Abbiamo ancora bisogno degli autori?

Sul cinema rimangono ancora delle nubi di incertezza quando si tratta di verificare se il pubblico ne sia effettivamente stato plasmato e colpito, se ne abbia inteso le potenzialità.

Da quanto si è visto, il cinema è ancora posseduto da teorici, artigiani, tecnici, intellettuali ed industriali, il cui obiettivo è quello di piegare l’immagine in movimento alle loro ideologie, i loro messaggi a certe narrative specifiche.

Dall’altro lato i cineasti veri e propri hanno sviluppato un altro lato di questo mezzo: ovvero il cinema inteso come arte distesa nell’espansione temporale, qualcuno narrando, qualcun altro con un approccio puramente visuale e sonoro libero dall’esigenza di una trama.

Adesso noi abbiamo la prospettiva del digitale, dei telefoni, delle applicazioni di ultima generazione: questo comporta una libertà che prima era inconcepibile per il costo della pellicola, per gli investimenti, i limiti del mezzo che era essenzialmente manuale ed ora si è concesso ai software più avanzati.

Truffaut e i giovani turchi dei Cahiers du cinéma sono stati smentiti dal tempo: ora è regista pure chi al cinema non è mai stato ma si ritrova su Instagram a fare storie.

Da questa premessa si potrebbero far partire milioni di saggi sul rapporto regista-messa in scena, facendo risaltare il fatto che le dirette, i video social e privati sono frutto della voglia di gente ignara di mettersi in mostra giocando tra finzione e realtà, essendo cameramen, attori e direttori allo stesso tempo.

Ironico quanto elettrizzante è vedere come gli intellettualismi intensi e le convinzioni elitarie di questi appassionati critici e registi francesi siano così limitate e datate.

La distinzione che ora va fatta non è tra autore e non autore, ma tra complesso e semplice, sia per la tecnica che per il contenuto.

Il riscontro di una poetica, di un’estetica nell’opera filmica non deve portare a quella chiusura elitaria che sa ormai così tanto di stantio, ma ad uno scambio che porti alla luce l’underground così innovativo, lontano dalle forme narrative cristallizzate dal cinema classico, dai formati consolidati.

E questo non è che il punto di partenza. Il termine cinema non intende Hollywood, Cinecittà, Kubrick, Antonioni, una sala buia, tutti quei suoi apparati appartenenti ad epoche andate.
La parola non indica che il movimento.

Il cinema non è un’arte proprio perché niente è arte. Tutto sta nel come una cosa è fatta, non nella cosa in sé. Il cinema è un altro paradigma tutto da esplorare.   

Antonio Canzoniere

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