DAx2

Ladariradà daradalà ub doi ustoil ubroland

Yudilbom uverdu poi daladì nadararia

Naradiradà coradalà cru ustal amboland


Yugofanti oblimbolà utu paja utu caroja aduna

Costarfula chisorena preturambola vistaltaria

Untopria chiarena veturpebola criuna


Veniarum astanò au gestiaf chirestì!

Venivarti usticò cu graie mistilì!


Zerimanta stataltoi tu reidardà!

Zoriudundi chistoltoi su raportà!

In Europa, più precisamente in Svizzera, più precisamente a Zurigo, più precisamente al locale Cabaret Voltaire, tra i tavoli del suddetto nightclub, nel 1916, non accadde nulla. La Guerra incessantemente si abbatteva sul continente e qualsiasi avvenimento possa esser accaduto nel piccolo Stato neutrale incastrato tra le grandi potenze belliche di inizio secolo assume una rilevanza talmente marginale da poter tranquillamente affermare non sia successo nulla.

Di contrasto con la Grande Guerra, ogni espressione artistica o letteraria è di una velleità e di una vacuità immensa. Le frasi e le canzoni d’amore non hanno raison d’être, i pensieri e le azioni delle singole persone sono insensati dinnanzi alla grandezza del conflitto.

Un conflitto grave e sanguinoso ma necessario per la stabilità dell’Europa e del mondo. Una situazione di stallo la quale abbisognava di esser spezzata nell’interesse delle future generazioni dei singoli Stati partecipanti, un contrasto dal quale poter emergere come una nuova realtà di evoluzione e progresso.

Rinnegare tutto ciò, rinnegare i valori della società internazionale di inizio XX secolo, i quali hanno portato allo scoppio della Grande Guerra, sarebbe insensato. Sarebbero una serie di parole vuote, prive di significato. Proprio come la “poesia” all’incipit dell’articolo. Sarebbe come prendere un urinale, capovolgerlo e definirlo una fontana. Una declamazione di suoni senza senso, dei fotomontaggi assurdi. Una rovina di un’opera d’arte con degli scarabocchi sulla tela. Un’accozzaglia di oggetti accoppiati senza logica ma per la mera decontestualizzazione del quotidiano a fronte di un gesto di nuova creazione artistica. Un movimento che racchiuda in sé un tale insieme di vacue azioni sarebbe contraddittorio. Sarebbe un contrasto con sé stesso, diverrebbe un insulto per tutti quei grandi valori sui quali la società era basata nel 1914. Il nome scelto potrebbe senza dubbio esser una parola inventata, un accostamento di suoni, una ricerca casuale dal dizionario. Si avvicinerebbe allo scherno satirico della Candide di Voltaire, nel quale l’autore francese si prendeva gioco della società del tempo e da cui è tratto il nome del Cabaret dove nel 1916 non successe nulla. Tale movimento potrebbe addirittura rinnegare il fine ultimo e le ragioni del conflitto, trovando appoggio e condivisione in città quali Parigi, Berlino, New York.

Se la Grande Guerra ha perfettamente senso, tutto ciò rimane assurdo.

Ma se, puta caso, la Guerra non ne avesse?

Matteo Caruso


Bibliografia:

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