Quelli che non ben comprendono

Sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi“: è il primo verso di una canzone di Frankie Hi-NRG – al secolo Francesco Di Gesù – assai popolare negli anni ’90, la quale ravvisava la pervasività dei benpensanti nella nostra società. Questo primo verso – nonché l’intero testo – appare ancora molto attuale e possiamo canticchiarlo amaramente ancora oggi: non solo riferito a “Quelli che benpensano“, ma anche e soprattutto ad un’altra categoria purtroppo ben presente oggigiorno in Italia, quella degli analfabeti funzionali.

Prima di tutto dobbiamo definire chi sia l’analfabeta funzionale. “Con il termine analfabetismo funzionale si intende l’incapacità di un individuo di usare in modo efficiente le abilità di lettura, scrittura e calcolo nelle situazioni della vita quotidiana. L’analfabetismo funzionale si concretizza quindi nell’incapacità di comprendere, valutare e usare le informazioni a disposizione nell’attuale società.” (Fonte: Wikipedia)

In sostanza l’analfabeta funzionale differisce dall’analfabeta strutturale in quanto teoricamente possiede la capacità di leggere, scrivere e fare di conto, ma praticamente la sua competenza è così bassa da impedirgli di comprendere e produrre testi che vanno oltre un livello pressoché elementare; ciò, a livello socio-culturale, pregiudica le capacità del suddetto individuo di comprendere appieno le dinamiche e gli eventi che occorrono nella società nel quale vive.

Secondo un’indagine Ocse-Piaac risalente al 2016, in Italia – mentre il tasso di alfabetizzazione rasenta il 100% – il 28% della popolazione tra i 16 e i 65 anni è analfabeta funzionale; con tale tasso l’Italia si colloca al penultimo posto in Europa, insieme alla Spagna, e al quartultimo nel mondo, rispetto ai 33 paesi analizzati (peggio di noi soltanto Turchia, Cile e Giacarta). L’analfabeta funzionale italiano medio ha più di 55 anni anni, non è diplomato ed è disoccupato, oppure è molto giovane e non studia né lavora.

Secondo Tullio De Mauro, noto linguista venuto a mancare nel gennaio del 2017, la percentuale di italiani che è al di sotto di quelli che vengono ritenuti i livelli minimi di comprensione di un testo scritto è il 70%, mentre sarebbe addirittura l’80% degli italiani ad essere al di sotto dei livelli minimi di conoscenza, buona utilizzazione e produzione del medesimo tipo di testo. De Mauro ha più volte denunciato la gravità di questi dati, unitamente al fenomeno dell’analfabetismo di ritorno.

Concordando con Tullio De Mauro, altri due grandi uomini di cultura hanno più volte espresso preoccupazione per questi dati sconcertanti e per la loro ricaduta sulla vita socio-politica del Paese, Andrea Camilleri e Umberto Eco: per l’analfabeta funzionale, con i suoi limitati mezzi, potrebbe risultare assai complicato comprendere e orientarsi tra i tortuosi meandri della democrazia e di conseguenza il suo voto sarebbe – sempre citando De Mauro – più di “pancia” che di “testa”. Non voglio di certo sostenere che tra l’analfabetismo funzionale e il recente insorgere di populismi in Italia ci sia un rapporto di causa-effetto, ma di certo ciò può indurre ad una riflessione.

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Tullio De Mauro

Intimamente legata all’analfabetismo funzionale è senz’altro la vita social di gran parte della popolazione italiana; diceva saggiamente Umberto Eco: “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel”. Partendo dallo shit-storming – per il quale è da segnalare il geniale neologismo “webete” coniato da Enrico Mentana – e giungendo alla questione delle bufale online, si comprende facilmente come l’analfabetismo funzionale possa compromettere la comprensione di informazioni basilari e le stesse regole di convivenza civile.

Un altro punto su cui De Mauro, Eco e Camilleri sembrano essere d’accordo è il nesso tra la cultura e l’analfabetismo, sia di ritorno che funzionale: definendo il popolo italiano come un popolo di “analfabeti culturali”, De Mauro intendeva proprio sottolineare il rapporto di causa-effetto – questa volta sì, senza dubbio alcuno – tra la mancata partecipazione e fruizione di “oggetti” culturali e la regressione delle capacità di comprensione. L’Italia non solo risulta tra i fanalini di coda su scala europea per la spesa nell’istruzione e la formazione – e già di per sé, forse, ciò basterebbe a giustificare questi dati così allarmanti – ma risulta in posizione assai simile anche per la spesa dei cittadini destinata alla cultura; inutile dire che, di pari passo, anno dopo anno continuano a scendere i lettori italiani: i dati ISTAT del 2016 confermano che soltanto il 40,5% degli italiani ha letto almeno un libro per motivi non strettamente scolastici o professionali.

Di qualsiasi cosa i mass media si stanno occupando oggi, l’università se ne è occupata venti anni fa e quello di cui si occupa oggi l’università sarà riportato dai mass media tra vent’anni. Frequentare bene l’università vuol dire avere vent’anni di vantaggio. È la stessa ragione per cui saper leggere allunga la vita. Chi non legge ha solo la sua vita, che, vi assicuro, è pochissimo. Invece noi quando moriremo ci ricorderemo di aver attraversato il Rubicone con Cesare, di aver combattuto a Waterloo con Napoleone, di aver viaggiato con Gulliver e incontrato nani e giganti. Un piccolo compenso per la mancanza di immortalità.” (Umberto Eco, Dal discorso alle matricole di Scienze della Comunicazione a Bologna, settembre 2009)

Concludendo, per citare ancora Eco, non è soltanto per vivere molteplici vite che ci serve leggere: la lettura, così come tutte le altre attività culturali, nutrono la nostra mente e la nostra capacità di comprendere e orientarci nella società in cui viviamo. De Mauro, Eco e Camilleri ci hanno avvertito: la cultura, più che appannaggio di pochi eletti intellettuali, è l’unico strumento con il quale si può decodificare e tentare di comprendere la complessa realtà nella quale viviamo.

Danilo Iannelli


Fonti:

 

2 risposte a "Quelli che non ben comprendono"

  1. A un certo punto scrivi che non vuoi sostenere che tra l’analfabetismo funzionale e il recente insorgere di populismi in Italia ci sia un rapporto di causa-effetto. Ecco, secondo me le due cose sono legate. Un esempio: se vai a vedere le bufale che circolano sul web e vengono condivise su facebook, alla fine si scopre sempre che quelli che ci cascano sono gli stessi che condividono i contenuti di una determinata fazione politica. Questo indica una certa predisposizione a farsi prendere per i fondelli.
    Ottimo articolo, davvero interessante.

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    1. Condivido parzialmente la tua opinione: però appunto, essendo basata su un’osservazione empirica alla quale non segue una rilevazione di dati statistici, non me la sono sentita di promuovere tale osservazione a uno stringente rapporto di causa-effetto.
      Grazie per i complimenti.

      Piace a 1 persona

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