Burundi: referendum costituzionale e la deriva autoritaria

Nel corso della sua storia il Burundi è stato un paese martorizzato dalla lotta etnica e politica, un paese che troppe volte ha visto scorrere sulla terra il sangue di coloro che lo abitano. Dopo l’indipendenza dallo stato coloniale (Belgio), si sono susseguiti colpi di stato, atti di estrema violenza e instabilità politica. Tuttora, dopo un periodo di apparente calma all’inizio del XXI secolo, grazie anche agli accordi di pace di Arusha di cui parleremo nelle prossime righe, il paese deve nuovamente affrontare la piaga della crisi politica e sociale. Una crisi che ancora una volta ha come protagonista la guerra etnica, la corsa per il potere e l’attentato ad una democrazia che non ha fatto in tempo ad esprimersi come in molti hanno sognato e sperato.

Le principali comunità sono costituite dai Tutsi e dagli Hutu (in netta maggioranza). Sin dal periodo coloniale la comunità Tutsi stabilì il suo dominio sugli Hutu. Nel ’61 dopo le elezioni per l’indipedenza, il paese è stato testimone di lotte e scontri tra le due comunità entrate in pieno conflitto. In pochi anni da Monarchia Costituzionale il Burundi divenne una Repubblica. Nel 1972 una rivolta Hutu venne repressa con molta ferocia, morirono tra i 100 e 200.000 uomini e altri 500.000 dovettero scappare nei paesi antistanti. Dopo un secondo e terzo colpo di stato, negli anni novanta venne portata avanti dal generale Buyoya un processo di democratizzazione. Nelle elezioni del 1993, il regime militare veniva deposto con conseguente elezione di un presidente hutu, ucciso in un attentato poco dopo. La guerra tra Hutu e Tutsi divampò nuovamente, Buyoya si vide costretto a salire nuovamente al potere e varare una costituzione provvisoria.

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L’inizio del XXI secolo portò una ventata di speranza confermata dagli accordi di Arusha. L’accordo prevedeva una divisione dei poteri a livello istituzionale tra le due comunità per mettere la parola fine alla guerra civile. Nel 2005 venne firmata la costituzione e venne eletto come presidente il leader del partito politico CNDD-FDD NKurunziza. Un presidente che non si dimostrò all’altezza e che ora come ora si presenta come un uomo con evidenti mire dittatoriali.

La costituzione prevedeva la possibilità, per un presidente eletto, di conseguire al massimo due mandati della lunghezza di 5 anni ciascuno. Conseguenzialmente il Presidente Nkurunziza nel 2015 avrebbe dovuto rinunciare alla elezione per un terzo mandato. Il Presidente, al contrario di quanto scritto nella costituzione, decise di partecipare nuovamente alle elezioni, la Corte Costituzionale appoggiò la sua decisione dichiarando come non valido il primo mandato 2005-2010. I partiti all’opposizione boicottarono le elezioni e accusarono il Presidente di manipolare la tornata elettorale. In questo modo si ritrovò ad essere l’unico candidato in lizza per la nomina di presidente. Dopo aver ottenuto il terzo mandato (2015-2020), nel Dicembre 2017 annunciò la data del referendum costituzionale, il 17 maggio del 2018. La vittoria del sì permise al Presidente di modificare la lunghezza del mandato presidenziale da 5 a 7 anni e la possibilità di essere rieletto una seconda volta e non più. Questo permetterà sulla carta a Nkurunziza di rimanere a capo del paese sino al 2034.

Il presidente aveva descritto il referendum con aggettivi come “democratico e pacifico”, questo almeno di fronte alle telecamere. In un’altra dichiarazione pubblica infatti ha affermato: “Chi oserà sabotare il referendum con parole o azioni sovversive oltrepasserà una linea rossa”. Nel caso in cui qualcuno oltrepassasse questa fatidica linea rossa, cosa lo aspetterebbe dall’altra parte? Morte, stupri, rapimenti, minacce, paura e terrore per la propria incolumità e quella dei propri cari. Questo sono le conseguenze per coloro che si oppongono alla decisione tanto democratica del presidente.

