M.

Tu che di me difendi le maree.

Anneghi e risorgi dalle mie acque. Tramuto in base al tuo tocco, onda dopo onda, come fossi tua ninfa – come fossi tua schiuma. Figlia del tuo soffio, non so districarmi tra quel tuo essere quiete e rumore, bussola e ciclone. Ti riprendi il movimento, sorridi del mio mancare ed eccedere in mille sostanze, del mio morire nel divenire.

Umorale tenerezza offri al mio mare, cuore di madre. Rimani terra dove attraccare, dove scegliere riparo.

Roccia costante per la mia tempesta.


Cecilia Calistri

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