Il fil rouge della vita si chiama Amore

L’amore può salvarci?
Questa è la domanda alla base delle pagine di Ogni storia è una storia d’amore di Alessandro D’Avenia; lo scrittore ed insegnante palermitano cerca la sua risposta al quesito attraverso un percorso tutto letterario – com’è tipico del suo stile.
Il fulcro narrativo sul quale ruota il testo è il mito di Orfeo e Euridice – diviso nelle dieci fondamentali tappe della traformazione dei due amanti e del loro amore –   nella sua riscrittura delle Metamorfosi ovidiane; ci dice in apertura D’Avenia:

“La storia di tutte le storie d’amore è quella di Orfeo ed Euridice raccontata nelle Metamorfosi di Ovidio, perché non c’è trasformazione più radicale di quella generata dall’amore.”

Il vero corpo del testo è invece costituito dalle storie delle donne ed amanti di letterati, poeti e artisti famosi: si va da Zelda e Fitzgerald a Jeanne e Modigliani, da Ofelia e Pessoa a Camille e Rodin, da Fanny e Keats ad Anna Magdalena e Bach.
D’Avenia sceglie le donne come punto di vista, perché:

“Le donne sentono il tempo dal di dentro, quando spingono forte per dare alla luce: sanno, non per sentito dire come gli uomini, che la luce è una spinta di sangue e dolore. che per vivere bisogna far spazio, che amare è dare la vita a un altro, non prenderla.”

La narrazione delle storie esemplari di queste donne – ed è più di un richiamo alle Heroides di Ovidio – è finalizzata ad elaborare un’ars amatoria che propone una concezione dell’amore non come possesso dell’altro, ma come sacrificio all’altro; infatti:

“Non è facile trasformare l’altro da oggetto a soggetto d’amore, ma solo così la relazione mette radici più profonde nel nostro essere diventando una condizione interiore e non una semplice emozione. Solo un amore così può competere con la morte, assomiglia a una casa antisismica, che accoglie i movimenti della vita e li fa suoi; l’amore come mera emozione, invece, si fonda proprio su ciò che è volubile, e crolla al primo scossone.
L’amore serve a far la morte amica.”

Proprio nella nostra sfida con il tempo l’amore può allora salvarci: D’Avenia individua nella vita umana due tempi, quello orizzontale – quello scandito dagli orologi e indipendente dall’uomo – e quello verticale – che è invece il tempo dell’amore, ovvero tutto quel tempo dedicato ad amare ed essere amati, durante il quale inganniamo la morte.
Allora solo l’amore, insieme alla narrazione – peculiarità e bisogno dell’uomo, ci dice D’Avenia, fin dai suoi albori – ci permettono di sfuggire al tempo e alla morte, perché solo grazie ad essi riusciamo a sfuggire al suo incessante scorrere.

“Per questo ogni storia è una storia d’amore, perché non possiamo pensarci se non come destini legati ad altri destini, in un tessuto sensato o il cui senso si scorgerà solo alla fine della tessitura.”

Con il richiamo mitologico alla tessitura delle tre Moire, D’Avenia ci spiega la sua soluzione per sfuggire al tempo e alla morte: tessere anche noi, attraverso l’amore e la narrazione, per ingannare la tessitura del nostro tempo e vincere la morte, intrecciando quei semplici filati che sono le vite umane in un indistricabile tessuto.

Danilo Iannelli

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