La metageografia o il potere di ritagliare il mondo

 

1000px-Flag_of_the_United_Kingdom_(3-5).svg

280px-Flag_of_France.svg

 

 

Per comprendere ed interpretare il mondo nel quale viviamo e le relazioni tra i paesi che ne fanno parte, tutti noi ci serviamo di griglie di lettura, di modelli d’interpretazione. Facciamo tutti della metageografia, in altre parole costruiamo, ritagliamo e organizziamo le nostre conoscenze geografiche secondo dei concetti mentali, fondati più o meno su fatti concreti. Al momento di classificarle o anche semplicemente di nominarle, tutte le nostre rappresentazioni del mondo passano attraverso tali meccanismi e ciò implica delle conseguenze su grande scala.

Possiamo chiederci ad esempio per quale motivo designare certi paesi e i loro popoli come “occidentali”. Tenendo conto del fatto che il nostro pianeta è una sfera bella e buona, questo qualificativo secondo un punto cardinale perde tutto il suo significato dal momento in cui realizziamo di trovarci tutti a Ovest di qualcosa. Questa concezione proviene verosimilmente dal fatto che tutti noi ci rappresentiamo il mondo seguendo in primo luogo le mappe a cui siamo abituati: tuttavia tali mappe, essendo delle creazioni della mente umana, dipendono dalla visione che ha del mondo chi le crea. Attraverso questa riflessione emerge che coloro che detengono il potere di produrre la geografia dettano allo stesso tempo una visione del mondo. In questo modo, sebbene spesso si dica che siano i vincitori a scrivere la storia, ci si dimentica che sono sempre loro a scrivere la geografia.

La distinzione, ad esempio, tra Oriente ed Occidente, ampiamente utilizzata oggi da numerosi individui dalle origini più disparate, risale alla fine del xv secolo ed è frutto della volontà di due potenze geopolitiche di spartirsi il mondo. In effetti a quell’epoca portoghesi e spagnoli dominano le grandi esplorazioni marittime e scoprono numerose terre al tempo sconosciute: sta al Papa, in seguito, il compito di stabilirne l’appartenenza. Così il 7 giugno 1494 il trattato di Tordesillas stabilisce una linea di demarcazione, a 370 leghe a ovest dell’arcipelago di Capo Verde, secondo la quale qualsiasi nuova terra scoperta da quel momento sarebbe appartenuta o alla Spagna o al Portogallo. Definendo tutti i territori al di fuori dell’Europa “Indie orientali” o “Indie occidentali”, questo trattato pone prima di tutto l’Europa al centro delle rappresentazioni del mondo per i secoli a venire.

Tuttavia le mappe non sono i soli strumenti necessari a organizzare il mondo secondo la rappresentazione che ne abbiamo. Così, malgrado sia situata molto a ovest della suddivisione che abbiamo appena evocato, l’America del Sud e la sua popolazione vengono qualificate solo raramente occidentali: questo è il segnale che altri concetti sono stati introdotti e imposti nelle rappresentazioni geografiche del mondo nel corso della storia.

Per questo motivo, a mano a mano che gli imperi coloniali scaturiti dalle scoperte precedentemente menzionate si sono instaurati e sviluppati, le potenze mondiali hanno ritenuto adeguato fare una distinzione tra i paesi ed i popoli del nord e del sud. Questa seconda suddivisione del mondo, che genera le quattro coordinate della bussola, ha conosciuto in effetti un grande successo attraverso il paradigma della colonializzazione fino alla seconda metà del xx secolo, calcolando la sua differenziazione geografica in parallelo alla distinzione tra metropoli e colonia.

Ciò nonostante, la seconda guerra mondiale e gli anni a seguire conoscono una completa riorganizzazione delle relazioni internazionali: gli Stati Uniti e le loro pretese anticolonialiste si affermeranno infatti come la nuova potenza egemone mondiale.

La dicotomia Nord-Sud sopravviverà comunque senza intoppi rimpiazzando il modello colonialista attraverso il dogma dello “sviluppo”.

