Chi ha ucciso Hannah Baker?

Avvertenza: contiene spoiler e motivi di odio nei miei confronti per i fan della serie.

Netflix conferma di seguire l’esempio tracciato da René Ferretti in Boris (“A noi la qualità c’ha rotto il cazzo”) e di far uscire la seconda stagione di “Tredici”. Con il fatto che molto probabilmente eviterò di vederla, di seguito elenco i tredici motivi per cui non ho odiato la prima stagione, ma non l’ho neanche amata.

copertina 13 reasons why

1. La “trama”

L’idea di partenza è molto interessante: una ragazza si toglie la vita, dopo aver registrato tredici cassette contenenti i responsabili e gli eventi scatenanti una decisione tanto drastica. Fin qui tutto bene. L’unico vero problema è che, nonostante un soggetto così forte, ogni tanto la vicenda viene eccessivamente semplificata, o comunque appiattita in favore di una trama più lineare e adatta al grande pubblico. Non necessariamente un difetto, ma comunque un qualcosa che, dopo 13 puntate, non me l’ha fatta apprezzare a pieno.

 

2. Le prime puntate

E qui si entra nel merito del problema precedente. Infatti, la prima metà della serie è una versione di “O.C.” ma con un suicidio di mezzo. In questi episodi Hannah Baker è un personaggio quasi incomprensibile e fastidioso, mentre molte delle situazioni che i ragazzi affrontano sono al limite del caricaturale. Caratteristica che alcuni dicono sia voluta per renderla più fruibile al suo naturale pubblico “teen”, quando a me ricorda solo un’ottima strategia di marketing.

 

3. Le ultime puntate

Negli ultimi episodi qualcosa cambia. I comportamenti da teen drama americano spicciolo vengono definitivamente abbandonati, lasciando spazio finalmente a una narrazione più intelligente e consapevole dei propri mezzi. Eppure, i momenti tragicamente ridicoli non si sprecano nemmeno qui.

 

4. Le scene esplicite

Raggruppiamo sotto questa categoria tutte quelle scene “crude”, in teoria devastanti, per le quali si è addirittura deciso di mettere un’avvertenza all’inizio delle puntate (spoilerando a noi ignari spettatori il contenuto, tra l’altro). Ma ce n’era davvero bisogno? A pensarci bene decisamente no, anche perché queste scene sono tali soltanto nelle intenzioni, che pure colpiscono. Nelle ultime puntate assistiamo a un climax di violenza psicologica (e fisica purtroppo) molto ben orchestrato, ma le sequenze in questione spesso e volentieri sono girate in maniera caotica e poco “realistica”, o comunque non adatta al contesto, come nel caso SPOILER dello stupro di Jessica. Va bene, il pubblico “teen”, che tutti si ostinano a difendere, potrebbe esserne colpito, subire dei traumi eccetera eccetera eccetera. Ma questo discorso lo continuiamo nei prossimi punti.

5 e 6. Il successo e le critiche

L’enorme successo che ha avuto è meritato? Dipende. È una serie che accontenta chiunque e che si lascia vedere tranquillamente, senza grandi picchi di qualità. Con il successo però sono arrivate delle critiche. E non mi riferisco a quelle, pur legittime, alla serie come prodotto artistico, ma verso i contenuti. Molti si sono lamentati delle tematiche sconvolgenti, di come possano influenzare le giovani menti dei pargoli americani, che sono tanto cari e buoni. Allora, ammesso e non concesso che ciò sia vero in alcuni casi, per carità, davvero si può fare una critica del genere? Si invitano queste persone alla visione di “Elephant”, il capolavoro di Gus Van Sant, che mostra un episodio simile alla tragedia di Columbine e agli altri tantissimi massacri perpetrati dagli studenti nelle scuole – come l’ultimo avvenuto in Texas pochi giorni fa -, un film chiaramente più crudo di questo “Tredici”, ma di qualità decisamente più elevata.

7, 8 e 9. Hannah Baker, Clay Jensen, i personaggi.

Bisogna fare appunto una distinzione: Hannah Baker in negativo, Clay Jensen in positivo, il resto dei personaggi a metà tra i due. Per quanto riguarda Hannah con “negativo” non si vuole criticare la performance attoriale di Katherine Langford, quanto piuttosto dell’enorme potenziale sprecato del suo personaggio. La tematica è forte, va dato atto ai produttori di essere stati abbastanza coraggiosi nel trattarla. Ma, dal momento che avevano in mano qualcosa diretta a un pubblico così giovane e fragile, avrebbero potuto tirare fuori qualcosa in più e magari dare più spessore e credibilità ai personaggi, su tutti Hannah Baker. Paradossalmente è il più interessante e il meno approfondito. Con quello di Clay Jensen, invece, ci hanno proprio preso. Forse è l’unico personaggio a seguire un’evoluzione naturale e credibile, l’unico in cui davvero si può riconoscere un essere umano, mentre gli altri, chi più chi meno, rimangono legati a delle maschere classiche del genere.

E poi però c’è Tony.

 

10. Tony

Chi è? Che fa? Perché è sempre dappertutto? Perché mentre parla con le persone prende e se ne va via (come molti altri personaggi del resto)? Perché sa tutto di tutti? E perché non dice niente? Non si sa. Tony sarebbe anche interessante, se non fosse avvolto da quest’aria grottesca e quasi divina.

 

11. Tematiche

I temi trattati sono, appunto, molto forti. E, c’è da dirlo, in molti casi sono anche esaminati a dovere. Alcuni episodi di bullismo, alcuni comportamenti tipici all’interno delle scuole, alcune situazioni di ragazzi emarginati. Tutte cose che funzionano anche bene, ma che avrebbero sicuramente necessitato di una cura maggiore. E non cominciassero di nuovo con la manfrina “il mio tesorino è rimasto sconvolto e ora si vuole ammazzare”. Su questo almeno la serie è fedele alla realtà. Gli adulti sono delle amebe idiote, eccetto qualche raro caso.

 

12. La seconda stagione

Era necessaria? Risponderò con un’espressione tipicamente romana per riassumere il concetto: v’accollate.

 

13. Conclusione

Tredici è quindi una serie interessante (?), che però pecca di un didascalismo esagerato e di una scrittura veramente sbrigativa per il tema trattato e per la lunghezza del prodotto, si sarebbe potuto fare tranquillamente un film di un’ora e venti e sarebbe venuto identico.

Avrei potuto anche solo dire questo invece di ammorbare con 13 punti lunghissimi (e potevano essere molti di più), ma dovevo vendicarmi delle 13 puntate da 50 minuti per un totale di quasi 11 ore passate appresso ad Hannah Baker e colleghi. Fine delle trasmissioni.

Claudio Antonio De Angelis

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