Misurare la democrazia

Un argomento, al giorno d’oggi, sempre più trattato è la democrazia. Negli ultimi vent’anni in molti hanno esternato la paura di una degenerazione democratica nei paesi occidentali europei e non solo. Lo studioso Huntington nel suo lavoro sulle ondate di democratizzazione e riflussi tratta l’argomento in questione, analizzando in che modo la democrazia si è diffusa o degenerata nei paesi nel corso del tempo. Huntigton ha sottolineato come elementi in comune e periodi temporali hanno portato alla nascita di democrazie in diversi paesi, in un certo senso ha tratto delle conclusioni da una misurazione. Quindi la domanda è la seguente: la democrazia è misurabile? Quali sono gli elementi chiave che posso permettere di attuare una misurazione e una classificazione di un concetto così poco oggettivo?

Shumpeter, autore della definizione minima di democrazia, affermava che 《il metodo democratico è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni politiche, in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare》. In poche parole si attengono alla definizione minima tutte quelle democrazie che garantiscono il pluralismo politico  e la legittimazione dei governanti attraverso elezioni a suffragio universale. Dahal, un altro grande studioso della democrazia, affermava però che affinché la democrazia sia effettiva deve essere garante delle libertà civili fondamentali e deve fissare limiti all’esercizio del potere di governo. Le democrazie in cui si riscontrano gli elementi  di quest’ultima definizione estesa si definiscono liberali. Nel caso soddisfino solo gli elementi della prima definizione (garanzia dei diritti politici, ma non necessariamente delle libertà civili) vengono definite elettorali. In assenza di questi elementi il regime sarà non democratico.

Gli scienziati politici per determinare la democraticità di un paese devono tener conto delle definizioni sopra citate e delle diverse variabili in gioco. Dahal, ad esempio, nel corso dei suoi lavori ha stilato una lista di “garanzie istituzionali” che devono essere presenti in un regime democratico.  A seconda della presenza o meno di determinate garanzie il grado di democraticità può essere più o meno elevato. La sussistenza di alcuni requisiti può essere verificata in presenza di norme costituzionali e leggi. In altri casi bisogna affidarsi al parere di esperti o ad indicatori indiretti, non classificabili come metodi oggettivi.

Due tra le più importanti indagini di ricerca vengono condotte da:

  • Freedom House: l’indagine prevede 10 domande relative alla garanzia/limitazione dei diritti politici e 15 relative alla garanzia/limitazione delle libertà civili. Le risposte, dopo un primo processo, sono espresse in punteggi che vanno da 1 (massimo della garanzia) e 7 (massima limitazione dei diritti). Facendo poi la media per i due punteggi, si ottiene un punteggio finale che porta alla classificazione tra paesi “liberi” (1 a 2,5), “parzialmente liberi” (3 a 5) e “non liberi” (5,5 a 7).
  • Polity: indagine svolta dal centro di ricerca Systemic Peace. Questo metodo si basa sempre su due punteggi. A differenza del precedente, il primo punteggia misura le caratteristiche tipiche della democrazia di un determinato paese da 1 a 10 e il secondo misura le caratteristiche tipiche dell’autocrazia con un punteggio sempre da 1 a 10. Successivamente sottraendo il secondo valore al primo si ottiene un punteggio unico che va da -10 a +10. Un valore positivo andrà ad indicare la prevalenza di caratteristiche democratiche, al contrario il valore negativo indica da prevalenza di elementi non democratici.

I risultati del 2015, ad esempio, convergono ma non coincidono. I motivi sono indicatori diversi, rilevazioni e definizioni concettuali non identiche. Questa minima torna estremamente utile proprio perché i politologi posso utilizzare le diverse misurazioni a seconda del tipo di analisi che vogliono svolgere. E soprattutto la combinazione delle rivelazioni condotte possono migliorare l’attendibilità dell’analisi. Hadenius e Teorell, nel 2005, hanno combinato i due indici per migliorare la validità del grado di democraticità.

In questo modo si può gestire e analizzare una grande quantità di informazioni per tutti i differenti casi. Ovviamente non basta sapere il livello di democrazia di un paese in un solo anno, bisogna tener conto dei cambiamenti storici e quindi capire se il regime democratico è consolidato e persisterà nel tempo. Molto spesso in un arco temporale di 20 anni possono esplodere conflitti, rivoluzioni, guerre civili, colpi di stato o crisi economiche, che possono influenzare il regime di una nazione.

Per di più in un momento di crisi democratica, la possibilità di studio e gestione di dati tanto importanti potrebbe aiutarci a capire quali sono i fattori comuni che hanno portato a questa ritorsione democratica e su quali settori si dovrebbe lavorare per migliorare la situazione attuale.

Oscar Raimondi


Bibliografia:

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