La successiva interferenza americana costrinse i miliziani dell’Olp ad abbandonare il Libano, ma le violenze non diminuirono. Dopo un’ulteriore invasione israeliana nel 1982, furono inviati nel Libano dall’Iran i Pasdaran, guardiani della rivoluzione Khomenenista, con lo scopo di addestrare la popolazione musulmana sciita agevolando la creazione del partito Hezbollah.

Nel 1990 la guerra cessò definitivamente e gli anni di scontri si conclusero con un bilancio di  centocinquanta mila morti. Le truppe siriane rimasero in Libano fino al 2005, quando varie manifestazioni per il ritiro dei militari scoppiarono in tutto il paese. L’anno seguente il conflitto israelo-libanese portò ulteriori tensioni e morti. Nel 2011 la guerra siriana vide la divisione della popolazione musulmana sciita, favorevole al governo siriano, e quella sunnita, sostenitrice dei ribelli, con conseguenti violenze, scontri armati e autobombe non solo al confine con la Siria, ma anche nelle maggiori città del paese. Questo quadro storico fa emergere chiaramente la fragilità dello Stato libanese.

Nonostante la riforma del 1990 che prevede una ripartizione più equa dei membri dell’Assemblea Nazionale con una proporzione 1:1 tra musulmani e cristiani, le tensioni non sono del tutto cessate. Un forte peso nell’ordinamento libanese è costituito dalle comunità, le quali regolano tramite statuti religiosi la vita dei loro membri su temi come matrimonio, divorzio, custodia, eredità e tanti altri. I diversi statuti però hanno spesso regole molto diverse fra loro e coloro che decidono di non aderirvi si trovano a dover affrontare problematiche relative alla non esistenza di una “comunità non comunità” e dunque l’incapacità di individuare quale statuto applicare.

L’influenza di Hezbollah nella politica interna diviene la rappresentazione di come le comunità religiose agiscono all’interno dello Stato e di quanto peso acquisiscono. Questa situazione provoca una erosione della sovranità statale e una delegittimazione del singolo ordine pubblico. Lo scenario che viene a crearsi è quello di uno Stato caratterizzato da una conflittualità perenne data non solo da fattori esterni, ma anche interni. A causa delle tensioni politiche siriane ancora non risolte, la crisi per l’uscita degli Stati Uniti dal Nuclear Deal con l’Iran e l’instabilità nei rapporti israelo-palestinesi la necessità di rendere il Libano uno Stato indipendente da influenze esterne e in grado di appiattire le divergenze interne diviene sempre più chiara.

La sfida che lo Stato deve porsi è quella di riuscire a trovare un sistema in grado di tutelare le diversità delle varie comunità religiose presenti, capace di riprendere nelle proprie mani la sovranità e ridare potere all’esercito regolare libanese.

Jovana Kuzman

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