Viaggio sui tetti, sui vulcani e sull’oceano: Capo Verde e la svolta nel turismo

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È molto raro che si senta parlare di Capo Verde e probabilmente neanche voi conoscete questo Paese, date le sue piccole dimensioni ricordate con affetto dalla cantante Cesaria Evora, la sua cittadina più nota.

In termini sia di demografia che di superficie, i suoi 540.000 abitanti ripartiti su 4.000 km quadrati lo rendono il terzo Paese più piccolo e meno popolato del continente africano. D’altro canto, Capo Verde gode di una notevole riuscita democratica, essendo qualificato, allo stesso modo dell’Italia o della Francia, come una “democrazia imperfetta” dall’indice di democrazia pubblicato ogni anno dal The Economist, che lo vede al secondo posto tra i Paesi africani. Ora, calcolando che i media affrontano l’argomento delle politiche africane solo in termini d’instabilità o di autoritarismo, va da sé che non sentirete mai parlare di questo piccolo Paese.

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Data: The Economist 2

Eppure questo affascinante arcipelago composto da 10 isole vulcaniche affioranti dall’Oceano Atlantico, a 600 km al largo delle coste senegalesi, è una repubblica dal 1975, anno nel quale ha ottenuto l’indipendenza dall’impero coloniale portoghese. I suoi abitanti, per lo più cattolici, parlano creolo, nonostante la lingua ufficiale rimanga il portoghese. Gli abitanti del sud, nelle isole di Brava, Foro, Santiago e Maio, situate “controvento” e sottoposte ad un clima piuttosto arido, beneficiano di molte meno precipitazioni rispetto a coloro che vivono a nord, nelle isole di Boa Vista, São Nicolau, Santa Luzia, São Vicente e Santo Antão, che avendo “il vento a favore” subiscono l’influenza degli alisei responsabili della pioggia e quindi di una vegetazione più rigogliosa sui versanti interessati dalle precipitazioni.

Nel xv secolo, agli inizi della sua relazione con la specie umana (va ricordato che fino a quel momento l’arcipelago era inabitato), Capo Verde era conosciuto come attrazione di numerosi pirati e corsari tra cui il celebre Francis Drake.

Oggi le sue isole vivono soprattutto di turismo, principale fonte di introiti delle isole del sud dove si trova, tra l’altro, la capitale Praia, che in portoghese significa proprio “spiaggia”. Per questo motivo i politici puntano su questo settore per rilanciare lo sviluppo, seguendo ad esempio la strada dell’ex compatriota Macao e associandosi con la Cina per dei contratti di costruzione di casinò molto redditizi nella capitale.

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In effetti il turismo costituisce un motore economico da non sottovalutare, dato che Capo Verde riceve ogni anno tanti visitatori quanti abitanti; è evidente quindi che quasi nessun altro settore, per lo meno nelle isole australi, conosce tale valore aggiunto. Dal canto loro, le isole del nord possono contare su una modesta produzione agricola di beni, quali la canna da zucchero, la manioca, la banana o il caffè. Tuttavia quest’agricoltura è anzitutto di sussistenza e il poco surplus, che serve a sfamare gli abitanti delle altre isole dell’arcipelago, non è quindi sufficiente per permettere al Paese di esportare le sue derrate. Così, come accade per le isole del sud, anche quelle del nord sono aperte al turismo internazionale, ma i limiti della loro orografia determinano un’altra forma di turismo, incentrata su attività più rispettose verso l’ambiente e la vita delle popolazioni locali. È a Santa Antao, l’isola più grande e piovosa delle isole del nord, che ho avuto la fortuna, nel 2014, di incontrare i suoi abitanti e di comprendere le questioni e le problematiche con le quali questi ultimi, se non ci si confrontano già, lo faranno nel futuro.

