Ungheria e votazioni: conseguenze per l’Unione?

Viktor Orbán attualmente si sta preparando per la sua quarta vittoria. Oggi, 8 Aprile, si vota per le elezioni politiche in Ungheria e il primo ministro di destra sarebbe in carica dal 2010.
L’affluenza alle urne attualmente è molto alta e questo non può essere nettamente un buon segno per il primo ministro, ma allo stesso tempo il suo vantaggio è così schiacciante da non farlo preoccupare.
Inoltre, avendo già modificato la legge elettorale a suo piacimento, con le previsioni più negative dovrebbe ottenere circa i due terzi del parlamento, che in qualsiasi caso gli permetterebbero di modificare la costituzione.
Il NewYork Times definisce così la campagna elettorale nel paese, dove la paura del migrante è definibile al primo posto per ogni Ungherese: “In Ungheria ci sono più cartelloni sui pericoli legati agli immigrati e ai richiedenti asilo di quanti richiedenti asilo e immigrati siano stati lasciati entrare nel paese nell’ultimo anno”. 

Questo è decisamente paradossale ma molto vero: l’Ungheria vanta un’uscita dalla crisi economica molto buona, tassi di occupazioni altissimi e una disoccupazione quasi inesistente, attualmente 3.8 %.
Allo stesso tempo però le libertà all’interno del paese sono sempre più limitanti e l’odore di democrazia non si riconosce più così facilmente, difatti per quanto le riprese economiche siano rilevanti le varie dignità umane sono state messe in secondo piano.
Allo stesso tempo però non è chiaro se questi dati siano veri e quanti siano stati gonfiati dal governo stesso: con un primo ministro senza scrupoli non si può essere certi di nulla.

L’Ungheria, insieme a Polonia, Bulgaria e Austria, hanno politiche dal punto di vista migratorio molto carenti ed estremiste: l’idea di inclusione non fa nettamente parte dei programmi.
Questo ovviamente va a sbilanciare la stabilità e le difficoltà dell’Unione nel momento in cui il carico di immigrazione si sta prospettando di dividerlo in maniera “equo”.

Se il presidente Orbán dovesse riconfermarsi, per i prossimi anni di mandato rivedremo questo stato completamente restio alla cooperazione internazionale la quale si pretesa come una chiave di volta per l’Unione e non.

Allo stesso tempo i problemi di fondo sono due:

– Il nazionalismo Ungherese dovuto a un grande amore per la propria patria dovute alle drammatiche vicende storiche e ai domini subiti che li ha spesso allontanai dalla propria libertà.


– Un’opposizione quasi inesistente che ha portato a lasciare il partito di Orbán unica forza unita e compatta, a differenza della sinistra che si è spesso dimostrata confusa e in lite tra loro stessi.

In qualsiasi caso la possibilità di una rielezione (anche se non è più realistica che altro), comporterebbe il solito distacco dai valori europei che sono comodi allo Stato solo per vantaggi economici, ma non per quello che davvero l’Unione europea vuole portare dentro il proprio messaggio: non un unico scambio economico ma un unico progetto in tutte le sue sfaccettature.

Giulia Olivieri

 

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