Sindrome Italia, chi si occupa dei nostri anziani?

Mentre l’Italia vive un sempre maggiore invecchiamento della popolazione, contemporaneamente aumenta anche la necessità che qualcuno si occupi di essa. Secondo i dati Censis, le badanti sono oltre un milione e settecentomila, di cui il 77% con origini straniere: romene, ucraine e filippine tra le più numerose. Dietro questo esercito che si occupa dei nostri cari, esistono nella maggior parte storie di povertà, abusi e disperazione.

Le donne straniere che lasciano il proprio Paese sono mosse dalla speranza di poter costruire un futuro migliore per i loro cari, ma quello che forse non è subito chiaro è il reale costo di questo sacrificio. Se da un lato si riesce ad offrire un supporto materiale ai figli che crescono con zii e nonni, dall’altro la mancanza di quotidianità con la famiglia e le condizioni lavorative creano danni a livello psicologico.

Nel 2005 venne riconosciuta, da due psichiatri ucraini, la “Sindrome Italia”, una forma di
depressione diffusa tra le badanti e colf. Essa è presente non solo nelle donne ancora residenti in Italia, ma soprattutto in quelle tornate nei loro paese di origine. I sintomi racchiudono inoltre mal di schiena, dolore indistinto alle gambe e braccia, ansia e tristezza. I motivi per cui molte si ritrovano in questo stato sono tanti e complessi: da una parte la difficoltà ad adattarsi al nuovo contesto socio-culturale dei paesi di origine, dall’altra l’inesistenza di rapporti affettivi con i figli ormai adulti.

Solo in Romania sono 750mila i bambini lasciati da almeno un genitore partito verso l’estero in cerca di un’occupazione. Questi bambini, chiamati “orfani bianchi”, nella maggior parte dei casi non riescono ad adattarsi alla partenza e lontananza dei genitori. Questo malessere può portare non solo alla scelta della vita di strada, ma anche al suicidio. Il fenomeno però essendo molto complesso è difficile da quantificare con dati e stime, anche perché la maggior parte delle badanti e colf provengono da zone rurali e quindi non facilmente monitorabili.

Le colf si ritrovano così a prendersi cura dei bambini altrui, ma lacerate dall’impossibilità di dare affetto ai propri. Le badanti, che nelle strade e nei parchi sono vicine ai nostri anziani, nella maggior parte dei casi pagano a loro volta qualcuno che si prenda cura dei genitori rimasti nell’Est Europa. Orari di lavoro che richiedono massima flessibilità a discapito della propria vita privata, contratti non sempre esistenti o in grado di tutelare rendono il senso di isolamento maggiore.

Il tempo per chi parte resta immobile, ma quelli che dovevano essere pochi anni diventano presto decenni. I figli crescono soli ed ai genitori anziani spesso non si riesce a dare neanche l’ultimo saluto. Migliaia di donne ogni anno con la “Sindrome Italia” si pongono una delle questioni più dolorose: “Ne sarà valsa davvero la pena?”

Jovana Kuzman

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