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In effetti l’isola di Santo Antao, a nord-ovest dell’arcipelago, è la meta preferita degli organismi di trekking e di altre attività ecoturistiche. L’ecoturismo, pratica in aumento presso un’ampia fetta di turisti occidentali, consiste nell’attuare un turismo responsabile a livello ambientale, con un impatto negativo quasi inesistente ed il coinvolgimento socio-economico delle popolazioni locali. A Santa Antao tutto ciò si traduce in escursioni attraverso l’isola guidate proprio dai suoi abitanti. Per me ed il mio gruppo, infatti, il viaggio consisteva nell’attraversare bellissime montagne dell’isola a piedi, guidati da Dori, una giovane capoverdiana sotto i 30 anni: ci siamo spostati da un villaggio all’altro e, ogni sera, siamo stati accolti da alcuni locali per mangiare e bere con loro verdure, carni e alcolici del posto a volontà e per bivaccare sui tetti e i balconi durante la notte. L’unica attività proposta oltre le escursioni, quindi, si è rivelata essere l’incontro con gli abitanti dei villaggi che attraversavamo.  Così i capoverdiani che abbiamo avuto la fortuna di incontrare si sono rivelati gentili, ospitali e desiderosi di condividere con noi le loro conoscenze. Ma coloro in cui abbiamo suscitato più interesse sono stati i bambini: quelli che per noi erano duri cammini, per loro erano il tragitto quotidiano per raggiungere la scuola. I paesaggi che abbiamo attraversato nel corso di una settimana ci hanno offerto la vista di montagne scoscese ricoperte da una vegetazione rigogliosa che si sviluppa dal fondo di ogni valle. I villaggi dell’entroterra, aggrappati a questi pendii elevati, non raggruppano mai più di una ventina di case, per la maggior parte in cemento e sprovviste di vetri alle finestre. Escluse quelle che gravitavano intorno alla nostra accoglienza, l’unica altra attività economica consiste nella policoltura, alla quale gli uomini dei villaggi consacrano molto tempo.

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Per trovare altre funzioni o attività bisogna raggiungere le città sulla costa, che non superano quasi mai i 2000 abitanti ciascuna. Queste cittadine fungono da calamite per i paesi rurali dell’entroterra, ai quali sono collegate, solo per alcuni tratti, da strade e talvolta da sentieri non sempre asfaltati a seconda dei villaggi. Due città posseggono un porto e quello della città più grande, ossia Porto Novo, permette di collegare la città di Mindelo, situata sulla vicina isola di Sao Vicente, che, con i suoi 70000 abitanti, funge da capitale culturale del Paese.

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È quindi importante creare un parallelo tra i due tipi di turismo che il Paese ha l’opportunità di sviluppare. È infatti opportuno puntare su un turismo di massa che consumi energia e rifiuti in grande quantità, in un Paese povero di infrastrutture come quelle destinate al riciclaggio di rifiuti e che accoglie già un numero di turisti uguale a quello dei suoi abitanti?

Nonostante implichi un giro d’affari di gran lunga meno considerevole rispetto a quello classico, l’ecoturismo non trasforma il territorio nel quale è messo in atto, conservando il suo carattere selvaggio e rendendo partecipe la popolazione di un nuovo settore economico, lì dove si fa sentire il bisogno di diversificazione delle attività. Al contrario, se è vero che la creazione di grandi casinò e hotel di lusso produce numerosi posti di lavoro, è anche vero che gran parte di questi saranno concessi dalle multinazionali ad un personale diplomato, proveniente spesso da Paesi sviluppati, lasciando i lavori più pesanti e mal retribuiti alla popolazione locale.  Certo è che l’esempio di Macao suscita ai capoverdiani il sogno di un miracoloso decollo economico. Tuttavia la questione economica e l’idea di un recupero permesso dallo sviluppo non devono essere i soli fattori da tenere in conto in questo bilancio. Sicuramente povero, ma forte di un esemplare sistema democratico e di un cosciente accesso alle sue risorse, il Paese ha già affrontato delle questioni climatiche che non faranno altro che intensificarsi di pari passo con lo scioglimento dei ghiacci e la desertificazione. In un tale contesto sarebbe una scelta saggia, per Capo Verde, acquistare notorietà a livello internazionale, per la seconda volta nella sua storia, lasciando così il suo territorio in balìa di un’orda di saccheggiatori assetati d’oro?

Tom Forest
Traduzione di Eleonora Valente


1 World bank, 2016

The Democracy Index 2017, The Economist

3 L’Afrique, nouvel “Enfer du jeu” chinois, Le Monde, 09.05.2017

4  
FAO

5  The World Conservation Union

 

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Potete trovare le foto dell’articolo su l’account Instagram @ladisillusione!

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