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Dopo la conferma dell’incostituzionale terzo mandato nell’aprile 2015 sono iniziate le repressioni. Un gruppo di militari, esattamente un mese dopo, ha tentato un golpe ai danni dell’attuale Presidente. Dopo il colpo di Stato fallito, il Presidente ridusse notevolmente il potere di azione dei partiti all’opposizione e i leader dei partiti in questione vennero allontanati dal paese o peggio, uccisi. Secondo gli ultimi dati della commissione UNHCR (United Nations High Commission for Refugees) dal fatidico mese di aprile del 2015 nei paesi vicino il Burundi sono stati contati 390 mila rifugiati. Human Rights Whatch ha registrato, sempre calcolando dallo stesso mese fino ad oggi, all’incirca 1700 morti e altri scomparsi o torturati. Tutti oppositori, attivisti o giornalisti.

Gli autori di questo soffocamento sono le forze dell’ordine, i militari e un gruppo para-militare giovanile chiamato gli Imbonerakure. Un gruppo costituito dal partito CNDD-FDD nel 2008 e che secondo varie testimonianze, ottenute dagli operatori di HRW, è controllato direttamente dagli apparati istituzionali. Il partito CNDD-FDD ha un sistema elaborato e collaudato per gestire il gruppo militare e usarlo a proprio piacimento per i lavori più sporchi. La disperazione e le promesse fanno avvicinare i giovani a questo movimento, i ragazzi vengono sedotti dalla possibilità di avere poi un lavoro governativo e trovare una soluzione prettamente egoistica alla disperazione e all’assenza di futuro. Un ragazzo testimonia con queste esatte parole: “Mi promisero un lavoro governativo, ma invece mi ritrovai solo con le mani insanguinate e dopo incominciai ad avere paura della mia scelta”.

Questo gruppo uccide, stupra, intimorisce. Devono portare a termine gli obiettivi che gli vengono assegnati, molto spesso le persone mirate sono personaggi all’opposizione, sospettati o persone sul cui conto girano troppe voci discriminatorie. Una volta entrati per loro non è facile tirarsene fuori, perché possono essere considerati dei traditori e quindi dei nemici da sconfiggere.

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In conclusione non tirerò le somme o spiegherò quanto il paese necessiti di un aiuto internazionale. Riporterò semplicemente le testimonianze di una uccisione e di uno stupro. Le testimonianze dirette e schiette delle persone che direttamente hanno subito il torto o ne sono stati spettatori valgono più di mille parole. Testimonianze per capire quanto il clima di terrore in Burundi sia diventato insostenibile. Grazie ancora una volta a Human Rights Whatch, le cui ricerche sono di costante ispirazione.

“Gli Imbonerakure arrivarono in casa di Sinzikayo (membro del partito oppositore FNL) intorno alle 10 e 30. Chiedendo di mostrare loro una prova della registrazione al referendum che si sarebbe tenuto di lì a poco. Lui rifiutò di mostrarglielo. Gli Imbonerakure lo spinsero fuori la sua abitazione e iniziarono a colpirlo. Mentre lo colpivano sempre più forte continuavano a chiedergli di mostrare la ricevuta della registrazione. Lui disse di essere registrato, ma a loro non interessava più. Lo colpirono con le mazze ancora, ancora e ancora. Finirono, se ne andarono, andai a vedere la sua situazione. Il suo corpo era privo di vita. Il giorno dopo lo seppellimmo.”

“Gli imbonerakure arrivarono a casa nostra. Mio marito (membro del partito oppositore FNL) era lì con me, due di loro lo presero e lo portarono fuori. Nel frattempo uno rimase dietro di me e mi stuprò. Vide che ero incinta ma non se ne interessò. Disse di volere costringermi ad abortire. Dopo avermi stuprato mi disse: “Sappi che tutte le mogli degli oppositori al partito CNDD-FDD appartengono a noi”.

Oscar Raimondi


SITOGRAFIA

 

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