Il caso Moro e l’Antigone Craxi

Lo scorso 16 marzo cadeva il quarantesimo anniversario dalla strage di via Fani e del rapimento di Aldo Moro, una delle pagine più buie e oscure della Prima Repubblica.
Tanto si è detto, in questo quarantennio, dell’aspetto politico e istituzionale del sequestro dell’allora presidente della DC Aldo Moro; con minor frequenza – almeno per quanto mi riguarda – ne ho sentito parlare sotto il profilo più strettamente etico.

Recentemente mi sono imbattuto in un testo di pregevole fattura che, oltre a ricostruire con efficacia e oggettività gli avvenimenti e gli schieramenti politici di quei cinquantacinque giorni di sequestro, tenta di fornire anche una chiave di lettura, sotto il profilo etico, per le due “fazioni” della fermezza e della trattativa: mi riferisco a “Il caso moro – Una tragedia repubblicana” di Agostino Giovagnoli, edito da Il Mulino.

Un primo accenno a tale questione Giovagnoli lo inserisce già nell’Introduzione:

“I socialisti […] raccolsero l’appello che veniva dalle lettere di Moro. Craxi pose al centro del dibattito il dilemma etico tra rispetto delle leggi e valore della vita umana, un tema antichissimo e sempre ricorrente, dall’Antigone di Sofocle alle infinite interpretazioni che ne sono state date. Con l’apertura socialista […] anche forze politiche della maggioranza e leader politici importanti assunsero un ruolo non molto diverso da quello di Antigone, che si ribella alle leggi della città per seguire l’amore fraterno e obbedire al diritto naturale, mentre le altre forze di governo – in particolare Democrazia cristiana e Partito comunista – ne risultarono implicitamente avvicinate alla figura di Creonte, che impone di ignorare sentimenti familiari e pietas umana per difendere la stabilità delle istituzioni.”

Giovagnoli dedica un intero paragrafo, all’interno del nono capitolo, alla questione etica sollevata dall’Antigone-Craxi: non ignorando affatto quanto questa mossa fosse utilitaristicamente utilizzata da Craxi – che proseguiva il discorso già avviato dall’impetuoso editoriale del 21 aprile 1978 sull’«Avanti» –  per reinventare l’identità socialista e per tentare di allentare l’intreccio DC-PCI, egli ne sottolinea comunque l’intento etico-umanitario. Fu lo stesso Craxi a proporre questi antichi riferimenti; egli, secondo Giovagnoli:


“[…] spinse perché (l’iniziativa, ndr) venisse assunta direttamente e pubblicamente dalle forze politiche che sostenevano il governo. Ciò significava riconoscere pubblicamente la superiorità della difesa della vita sul rispetto delle leggi. Solo così diventava legittimo che il governo, libero da lacci e lacciuoli, operasse, se necessario, extra legem.”

Ma così facendo, Craxi, pur partendo da esempi tragici, opera in senso opposto:

“Craxi cercò dunque di superare la dimensione tragica della vicenda Moro, risolvendo il conflitto dei valori attraverso la rimozione o la svalutazione di uno dei due poli del dilemma. L’impatto fu, nell’immediato, fortissimo.”

Conosciamo tutti il tragico epilogo del caso Moro: benché questi tentativi  non produssero la salvezza del presidente della DC, a Craxi e al PSI resta comunque il merito di aver sostenuto un’idea diffusa in una consistente parte della popolazione italiana e che, una forza politica di matrice cattolica come la DC, non aveva saputo né potuto sostenere.

Concludo – rimandando naturalmente al saggio di Giovagnoli per approfondimenti – citando, ancora – il meraviglioso saggio “Il sipario” di Milan Kundera; riprendendo la riflessione hegeliana sulla tragedia – il contrapporsi di due verità paziali, entrambe relative ma, allo stesso tempo, entrambe giustificate in sé e per sé – l’autore ceco riflette sulla mancanza di tragedia nella storia politica contemporanea:

“[…] ricordo un adattamento di Antigone che ho visto a Praga subito dopo la guerra; uccidendo il tragico nella tragedia, l’autore faceva di Creonte un repellente fascista che schiacciava un’eroina della libertà.
Simili attualizzazioni politiche di Antigone erano molto in voga dopo la seconda guerra mondiale. Hitler non aveva solo provocato in Europa indicibili atrocità, ma l’aveva spogliata del suo senso del tragico. Non diversamente dalla lotta contro il nazismo, tutta la storia politica contemporanea sarebbe stata da quel momento in poi vista e vissuta come una lotta tra il bene e il male.”

Dunque è questo il destino dell’uomo contemporaneo? Vivere la Storia e ogni suo scontro ideologico come uno scontro frontale tra bene e male? Risponde Kundera:

“Mi dico spesso: il tragico ci ha abbandonato; ed è questo, forse, il vero castigo.”

 

Danilo Iannelli

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