Reddito di cittadinanza: chiacchierata in libreria con Feltri, Di Battista e De Masi

Giovedì 17 maggio Stefano Feltri, vicedirettore del Fatto quotidiano, ha presentato il suo libro “Reddito di cittadinanza” alla libreria Nuova Europa de I Granai a Roma. Con lui sono intervenuti il sociologo Domenico De Masi e il grillino Alessandro Di Battista.

Il primo a parlare è stato proprio il più atteso, il cittadino in procinto di partire per le Americhe a fine mese, che subito lancia la prima bordata: “Oggi si parla di reddito di cittadinanza, ma già si dovrebbe parlare di reddito universale. […] E c’è chi parla già di reddito di cittadinanza universale. Se ci pensate, pochi decenni fa, ottanta anni fa, addirittura il suffragio universale era un’utopia. Nella storia dell’umanità ci sono state monarchie, e ancora ci sono: qualcuno ha creduto, qualcuno ancora crede che si debba garantire un determinato potere non per virtù ma per questioni di sangue e oggi ci sembra assurdo ragionare di reddito e separare il reddito dal lavoro, ma è evidente come per noi – c’è scritto nella Costituzione – la sanità pubblica o l’istruzione pubblica devono essere dei diritti. Per me […]  anche avere un reddito, quindi impedire alle persone di vivere al di sotto della soglia di povertà deve essere un diritto. Nel programma di governo non c’è soltanto il reddito di cittadinanza ma anche la pensione di cittadinanza” e qui, dopo aver pronunciato la parola “governo”, Di Battista inizia a infervorarsi: Io sono contento di questo governo. Perché? Perché mi piace Salvini? Perché mi piace la Lega? Io non ho mai votato la Lega, ma reputo questa qua l’unica strada percorribile. E lo penso, lo dico per onestà intellettuale, io ho sempre votato a sinistra prima della nascita del Movimento 5 Stelle […] ciononostante cosa ho visto nei miei anni in parlamento? Che non esiste partito più dipendente dalle lobby del PD.”
Inizia così a scagliarsi contro la sinistra, rea di aver perso il contatto con i diritti sociali ed economici per concentrarsi unicamente su quelli civili, secondo lui meno prioritari. E poi a cascata parla di conflitto d’interessi, di regolamentazione del gioco d’azzardo, della querela da parte di Berlusconi, del suo incondizionato appoggio a Di Maio. Dopo quasi venti minuti di monologo una signora dalla seconda fila sbotta: “Non siamo a un comizio!”. Di Battista si scusa, “È che è da un po’ che non ne facevo, scherza arrossendo. La platea si spacca. La parola passa così a Domenico De Masi, autore della prefazione del libro. 

Il sociologo si sofferma sulla forbice sempre più ampia tra i più ricchi e i più poveri arrivando a descrivere uno scenario di stampo marcatamente marxista, nel quale anche grazie alle nuove tecnologie i mezzi di produzione stanno tornando nuovamente nelle mani di una ristrettissima élite. È questo che rende secondo lui necessario il reddito di cittadinanza: gli operai costretti a reinventarsi dopo essere stati rimpiazzati da macchinari all’avanguardia necessitano di un tempo sufficiente ad apprendere nuovi mestieri, periodo nel quale è per loro vitale avere aiuto economico da parte dello Stato; e una volta che gli operai si saranno reinventati e andranno a occupare nuovi posti di lavoro, saranno coloro che li occupavano precedentemente a doversi reinventare, e così via. Qui diventa per lui necessario fare un distinguo tra il reddito d’inclusione, già approvato dal governo Gentiloni, e il reddito di cittadinanza. Il reddito d’inclusione, riservato ai disoccupati, avrà fino a giugno una platea potenziale di circa 500.000 famiglie per 1,8 milioni di persone, mentre da luglio passerà a 700.000 nuclei per 2,5 milioni di persone; a fare da discriminante sono tutta una serie di condizioni, tra le quali: possesso o meno di una casa, figli, genitori a carico, ricerca per almeno due ore al giorno di un nuovo lavoro. Il reddito di cittadinanza auspicato da De Masi è invece per tutti i cittadini italiani, a prescindere dal loro reddito o dal loro impiego. Obbligatoria è la chiusura sul Governo: “Si può essere d’accordo o no con questo governo con la Lega. Io avrei preferito quello con il PD, perché credo che i 5 Stelle avrebbero colonizzato il PD e lo avrebbero educato a tornare al suo vero elettorato.”

È l’autore del libro, Stefano Feltri, a spezzare un po’ l’idillio: “Di Battista ha fatto tutta la parte costruttiva, ma il mio ruolo di giornalista mi impone di dire che loro nel contratto di governo hanno omesso un piccolo dettaglio, e cioè dove troveranno i soldi.
Di dubbi ne ha, ma comunque non accetta che qualcuno possa bocciare a priori la proposta dei 5 Stelle: “Quelli che dicono che non ci sono i soldi omettono di dire che per altre cose i soldi si sono trovati”. Cita così gli 80 euro ricevuti da persone che ne avevano meno bisogno rispetto a molti “poveri veri”, l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, i miliardi dati alle aziende per assumere nuovi lavoratori in seguito al Jobs Act, l’evasione fiscale o i venti miliardi aggiunti al debito pubblico dal governo Gentiloni per salvare le banche italiane.

Tra le domande del pubblico, qualche polemica e molti applausi, la conferenza sfuma verso il finale. Il pubblico si mette in fila per ricevere gli autografi, mentre un paio di domande continuano imperterrite a ronzare nelle menti di molti: ma insomma, questo reddito di cittadinanza è fattibile o meno? E se lo fosse, sarebbe comunque un provvedimento utile? Il libro di Stefano Feltri contiene una parte delle risposte, ma la parte più grande di esse la possiede soltanto il tempo.

Paolo Palladino

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