A mia madre

Per tre mesi il suono delle sirene
ha scandito la tua vita.
Mi tenevi la mano
mentre le bombe cadevano sulla città,
stringendomi
mi cantavi ninne nanne
in una lingua di cui
ora so ben poco.

Venti anni in un paese straniero
hanno creato
calli sulle tue mani e rughe sul tuo viso,
e nel tuo desiderare
una vita migliore per me,
ti sei fatta forte in una realtà
che spesso ti ha considerata inferiore.

Nei giorni in cui credo che l’amore
non esista,
penso al tuo volto
e capisco cosa significhi
amare incondizionatamente.

foto in articolo.jpg

Jovana Kuzman


Post simili

Soliloquio di plenilunio Non riuscendo ad addormentarmi ho fatto prima ad andare a letto tardi rimanendo sveglio aspettando un segno piuttosto che disegnarti sul foglio di un ...
Agosto Un alveare vuoto Abbandonato E roventi celle Vacanti, chiuse Senza vita Senza abitanti Spettrali viandanti Vagano invano Negli assolati meandri Di u...
Il locale irlandese Fra sette anni, il vecchio amico del liceo avrà il secondo figlio e la ragazza della cotta avuta verso il terzo starà brindando al suo posto fisso. F...

One thought on “A mia madre”

Rispondi