La retorica dell’odio

La retorica dell’odio, in ambito politico e mediatico, è in crescita a livello globale e soprattutto a livello nazionale. Gli ultimi avvenimenti politici hanno pienamente dimostrato quanto questa politica possa risultare vincente: pensiamo alla campagna elettorale di Donald Trump, la campagna in Gran Bretagna del partito anti-europeista Ukip e il continuo aumento di partiti populisti in tutta l’Europa. I leader delle maggiori forze politiche attraverso odio e stereotipi perseguono l’obbiettivo di rafforzare i sentimenti populisti nazionali, il sentimento identitario, l’intolleranza e la discriminazione delle minoranze e dei gruppi vulnerabili.

Durante le campagne elettorali la retorica dell’odio diventa impossibile da arginare, alimentata soprattutto dai media, spesso inadeguati per una trasparente fonte di informazione – e ne è un esempio evidente la piaga delle fake news. A livello legislativo nazionale non esiste una limitazione ai cosiddetti “hate speech”, a livello internazionale non risulta facile il riconoscimento di una definizione universalmente accettata, anche se nei Patti Internazionali sui Diritti Civili e Politici delle Nazioni Unite (art.30 paragrafo 4) viene sottolineato come l’appello all’odio nazionale, razziale, religioso, che costituisce incitamento alla discriminazione, ostilità e violenza, è severamente vietato dalla legge.

Nelle ultime settimane l’Italia è in piena campagna elettorale e le politiche incentrate sull’odio non sono mancate all’appello. Amnesty Italia, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini ad un uso corretto della parola e il rispetto all’interno di tematiche sociali di rilevante valore, ha avviato un progetto dove attivisti, volontari, ricercatori monitorano le dichiarazioni dei rappresentanti politici nelle ultime 3 settimane di campagna elettorale per calcolare il “barometro dell’odio”. Le dichiarazioni vengono suddivise per tematica e successivamente per gravità.

Anche la precedente legislatura, consapevole della crescente discriminazione e intolleranza, ha dato vita alla Commissione “Jo Cox” sull’intolleranza, la xenofobia, il razzismo e i fenomeni di odio, istituita nel maggio del 2016. La commissione era presieduta dalla Presidentessa Boldrini, un deputato di ciascun partito e rappresentanti del Consiglio d’Europa, delle Nazioni Unite, dell’ISTAT e di altri centri di ricerca impegnati nello studio del linguaggio d’odio. La relazione, approvata dalla Commissione il 6 luglio 2017, esamina le dimensioni, le cause ed effetti dei discorsi di odio. Inoltre venne dimostrata l’esistenza di una piramide dell’odio alla cui base ci sono gli stereotipi e le false rappresentazioni, al livello superiore discriminazione, linguaggio d’odio e crimini di odio – ne sono esempio lampante gli eventi accaduti a Macerata.

Date le seguenti documentazione si possono analizzare le posizioni dei cittadini riguardo tematiche che spesso fanno da sfondo alla retorica dell’odio degli attori politici. Prendendo ad esempio il tema della xenofobia, il barometro ha raccolto 284 frasi contro migranti, rifugiati, immigrati e rom. Il 51% di queste dichiarazioni proviene dai candidati con il partito Lega nord, 21% Fratelli d’Italia e poco più in là Forza Italia con il 18%. Ebbene, nella relazione finale la Commissione “Jo Cox” ha inserito uno studio dell’”Ignorance Index di IPSOS MORI, secondo il quale l’Italia risulti il paese con il più alto tasso di ignoranza sull’immigrazione. Molti italiani sono convinti del fatto che gli immigrati residenti siano all’incirca il 30% della popolazione, quando in realtà sono solo l’8%. A dimostrazione di come le politiche d’odio e un’informazione inadeguata vadano sempre di pari passo, entrambi allontanano la popolazione dal rispetto dei diritti umani e da una visione universale del problema. Difatti globalmente i rifugiati sono saliti a 22 milioni e la maggior parte si trova in paesi che non hanno i mezzi e le capacità per aiutarli. Nel frattempo l’Unione Europea e tutti paesi al suo interno si nascondono dietro il crescente individualismo ed egoismo nazionale.

Il professore Marco Aime in un’intervista spiega come dopo il crollo del muro di Berlino le campagne politiche non sono state più propositive, ma semplicemente esclusive. Non puntano più a inserirsi all’interno di un preciso quadro ideologico, ma giocano sulla difesa, investendo sul marketing della paura. Basti pensare allo slogan populista “prima gli italiani”. Il Professore si interroga su quale merito abbiamo noi di essere italiani, come se noi italiani fossimo mai stati un popolo davvero omogeneo e con ideologie simili.

Le dichiarazioni d’odio si sono riscontrate anche su altri temi come la differenza di genere, la discriminazione religiosa e omofobia. Leader politici come Salvini e la Meloni hanno mostrato la loro abilità nella retorica dell’odio e della paura, quest’ultimi sono i leader con la somma di dichiarazioni d’odio più alta, il primo 94 e la seconda 72. Sfortunatamente la colpa non può essere solo la loro propaganda, la colpa è anche degli stereotipi culturali in ognuno di noi, dell’incapacità sociale di porre un limite alla degenerazione della libertà di espressione e di pensiero. Una libertà che comporta doveri e responsabilità data la sua importanza cardine in uno Stato di Diritto. Esercitarla nel rispetto di tutti e con il fine della collettività sociale porterebbe giovamento a questa società incupita, rea di aver dimenticato i Diritti Umani.
L’obiettivo di Amnesty è proprio quello di rappresentare la degenerazione dei dibattiti politici, trasformati in momenti di circo dove chi la spara più grossa potrà ottenere qualche voto in più. Questo odio sociale si rispecchia anche nelle nuove generazioni: crescono in Italia i fenomeni di bullismo, poco più del 50% dei ragazzi dagli 11 ai 17 anni è stato soggetto di qualche episodio offensivo, non rispettoso o violento da parte di altri ragazzi. Gaber in una canzone diceva “Non insegnate ai bambini la vostra morale è così stanca e malata potrebbe far male”, qualche verso dopo ci ricorda di coltivare noi stessi. Dobbiamo migliorare per noi stessi, per migliorare la società in cui viviamo, per i nostri figli. Il nostro fine deve essere quello di migliorare attraverso un dibattito trasparente e democratico, dove ci può essere spazio anche per una resistenza non violenta.

Oscar Raimondi

SITOGRAFIA

http://www.dirittodellainformazione.it/materiale%20di%20ricerca/testi%20costituzionali.htm 

http://www.camera.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/shadow_primapagina/file_pdfs/000/007/099/Jo_Cox_Piramide_odio.pdf

https://www.amnesty.it/barometro-odio/

https://www.amnesty.it/le-parole-dei-leader/

 

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