“Mi licenzio!”

I dati della disoccupazione giovanile restano costanti numeri che spaventano il nostro Stato e insieme ad essi famiglie, ragazzi, chi si prospetta un futuro indipendente uscendo dal circolo vizioso dei trentenni a casa.

Quello che però viene spesso poco raccontato è quanto le condizioni di lavoro, soprattutto impartite dai privati, siano così tanto umilianti da portare al licenziamento immediato.

Quello che sta venendo a mancare, oltre l’assenza di controlli nei locali che sono i maggiori ad offrire lavori part-time per ragazzi giovani spesso in procinto di laurea, è la sensibilità stessa dei datori di lavoro.

In primo luogo, si tende a pagare in “nero” più o meno sempre, non esiste che un cameriere venga tutelato in automatico ma bisogna sempre sottostare a miseri ricatti. (questa è una voluta generalizzazione perché sarebbe troppo semplice parlare di chi non agisce così)

Il nero è una scusa ovviamente per pagare “meno, visto che girano proposte indecenti che si aggirano intorno ai 3 euro e 50 l’ora.
Quello che mi sconvolge di questa situazione è quanto un datore di lavoro, privato, spesso proprietario di un locale possa sentirsi a posto con se stesso a pagare un cameriere per 10 ore circa 40 euro.

Il capitalismo moderno è quello intrinseco nei proprietari, quello che porta a definire la parola avidità per ognuno di noi, o per la maggior parte delle volte considerare “schiavo” qualcuno che sta offrendo lavoro: si paga poco, si paga non sempre, non si rispettano orari, non si rispettano pause e ci si lamenta se ci si lamenta.

Ho sentito frasi che fanno rabbrividire che definiscono i lavoratori che non accettano queste condizioni pieni di “POCA VOGLIA DI LAVORARE.”
Casualmente questi lavoratori son spesso giovani che sono cresciuti senza il “SENSO DEL DOVERE.”

Tutto questo gioco delle carte si arricchisce a un’enorme evasione fiscale colmata da prezzi scintillanti nei menù, e nonostante questo, nonostante il buon profitto dei sabati sera non esiste la minima cura di chi ti sta offrendo un servizio (e lavoro).

Ma nonostante questo si tende sempre a diminuire i costi di un dipendente seguendo una mera logica di profitto, giustificandosi con dei banali “costi di locale, tasse, costi di una luce, costi di manutenzione… e quant’altro”.

Bene, ma questo è un discorso che parla di poca voglia di lavorare o dignità nei propri confronti?

Questo pezzo potrebbe tramutarsi in un appello nei confronti di tutti quelli che iniziano ad avere i sensi di colpa quando alla dodicesima ora di lavoro alla richiesta di una pausa si sentono dire un no e vengono categorizzati come dei deboli.

Esiste un diritto del lavoro, esistono i sindacati, esiste il rispetto di se stessi e tutto questo non sono frottole o dicerie ma sono cose scritte sulla carta.
Non si accetta qualsiasi cosa pur di lavorare, qualsiasi orario e qualsiasi condizione.
Il lavoro non è schiavismo, la schiavitù è stata abolita nell’11° secolo e voi ricordatelo sempre quando cercano di maneggiare i sensi di colpa che non devono nemmeno generarsi dentro di voi.

Imparate a dire di no a proposte indecenti,
sopratutto i giovani che pensano di non saper fare nulla e di meritare allo stesso tempo nulla.

La nostra Costituzione parla chiaro e vi lascio con il primo articolo che recita che L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.

Date valore a queste parole ogni volta che realizzate che davanti avete qualcuno che sta facendo un po’ troppo il furbo, imparate a dire NO (e magari inviate un ispettore della finanza a titolo anonimo).

Giulia Olivieri

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...