1 Maggio

Il 1 maggio è stata ratificata in Italia e in diversi altri paesi come la festa dei lavoratori, ma la sua peculiarità più affascinante risiede nelle sue diverse sfaccettature nel corso della storia.

Il 1 maggio è una giornata di lotta, manifestazione, festa, di giovani e musica, sfortunatamente spesso è stata anche un giornata di dolore, di repressione, di sangue e di resistenza contro regimi e oppressioni. Una giornata dove le barriere sociali e le differenti idee politiche vengono da parte per il raccoglimento e la condivisione di un’unica finalità collettiva. Proprio così nacque alla fine del 1800, i lavoratori protestavano per la riduzione delle ore di lavoro, lottavamo per le pari opportunità sull’onda del socialismo e poi delle teorie marxiste. L’uomo e la donna si svegliarono così dal loro torpore sociale e civile, alzarono la voce esigendo il diritto al lavoro fino a quel momento inesistente. Successivamente la giornata divenne un simbolo di protesta per il l’acquisizione dei diritti civili, politici e sociali. Oggi il 1 maggio viene collegato direttamente ai concerti in giro per il mondo, organizzati dai pochi sindacati e associazioni che hanno la forza di essere presenti oggi più che mai. Grazie alla musica, questi messaggi possono risuonare in tutti i paesi o più semplicemente nelle grandi piazze, ricreando quel senso di comunità e uguaglianza di cui a volte dimentichiamo l’esistenza.

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La scelta della data è puramente casuale? Il 1 maggio è una data simbolica, presa come punto di riferimento dalla 2° Internazionale nel 1889 in ricordo delle vittime delle manifestazioni in America finite in tragedia. Esattamente nel 1886, i movimenti organizzarono diverse manifestazioni nelle città industriali americane proprio il 1 Maggio. A Chicago, i lavoratori scesero in piazza per il riconoscimento delle 8 ore lavorative. Inizialmente tutto si svolse pacificamente, ma nei giorni successivi le tensioni tra manifestanti e la polizia si fecero sempre più acute. La goccia che fece traboccare il vaso arrivò proprio il 3 Maggio quando dei poliziotti spararono contro la folla uccidendo 4 persone. In risposta venne indetto uno sciopero generale il giorno seguente. Una bomba venne lanciata contro i poliziotti, che reagendo aprirono il fuoco. Il bilancio finale fu di 8 morti e svariati feriti. Il tragico avvenimento viene ricordato come la “rivolta di Haymarket”.

In Europa nel 1890 in molti cercarono di ostacolare la riuscita della giornata dei lavoratori. In assenza di un centro di informazione e di organizzazione nazionale, come in Italia, non vi era la certezza della sicura partecipazione popolare. Al contrario delle aspettative, scesero in piazza migliaia di lavoratori. Da una manifestazione improvvisata divenne un punto fermo del calendario europeo. Negli anni successivi venne utilizzata non solo per proteste lavorative, ma persino civili e sociali. Nel ventennio fascista in Italia, Mussolini capì subito la forza del 1 maggio. In definizione del regime autoritario privo di diritti politici e civili, decise di proibire la manifestazione per poi spostarla il 21 aprile in coincidenza con il Natale di Roma. La giornata cambiò faccia, divenne un giornata sovversiva contro il regime fascista, una giornata dove la speranza e la volontà di ribaltare il regime in nome dei diritti non solo dei lavoratori ma di tutti i cittadini.


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Il 1 Maggio aspettò fino al 1945 per essere nuovamente celebrato. A pochi giorni dalla “Liberazione” nelle piazze e nelle vie d’Italia serpeggiava un grande entusiasmo per la possibilità di un futuro più roseo e la fine della tanta violenza simbolo di un baratro politico in cui l’Italia era scivolata.  

Il 1 maggio è intrinseco di più significati e il suo valore simbolico è perpetuo grazie a tutti i cittadini che prendono parte ai festeggiamenti. Il lavoro al centro della celebrazione è alla base della società moderna e deve continuare ad esserlo. Il lavoro è una celebrazione della nostra costituzione e deve essere utilizzato per renderci liberi e non schiavi. Il XXI secolo rappresenta un momento molto delicato, la disoccupazione sempre più alta, le nuove tecnologie che sostituiscono mano a mano il lavoro manuale e il capitalismo sempre più al centro delle società. Ora più che mai dobbiamo far sentire la nostra voce, una voce che non esprime solo protesta ma soprattutto partecipazione.  

Oscar Raimondi

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