Mancanza

Aveva appena concluso il suo discorso davanti a quelle persone. Aveva visto pochi occhi davvero attenti, altri molto scettici, altri ancora neppure interessati, chini sui telefoni o girati verso le vetrate per assicurarsi di non invecchiare il tempo di una breve presentazione. Aveva guardato un paio di occhi innocentemente distratti e dannatamente incuriositi che l’avevano riportata nel passato e forse per quello aveva iniziato a parlare di felicità alla presentazione del suo ennesimo libro scritto in qualche notte, anche se i personaggi dei suoi libri erano tutti destinati a morire e di certo non con un qualche prototipo di felicità accanto, il tutto per un suo puro divertimento letterario e un pizzico di vendetta generale.

Se aveva parlato di felicità, però, non era perché la stava cercando, ma perché l’aveva provata e sapeva benissimo di cosa si trattava e quanto era diversa da ciò che molti si aspettavano. Era un attimo. E l’aveva provata tante volte, tanti attimi. Uno strappo, un fulmine, la scossa: questo era la felicità, un attimo denso di bellezza che con la stessa velocità con cui arrivava, tornava indietro, e se lo sai, dopo rimane la quiete, altrimenti sei solo tu con quella continua ansia, quella stessa ansia che per tutti diventa ricerca ossessiva di quel mito chiamato felicità. Aveva imparato a goderseli quei pochi secondi, un’esplosione, non di vita, quella c’era anche quando stava da sola e sentiva strani rumori e tremava dalla paura senza riuscire a dormire e non esiste cosa che ti metta più vita della paura. Era un’esplosione di nervi, una sorta di momentanea arresa di ogni pensiero anche il più piccolo. Nella felicità il cervello andava in pausa e se la faceva bastare. Questo non l’aveva detto perché quelli che si trovava davanti non sembravano avere voglia di felicità, né davano la minima illusione di averla capita, anche se provata. Tutti, tranne quegli occhi che continuava a fissare, anche se ora non stava parlando. La riportavano indietro a ricordi nascosti che onestamente neppure lei ricordava, ma che c’erano sempre stati, dentro di lei, nella sua pancia, ogni notte di lacrime, ogni ubriacatura di risate e poi di confusione. Stavano lì, scompigliavano tutti gli organi e lei non se n’era accorta, né ricordata. Lo aveva detto Freud, l’inconscio: stupido egoista che faceva ciò che voleva senza chiedere il permesso al corpo che lo ospitava. Ed una forza misteriosa, magia, che dir si voglia, la spingeva a guardare quegli occhi. O no, la obbligava a perdercisi cercando ombre passate in un marrone così scuro e intenso da farle tornare in mente non un’intera vita, ma una sola, potente e lontana notte, di quelle che dimentichi perché non tornano, ma porti con te dentro la cassa toracica, al riparo dagli scontri più duri con la realtà più cruda. Dovevano prenderla a pugni per farle uscire fuori una tale cicatrice, in realtà mai chiusa né riaperta. E a forza di pugni, una volta fuori, sarebbe rimasta per qualche secondo senza respiro, con le ossa rotte e infilate nel cuore e nei polmoni, o le parole, o l’ordinaria razionalità di un tale cervello. Ebbe quasi un mancamento. Guardò nuovamente tutto il pubblico con gli occhi che per lo stupore e l’improvvisa razione di vita erano spalancati come se avesse visto uno spettro passarle davanti ed entrarle dentro, passando da una parte all’altra, dall’intestino ai reni. Li guardò tutti, e si fermò di nuovo su quegli occhi che la continuavano a fissare e tremò, l’aria le mancò nuovamente, si appoggiò al leggìo facendo cadere l’unica copia che aveva del suo libro e non trovando altro appoggio scappò via.
La sala si zittì, i cellulari si spensero, le dita si fermarono, qualcuno quasi trattenne il respiro. Due occhi, che per lo stupore e l’improvvisa razione di vita erano spalancati come se avesse visto uno spettro passargli davanti ed entrargli dentro, passando da una parte all’altra, dall’intestino ai reni, guardarono la fuga.
Solo lui aveva capito, che non era stato un mancamento: aveva avuto una mancanza.

Martina Moscogiuri


Foto in copertina di Robert Doisneau


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