Più soli

Tra l’estate e la fine del 2017 lo scontro sulla nuova legge di cittadinanza aveva dominato l’opinione pubblica e gli interventi televisivi degli esponenti dei vari partiti. La nuova legge consisteva nella modifica di quella già esistente del 1992, ormai non più adatta al contesto sociale e culturale del nostro paese.

Venivano proposti nuovi criteri per la concessione della cittadinanza prima dei 18 anni legati al territorio (Ius Soli Temperato) o all’istruzione (Ius Culturae). I minori stranieri in Italia oggi sono circa 1 milione e molti di essi sono nati e/o cresciuti qui. Il modo in cui questo tema è stato affrontato non ha di certo aiutato a far capire l’importanza della cittadinanza per noi ragazzi. Concedere la cittadinanza non significa svalutare l’italianità, ma anzi forse valorizzarla ancora di più.

Quando arrivai in Italia a poco più di 2 anni tutto mi sembrava tremendamente diverso e piangevo spesso perché mi mancava la Serbia. Ora a 20 io non mi sento in nessun modo straniera (se non per il passaporto) e Roma ormai è casa. Mangio italiano, leggo italiano e ho rappresentato l’Italia all’estero in varie occasioni. Quello che forse fa più male è il vedere che nonostante i risultati scolastici, le attività svolte e il mio grado di integrazione per noi ragazzi arrivati fin da piccoli e cresciuti in Italia l’iter per ottenere la cittadinanza è uguale a chi si è trasferito in questo paese ormai già adulto. Succede spesso che quando si inoltra la domanda di cittadinanza si scoprono problemi non dipendenti dai ragazzi tra cui buchi di residenza o reddito dei genitori non abbastanza alto da superare la soglia minima necessaria.

Per quanto riguarda i buchi spesso sono dati dalla condizione dei genitori di stranieri che, magari a causa di barriere linguistiche o ignoranza sull’argomento, non comunicano immediatamente cambi di residenza o non rispondendo ai censimenti diventano irreperibili e perciò cancellati dai registri.  Un altro problema riguarda i tempi di attesa poiché, anche se la legge attuale pone un limite di 730 giorni per l’elaborazione, il parere sulla pratica e la eventuale concessione, attualmente sono tantissimi i casi in cui si è arrivati ad aspettare anche oltre i tre o quattro anni vista la carenza di personale predisposto. Non avere la cittadinanza limita la vita dei ragazzi sotto vari aspetti: io ad esempio alle superiori non ho potuto  partecipare ad un concorso, nonostante avessi i requisiti scolasticamente necessari, poiché aperto solo a cittadini italiani e tanti altri ragazzi hanno avuto problemi simili.


Dopo le elezioni del 4 marzo e i risultati ottenuti, la sensazione di abbandono è aumentata, vista la nuova composizione delle camere che difficilmente produrrà una maggioranza capace di supportare modifiche o proporre cambiamenti riguardo l’attuale legge. Ogni volta che la questione della cittadinanza per ragazzi stranieri viene affrontata si sminuisce il problema liquidando il tutto con la solita frase del “ci sono altre priorità al momento”. Ecco, io credo questa sia la svalutazione dell’italianità, il non riuscire ad integrare chi veramente vuole essere parte attiva della comunità e anzi sminuire il suo sentimento di appartenenza.

Jovana Kuzman

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