È così che sopraggiunge l’era di una nuova distinzione di appellazione, tra paesi sviluppati e sottosviluppati. Ma, come afferma Gilbert Rist nella sua opera “Le développement, histoire d’une croyance occidentale” (2015), questi cambiamenti sono puramente semantici, “trasformano radicalmente la visione del mondo”. Il paradigma dello sviluppo diventerà il principale modello di comprensione ed organizzazione delle relazioni internazionali. Definita dal presidente Truman, nel 1949, come la nuova dottrina in termini di politica estera, questa teoria porrà ormai i paesi “del Sud” sullo stesso livello di quelli “del Nord”, considerandoli semplicemente in ritardo nella grande corsa alla modernizzazione, seguendo tra l’altro il modello delle “tappe della crescita economica” realizzato da Walt Whitman Rostow nel 1962. Basate sulla crescita, sull’uso intensivo delle risorse e dei grandi programmi internazionali di aiuto allo sviluppo come la Banca mondiale o il PNUD (United Nations Development Programme) , le teorie sullo sviluppo hanno ottenuto il consenso presso tutti i governi di qualsiasi paese, sviluppato o meno, dalla fine del xx secolo.

Ora, a partire dagli anni ‘80 emergono delle critiche contro questa suddivisione del mondo tra nazioni sviluppate e non, vista come un modo neo-imperialista delle prime di estendere e giustificare la loro egemonia sulle seconde. Così, le potenze geopolitiche all’opera considerano che ogni società nel mondo debba raggiungere il livello di progresso tecnico degli Stati Uniti e giustificano in questo modo le politiche di diffusione globale del modello di sviluppo americano in tutte le nazioni ritenute “sottosviluppate”. Questo è ad esempio lo scopo perseguito dalla banca mondiale, dal fondo monetario internazionale e, in modo più ampio, dal PNUD, in termini di sviluppo economico. Inoltre, queste istituzioni sono profondamente legate alla diffusione del modello capitalista, della mondializzazione e dei benefici delle multinazionali dei paesi “sviluppati”. Le loro condizioni di diffusione dei suddetti programmi di aiuto allo sviluppo mirano soprattutto a rimodellare il mercato interno, le condizioni di lavoro e l’accesso alle risorse naturali dei paesi aiutati, come dimostra la giornalista canadese Naomi Klein nella sua opera “The shock doctrine: the rise of the disaster capitalism” (2007).

Infine, essere economicamente sviluppati è diventato simbolo di modernità nella rappresentazione generale del mondo offerta dalla suddivisione basata sullo sviluppo. Questa idea di corsa verticale verso la modernità si è spostata da una dimensione economica ad una culturale: è attraverso questa suddivisione, quindi, che la “cultura occidentale” è diventata la cultura moderna di riferimento e che tutto ciò che ne differiva doveva essere considerato arretrato.

Alla luce della nostra necessità normativa di dividere il mondo in categorie al fine di comprenderlo, ci rendiamo conto che la capacità di produrre e di imporre dei modelli interpretativi delle nostre conoscenze fattuali è un potere a tutti gli effetti. “Orientale”, “meridionale”, “sottosviluppato”, il ruolo di un geografo non è però di ritagliare bensì di aggiornare le suddivisioni esistenti: in questo modo si realizza l’articolazione tra ciò che è geografico e ciò che è politico.

Tom Forest
Traduzione di Eleonora Valente


Bibliografia:

  • Pelletier C., (2011). L’extrême-Orient, l’invention d’une histoire et d’une géographie. Paris : Gallimard (Ed.)
  • Desclaux M.,7 juin 1494, Partage du monde à Tordesillas. Hérodote. (30/05/2017) [Online] Avalaible at : https://www.herodote.net/7_juin_1494-evenement-14940607.php
  • Rist G., (2015). Le développement, histoire d’une croyance occidentale. Paris : Presses de Sciences Po (P.F.N.S.P)
  • Klein N. (2007), The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism, Toronto: Knopf (Ed.)
  • Rostow W.W. (1962). The Stages of an Economic Growth. London: Cambridge University Press (Ed.)
  • Image: Map of Asia by D. de Wit – “Accuratissima Totius Asiae Tabula In Omnes Partes Divisia, De Novo Correcta, Amsterdam,(c1690), from cea +, on Flickr

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...