Qual è il dramma di stare all’opposizione?

Dopo il 4 Marzo in Italia si sta vivendo un clima drammatico e colmo di difficoltà: l’elettorato scontento, esattamente più identificabile come il centro sinistra, sta passando le proprie giornate a consumare sigarette isteriche e realizzare quanto vi sia stato di sbagliato negli ultimi anni.
Dopo il governo Renzi, che in realtà possiamo definire la classica triade di sinistra Letta-Renzi-Gentiloni e che non è assolutamente una novità perché della sinistra (oserei dire quasi ancora trasformista) le coppie di tre di picche piacciono, ci prepariamo ad affrontare una rivoluzione interna che segnerà la storia.
Quello che non sto capendo e che continuo a spiegare a tutte le persone che mi chiedono un parere di un possibile scenario è che cosa vi sia di male nello stare all’opposizione.

L’opposizione di sinistra è sempre stata una delle più forti, pronta a battersi per i propri valori, inoltre è sempre stata caratterizzata per essere abituata a fare una parte minoritaria, di voce contro corrente, di qualcosa di innovativo da insegnare e ribattere alla voce del conservatore.
Attualmente, pretendere che il PD faccia parte del governo è qualcosa di assurdo e insensato, non si sta parlando di bene o male del paese, si sta parlando di rispetto dell’idea di democrazia.
Nel momento in cui vi sono forze come il Movimento 5 stelle (ahimè1) e la Lega (ahimè2) è assolutamente legittimo donare loro la facoltà di formare un governo e prendere in mano l’esecutivo.

Ma la sinistra?

Il percorso è lungo, innanzitutto un enorme esame di coscienza, realizzare cosa c’è stato realmente di sbagliato in questi anni da parte di un partito che è diventato scherno di ogni idea fondatrice che aveva 10 anni fa.
Ritrovare i valori, le idee, le ideologie che portavano onore a chi si definiva di sinistra e a chi ha deciso di dimenticare questo dettaglio con enormi decisioni del tutto liberali e del tutto lontane da qualcosa che prima era ciò che si combatteva.
Realizzare se ha senso stare divisi, se l’idea di cooperazione e diplomazia ha ancora senso di esistere e forse un po’ di dialogo DEMOCRATICO e trascurato da arrivismo di potere è la soluzione e ricetta alle spaccature.

Capire esattamente cosa si ha perso: questo peso si può capire soltanto quando si assapora il vero senso della sconfitta, realizzato forse ancora di più quando i propri voti non rappresentano una maggioranza.
Il Partito Democratico deve mettere in gioco tutto, in primis la propria idea di segretario e del valore che può prendere allinterno di un partito e sopratutto lidea di dosare questo potere.
In secondo luogo bisogna riprendere in mano lidea di popolo, dimenticato e allontanato; attualmente il partito democratico ha rappresentato lemblema delle classi borghesi e radical chic non ricordandosi che gli operai, erano loro a fare il vero potere alla sinistra storica, la quale li ha sempre difesi.
Non si può pensare che in cinque anni vi siano stati veri principi di sinistra, essi sono completamente evaporati in unopera di disilussione storica.
Il populismo che tanto abbiamo sempre cercato di combattere e individuare come nemico delle masse ignoranti è stato il nostro porta voce che non ci ha distinto da movimenti di massa radicalizzati.

Da questo, la svolta di un grande inizio, di un disegno nuovo che deve essere tratto probabilmente da anche facce nuove pronte a delineare e ricordare esattamene cos’è sinistra.
Io non credo che vi sia una fine ai propri ideali, una fine alle proprie passioni e una fine alle proprie conquiste passate; credo negli errori, in quelli grossi e comuni quando si è composti da molte teste pensanti e attive ma non di certo tutte uguali.

Non vi sarà mai il tramonto di qualcosa che è in continuo movimento per definizione come un partito politico, dalla parte di un numero più piccolo si potrà imparare quanto non dobbiamo dimenticare quello che abbiamo sempre predicato ed evitare di scendere a compromessi pur di ottenere qualcosa di più allinterno di un parlamento.

La coerenza spero diventerà il primo ingrediente di questa grande rivoluzione di sinistra.

Benvenuta opposizione, compagni!

Giulia Olivieri

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