Sri Lanka: guerra civile e i suoi prigionieri

Nel 1948, un’isola sottostante l’India conquista la sua Indipendenza nell’ambito del Commonwealth con una costituzione e un governo parlamentare. Il nome Sri Lanka venne attribuito nel 1972 con la proclamazione della Repubblica.

Non mi soffermerò sulla politica estera di questo paese anche se non di poca importanza, il mio desiderio è quello di concentrarmi sulla travagliata politica interna e della sua storia sanguinaria. Difatti gli ultimi 40 anni della storia dello Sri Lanka sono caratterizzati da una lunga guerra civile tra lo Stato, o meglio i Singalesi e la minoranza Timal. I due gruppi etnici parlano lingue diverse e professano religioni di diversa origine, la prima professa il buddismo e i Timal sono a maggioranza induisti. Subito dopo l’indipendenza, i Singalesi sono divenuti la forza dominante politica e sociale del paese e i Tamil di conseguenza si sentirono emarginati, specialmente quando nel 1956 il Singalese divenne la lingua ufficiale. Si vennero a formare come conseguenza diversi partiti politici Tamil che chiedevano l’entrata delle province Nord ed Est in uno Stato Federale, chiedevano e desideravano la loro indipendenza. La richiesta venne rifiutata dal Governo e il rapporto incominciò a inasprirsi sempre più. Nel 1976, in risposta alla tensione sempre più tagliente tra i due gruppi etnici, si formò “The Liberation Tigers of Tamil Eelam (LTTE)”, un’associazione terrorista. Il loro simbolo era la tigre in contrapposizione con il significato del nome dei loro avversari, il leone. La guerra civile scoppiò nel 1983 e degenerò in uno scontro bestiale.

La guerra lasciò lungo la sua scia centinaia di migliaia di cadaveri di civili e non, molti rimasero senza la loro casa e intere comunità vennero costrette ad allontanarsi dalla loro terra. Per tutto il periodo del conflitto armato, le forze di sicurezza dello Sri Lanka e i gruppi armati ribelli furono responsabili di abusi dei diritti umani e violazioni delle leggi di guerra. Scomparse, utilizzo di bambini guerrieri, kamikaze, torture, uccisioni di massa, scudi umani. Migliaia sono ancora scomparsi. Un periodo buio per “la lacrima dell’India”, soprannome intriso della sofferenza di questo paese. Nel 2009 la guerra giunse alla sua fine, i componenti del LTTE vennero circondati, il capo dell’organizzazione e altri membri al vertice vennero giustiziati. Vittoria venne rivendicata dallo Stato dello Sri Lanka, le responsabilità conseguenti alla guerra non se le prese nessuno.

Dopo la fine della guerra, nel 2011, molte delle misure di emergenza adottate sono state revocate ad eccezione della PTA “Prevention Terrorism Act”. Quest’ultima nacque nel 1979 e nel 1982 da organo temporaneo divenne a tutti gli effetti permanente, la legge permetteva di arrestare tutti coloro sospettati di appartenere ad associazioni terroristiche come l’LTTE senza alcun bisogno di accuse e prove, con la possibilità di trattenerli per 18 mesi senza bisogno di un processo. 9 anni dopo la fine della guerra civile, la PTA rimase attiva. Molti detenuti hanno testimoniato di essere stati sottoposti a torture di ogni genere per far in modo che confessassero, altri sono spariti. Coloro che sono stati rilasciati soffrono tutt’ora di traumi fisici e psichici.

Nell’ottobre del 2015, dopo le elezioni in Agosto, il governo dello Sri Lanka e il presidente Sirisena, sotto una forte pressione internazionale, decisero di acconsentire ad una risoluzione del UN Human Rights Council. Secondo la risoluzione il governo avrebbe dovuto attivare meccanismi giurisdizionali propri di una Stato Democratico e abolire il PTA. Molti passi avanti sono stati raggiunti nel settore della sicurezza nazionale per salvaguardare i diritti dell’individuo, ma troppi sono gli interessi in gioco per abolire il PTA. Il quale tutt’ora, nel 2018, anche se in molti casi i dati non sono affidabili, conta all’incirca 84 detenuti, molti dei quali senza alcun capo d’accusa. Il reporter speciale UN, Ben Emmerson,  ha evidenziato, in una ricerca del 2017, che il PTA vien usato contro il gruppo etnico Tamil in maniera sproporzionata e le torture sono all’ordine del giorno. In questo stesso anno, stanchi dell’assenza dei diritti sociali e civili, studenti dell’Università di Jaffna hanno protestato per un cambiamento e anche i detenuti hanno partecipato ad uno sciopero della fame. Nel 2017 la PTA non ha effettuato arresti, ma un cambiamento effettivo a livello legislativo deve ancora avvenire. Nonostante il conflitto armato sia finito, il governo con l’arresto di giovani Tamil dà la sensazione di non interessarsi a prevenire il terrorismo, ma semplicemente ha cercato di stroncare le future generazioni della minoranza etnica. In molti Tamil hanno lasciato la loro giovinezza e le loro speranze nelle carceri dello Sri Lanka.

Human Rights Watch ha intervistato coloro che sono stati testimoni delle atrocità subite in carcere o durante il loro trattenimento. Molti raccontano di aver subito diverse torture di ogni genere, anche sessuali, di aver firmato fogli nella disperazione senza sapere minimamente cosa ci fosse scritto. I medici legali non hanno mai riportato le ferite dei detenuti dovute alle torture, così come i giudici in corte hanno fatto finta di niente. In molti pur di mettere fine a tutti quei dolori hanno confessato, pur se non colpevoli di nulla. La testimonianza riportata è di una donna, una donna simbolo di una detenzione che le ha negato il diritto alla vita.

Angela Croos, insegnante di inglese, perse il suo telefonino nel 2007 e l’anno a seguire la polizia lo ritrovò nelle mani dell’LTTE. Il fratello nel 2008 venne arrestato per una presunta connessione con l’organizzazione, quindi la polizia non vedeva di buon occhio la famiglia. Nell’agosto del 2008 Angela venne arresta. La madre fece di tutto per far in modo che la figlia venisse processata il più presto possibile, sborsando una grande quantità di soldi per gli avvocati. Il giudizio di volta in volta veniva rimandato. La detenzione stava logorando la salute di Angela e la sua innocenza non valeva niente. La Corte Suprema la rilasciò solamente per le cure mediche. La madre pagò 600,000 rupie (5,400 dollari). Nell’aprile del 2010 Angela venne assolta, grazie anche all’aiuto dell’intervento della Chiesa locale.

Subito dopo il suo rilascio, Angela si sposò e nel settembre del 2010 diede la vita un bambino nato morto. Le sue condizioni peggiorarono giorno dopo giorno. Il 5 ottobre dello stesso venne ricoverata. Il 24 ottobre Angela Croos, vittima di una Storia vestita di nero, venne a mancare.

Oscar Raimondi

SITOGRAFIA

https://www.hrw.org/report/2018/01/29/locked-without-evidence/abuses-under-sri-lankas-prevention-terrorism-act
http://www.treccani.it/enciclopedia/sri-lanka_%28Dizionario-di-Storia%29/
http://thecommonwealth.org/our-member-countries/sri-lanka/history
https://www.lonelyplanet.com/sri-lanka/history

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