Disuguali e distanti

“The World is dividing into two blocs – the Plutonomy and the rest. The U.S., UK, and Canada are the key Plutonomies – economies powered by the wealthy. Continental Europe (ex-Italy) and Japan are in the egalitarian bloc.”

“Il mondo si sta dividendo in due blocchi – la Plutonomia e il resto. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e il Canada sono le principali Plutonomie – economie sostenute dai facoltosi. L’Europa continentale (salvo l’Italia) e il Giappone sono nel blocco ugualitario.”

Con queste parole si apre un controverso rapporto ormai vecchio di 12 anni stilato da Citigroup, il gruppo bancario leader mondiale nei servizi finanziari. Per “plutonomia” Citigroup intende un’economia in cui i consumi sono massicciamente trainati dalla fetta più facoltosa della società.

Nel rapporto il gruppo presenta agli investitori un “portafoglio di investimento per la plutonomia”. In questo portafoglio rientrano azioni di importanti aziende di beni di lusso e promette rendimenti ben superiori al resto del mercato. La logica di Citigroup è semplice: “Se esistono le plutonomie, il mercato del lusso non andrà in crisi”. La realtà dei fatti sembra dare loro ragione (sebbene si debba tener conto dei nuovi mercati orientali per il lusso) e mostra quanto la loro analisi sia tanto lucida quanto cinica.

La parte finale del rapporto prende le sembianze di una mal riuscita puntata di “Black Mirror”, e si riferisce ad una ipotetica “controffensiva” verso le plutonomie: “Una minaccia proviene da una possibile rivolta sociale […] Forse uno dei motivi per cui una società accetta la plutonomia è perché una fetta consistente dell’elettorato crede di poter diventarne parte. […] Riteniamo quindi che, in un dato momento, possa avviarsi un’offensiva contro la plutonomia. Quel momento, tuttavia, non è ancora arrivato.” La cosa che più colpisce è che non troveremmo assurdo se queste parole uscissero dalla bocca di un qualunque sostenitore di teorie del complotto. Provengono invece da una fonte ufficiale, che ne fa mezzo di promozione di prodotti finanziari.

Non è un caso che il rapporto provenga dagli Stati Uniti, paese che ci fornisce statistiche particolari relativamente alle disuguaglianze economiche. Il gruppo Walmart da solo nel 2017 ha un fatturato che raggiunge i 485 miliardi di dollari e la famiglia Walton (che ne è proprietaria) ha il patrimonio cumulato di 150 milioni di statunitensi. Il patrimonio amministrato dal fondo d’investimenti Blackrock doppia le riserve monetarie della Cina (il paese che ne ha accumulate di più). D’altronde le politiche fiscali statunitensi, indipendentemente dal partito al governo, sono accusate da larghe fette di popolazione di favorire i cosiddetti “paperoni” e la riforma fiscale di Trump sarebbe la forma più evidente di questo modo di operare. Ci sono delle figure nelle varie amministrazioni che aiutano a comprendere perché il settore privato riceve determinati trattamenti. Una di queste è Tom Price, medico ed attuale segretario della salute statunitense, fervente avversario della cosiddetta “Obamacare”, che risulterebbe però avere ingenti investimenti nel settore della sanità privata e questo avrebbe richiamato l’attenzione della giustizia statunitense su un eventuale conflitto di interessi. Una figura analoga è Robert Rubin, autore nella sua carriera di uno slalom di una certa importanza. Dopo 26 anni di onorato servizio in Goldman Sachs, diventa segretario del tesoro sotto Clinton. Finito il suo incarico, diventa presidente di Citigroup e in seguito farà parte del team di consulenza economica di Obama, negli anni di un salvataggio di Citigroup da 300 miliardi di dollari di garanzie statali. Alla luce di questo fatto, i toni del report di Citigroup inizialmente citato appaiono ancor più grotteschi.

Per quanto riguarda l’Italia, preoccupano le statistiche che l’ISTAT presenta ogni anno relativamente alle persone a rischio povertà. Nel 2015 si parla di 28,7% della popolazione, mentre solo un anno dopo si parla del 30%. Queste cifre salgono vertiginosamente se si guarda al sud della penisola sfiorando il 47%. In tutta l’Unione Europea, solo Romania, Bulgaria e Grecia (giustificata dalla sua storia recente) mostrano dati peggiori. Non mancano poi gli avvertimenti di voci illustri che vedono nell’aumento della forte disparità un rischio per le democrazie, a partire da quelle fragili del terzo mondo, mentre questi giorni si sente spesso parlare del vacillante primato della politica sul mondo economico; se la politica vorrà riassumere un ruolo da protagonista dovrà ripartire da questi problemi epocali.

Joel Paqui

SITOGRAFIA:

http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2016-01-24/lusso-analisti-ottimisti-nonostante-crisi-081458.shtml?uuid=ACNerNGC

https://www.theatlantic.com/politics/archive/2017/01/tom-price-health-secretary-insider-trading-allegations/513674/

http://rampini.blogautore.repubblica.it/2008/11/24/obama-citigroup-e-il-caso-robert-rubin/

https://www.istat.it/it/archivio/207031

 

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