L’insostenibile leggerezza dell’atletica

Settembre. Scuola elementare paritaria. Al suono della campanella della ricreazione un bambino alle prese con i primi giorni di lezione esce dalla classe, scende in giardino e corre. Corre a perdifiato controvento, aprendo le braccia simulando un aeroplano. Si sente invincibile. Si sente libero. Quel bambino vi sta scrivendo adesso. (ciao!).

Se questa scena dopo anni è rimasta ancorata nel mio cervello, è perché correre scatena dentro di noi un meccanismo fisiologico che produce ormoni capaci di eliminare lo stress e stimolare il buonumore (non male come antidepressivo!).

Tutto questo preambolo serve per parlare dei mondiali indoor di atletica leggera che si sono tenuti dal 1 al 4 marzo a Birmingham, in Inghilterra.

A rappresentare i colori azzurri una delegazione di 13 atleti, 4 uomini e 9 donne. Risultato finale: 1 medaglia di bronzo ottenuta da Alessia Trost nel salto in alto e un nuovo record italiano nella 4×400 femminile. Un bottino magro e deludente che ancora non ci consente di risalire da un pantano che dura dal 2015 (mondiali a Pechino e zero medaglie vinte).

Eppure c’è una luce in fondo a questo tunnel e sto parlando delle nuove leve, i cui risultati fanno ben sperare.

Nel 2017 l’under 20 negli europei di Grosseto ha ottenuto 3 ori, di cui uno nei 100 metri con Filippo Tortu, 5 medaglie d’argento e 1 di bronzo, mentre l’under 23 agli europei in Polonia ha conquistato 3 medaglie d’oro, 3 d’argento e 2 di bronzo. Da qui, insieme agli altisti Gianmarco Tamberi e la già citata Alessia Trost, si può ripartire verso l’olimpiade di Tokio 2020, con un percorso che preveda strutture di atletica rinnovate, un’organizzazione seria con uno sguardo al futuro, che gestisca meglio i fondi stanziati dal Coni e riesca a diffondere la cultura della vittoria evitando di compiacersi per aver centrato la qualificazione in una fase eliminatoria o aver partecipato ad una finale. Poi sarà il tempo a dirci se questa luce ci indicherà la strada per l’uscita o l’arrivo di un treno.

Ragionando per assurdo e usando riferimenti attuali, l’atletica leggera sarebbe anche un buon partito (forse la parola più adatta sarebbe “movimento”) per cui votare. La Fidal (Federazione Italiana di Atletica Leggera) presenta più di 200000 atleti iscritti e 2500 club affiliati, trend cresciuto rispetto agli anni passati, oltre a godere di una grandissima spinta amatoriale maggiore anche di uno sport popolare come il calcio. Il “movimento” farebbe risparmiare circa 2 miliardi di euro nel sistema sanitario, soldi che potrebbero essere investiti nelle scuole a patto che si riscoprano quei valori a cui fa capo l’atletica: sacrificio, perseveranza e sofferenza – visto il repentino avvicinarsi di un mondo digitalizzato e accidioso. Infine le casacche azzurre indossate da nomi come Ayomide, Yassin, Hassane, Sergiy, Vladimir, Yeman  sono dimostrazione di un sistema di integrazione ben collaudato, a ragion del fatto che ciò che importa è il merito.

Tutto questo per arrivare a dire che viviamo in un periodo in cui non partiamo da favoriti e forse non lo saremo per un po’; il discorso vale per l’atletica, ma anche per l’Italia e gli italiani, che oggi più che mai hanno bisogno di diminuire i propri livelli di stress, aumentando il buonumore, sfidando il vento a braccia aperte.
Insomma: abbiamo bisogno di correre!

Marco Paoloni

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