Buona Festa della Repubblica, Signora mia

Evitiamo la polemica. Almeno oggi. Almeno il giorno della Festa della Repubblica, dove celebriamo il 2 giugno 1946. In quella fatidica data, gli italiani e le italiane hanno dato voce al loro diritto di voto per decidere sulla forma di governo dell’Italia. Assieme a ciò, esaltiamo i valori di quella che è la nostra Repubblica, fondata sul lavoro, sui principi di uguaglianza, eccetera, eccetera, eccetera. Non serve dilungarsi naturalmente, sono oramai principi ben assodati, dopo anni di dibattiti e lotte sociali.

Cerchiamo piuttosto di apprezzare la parata a Roma, con le celebrazioni solenni, gli interventi, le sfilate, e con tutti i grandi personaggi della nostra classe politica italiana e i ruoli che essi rappresentano.

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella pone in attenzione l’unità e le tradizioni che rappresenta questa ricorrenza. La sua speranza è che questo 2 giugno “possa essere in ogni territorio l’occasione di una rinnovata condivisione dei principi e degli ideali repubblicani”. Sembra dimostrare fiducia in questo nuovo governo gialloverde che ha dimenticato ormai ogni tipo di polemica analoga a quelle della settimana passata. Il saluto al Milite Ignoto e le frecce tricolori sopra di lui.

Art. 92

“Il Presidente della Repubblica è il capo dello Stato e rappresenta l’unità nazionale”

Il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte stringe la mano al Capo dello Stato con una pacca sulla spalla. “Oggi è la festa di tutti noi, auguri!”, tra gli applausi di tantissimi spettatori, fieri finalmente, dopo tanti anni, di avere un premier eletto dal popolo ed espressione della volontà popolare, che si distacchi dai tecnocrati così lontani dalla vita politica e incapaci di agire nel proprio ruolo senza direttive esterne.

Art.95

“Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando le attività dei Ministri”

Il Vicepresidente del Consiglio e Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Luigi Di Maio sorride come un bambino a Natale mentre saluta ed è acclamato allo stesso modo dalla folla. Non sembra intenzionato, come lo era stato qualche giorno fa, ad utilizzare la celebrazione di oggi per mobilitare le masse in tutte le piazze d’Italia contro il Presidente della Repubblica, reo a suo parere di aver violato i principi della Costituzione e dell’elettorato. No, per quest’anno nessuna marcia su Roma, nessuna messa in stato di accusa né articolo 90. Saluta Mattarella con tranquillità e partecipa alle celebrazioni assieme al resto del governo del cambiamento.

Art.90

“Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione.”

L’altro Vicepresidente e Ministro degli Interni Matteo Salvini fa fatica a farsi largo tra la folla a Roma, tanto viene acclamato. Dice di essere qui per combattere precarietà e immigrazione clandestina. Sembra aver sepolto l’ascia di guerra con Sergio allo stesso modo. Solo con lui. “A casa loro sarà la nostra prossima priorità.” “«Mi sono confrontato con il nuovo presidente del Consiglio, gli ho chiesto di prestare attenzione ai quei 5 miliardi di euro che anche quest’anno sono destinati al mantenimento dei richiedenti asilo: vorrei dargli una bella sforbiciata, mi sembrano un po’ tantini». A parte la questione dei migranti, il Ministro dell’Interno, come recentemente il nome del suo partito, sembra cambiato. Non è lo stesso Salvini che dava contro al mezzogiorno e l’Europa. Si vede sia una persona diversa, con un nuovo approccio alla politica. Si pensi che prima d’ora, non aveva neanche mai partecipato alla Festa della Repubblica, come al 25 aprile. Forse può esser rimasto un po’ confuso sentendo ancora l’Inno di Mameli al posto di Va’ Pensiero. In ogni caso, il vento sta cambiando.

Art.10

“L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.

La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.

Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.

Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici”

Il 2 giugno, è risaputo, le donne hanno votato per la prima volta e da quel momento, nel corso degli anni, hanno conquistato sempre più diritti civili e politici, incrementando il loro potere di autodeterminazione. Ovviamente, ci sono dei limiti da non scavalcare anche in date questioni. L’autodeterminazione diviene problematica laddove si tratti di decidere sul proprio corpo e sul proprio futuro. L’aborto è la prima causa di femminicidio. Parole forti, che il nuovo Ministro della Famiglia Lorenzo Fontana terrà in considerazione per evitare che gravidanze interrotte possano ledere il tessuto sociale della Terza Repubblica, fondata sulla famiglia tradizionale ed un nuovo e progressista senso di cristianesimo cattolico nel nostro ufficialmente laico Paese. La Festa della Repubblica non può sicuramente esularsi dal celebrare questi valori, sanciti dall’articolo 3 della nostra Costituzione, che assicura pari diritti a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Una Repubblica nella quale sarà possibile dire, finalmente, senza remore, ho anche amici gay.

Art.3

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”

Esuliamo dalla polemica dunque.

Non pensiamo alle crude parole di Jean Claude Juncker, che ci dicono di prenderci più responsabilità, senza biasimare costantemente l’Europa. Non pensiamo ai quotidiani tedeschi e alle loro vessazioni. Non pensiamo alle testate estere, preoccupate dal nostro governo, all’Unione Europea che ha deciso di aumentare i contributi verso l’Italia di due milioni per far fronte all’elevato tasso di disoccupazione e la rischiosità sui mercati del titolo italiano.

No, oggi pensiamo a noi.

Oggi pensiamo ai nostri cari valori della Repubblica Democratica Italiana.

Matteo Caruso


Bibliografia:

 

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