Jupiter Pluit

Chi desidera vedere l’arcobaleno, deve imparare ad amare la pioggia.” Questa frase dello scrittore brasiliano Paulo Coelho rispecchia in maniera sintetica la finale maschile degli Internazionali Bnl d’Italia, competizione tennistica svoltasi al Foro Italico di Roma tra il 7 e il 20 maggio, vinta dallo spagnolo Rafael Nadal (ormai odierno principe del Foro dopo l’ottavo titolo in questo torneo) contro il tedesco Alexander Zverev.

Precisamente il violento scroscio nella domenica pomeridiana romana ha interrotto l’incontro per 50 minuti, permettendo a Nadal di ritrovare le energie e a Zverev di perdere quella trance agonistica che gli ha consentito di padroneggiare fino a quel momento l’incontro.

Un esito che getta ancora qualche ombra su quella che gli esperti chiamano Next Generation, composta oltre al tennista tedesco anche da nomi come Dominic Thiem, Nick Kyrgios e David Goffin, atleti giovanissimi (età media 23-24 anni) e fortissimi, ma non ancora capaci di scalzare il duopolio creato da Nadal e Federer (69 anni in due) e non ancora pronti a presenziare nel Pantheon tennistico. Ciò che manca a questi ragazzi è un quid in grado di dare un lustro maggiore al futuro circuito tennistico, da ricercare non solo nel campo da gioco.

Nella kermesse romana si sono affrontati i migliori tennisti maschili e femminili ad eccezione di Andy Murray, Serena Williams e il Cesare Roger Federer (deciso a risparmiare le forze in vista dell’imminente Slam del Roland Garros), per quello che a tutti gli effetti è l’evento più glamour del panorama sportivo italiano. Lo dimostra il record di biglietti venduti e di incassi (un totale di 12 milioni di euro), battendo il primato appartenuto all’edizione precedente. Segno che la partecipazione sia diventata un vanto e un simbolo di appartenenza a un rito sportivo che ogni anno che passa si trasforma in un rito sociale, grazie alla scelta di ridurre la quantità di biglietti omaggio e di togliere la possibilità di entrare e uscire a piacere dall’impianto.


A giovarne di questo successo è il movimento tennistico italiano. Nel torneo maschile i nostri Lorenzo Sonego e Marco Cecchinato sono arrivati al secondo turno, Lorenzo Baldi ha superato le qualificazioni fermandosi al terzo turno, mentre Fabio Fognini è riuscito a conquistare i quarti di finale, uscendo contro Nadal. Il torneo femminile ha visto trionfare, come nel 2017, l’atleta ucraina Elina Svitolina capace di liquidare in due rapidi set l’attuale numero 1 Simona Halep, mentre l’unico squillo tricolore è da annotare nel ritiro dai campi di Roberta Vinci (uscita al primo turno) e la consapevolezza della Fit (Federazione Italiana Tennis) di trovare al più presto giocatrici che possano competere ad alto livello.

Il Foro italico – con i suoi 14 campi in terra rossa più 1 in erba sintetica – e in generale tutto l’evento non può competere con la storia di Wimbledon o il fascino del Roland Garros, ma non si chiede neanche di entrare in una concorrenza di questo tipo. E’ un torneo che riesce ad ammaliare con l’atmosfera che solo una città come Roma sa dare, che riunisce in maniera omogenea il politico e l’operaio, il commercialista che gioca al circolo durante la pausa pranzo e chi si avvicina per la prima volta, lo sportivo affermato e il ragazzino che pratica sport dopo scuola. All’interno le ore scorrono veloci perdendosi tra i campi minori, dove i match sono i più agguerriti e ci si ritrova a cento metri dagli atleti respirando la stessa terra rossa e provando a catturare gesti e movimenti da ripetere in futuro.

Infine c’è quell’impagabile senso di pace che ti assale mentre guardando un incontro al Nicola Pietrangeli ti ritrovi circondato da una meravigliosa cornice di statue. È una delle poche volte in cui sai qual è il tuo posto nel mondo, un’esperienza che non capita spesso di provare e che neanche l’insolita pioggia di una domenica pomeriggio di maggio può rovinarti.

Marco Paoloni 

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